Udinese, dalla bottega d’oro alla lotta per non retrocedere

Pubblicato il autore: Samuele Zagagnoni Segui
VERONA, ITALY - JANUARY 05: Udnese players celebrates after Nenad Tomovic of Chievo Verona own goal during the serie A match between AC Chievo Verona and Udinese Calcio at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on January 5, 2018 in Verona, Italy. (Photo by Dino Panato/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

L’Udinese, dopo l’umiliante sconfitta in casa per 4-0 contro l’Inter, si ritrova ad una sola lunghezza di vantaggio dalla zona retrocessione. La classifica, già di per sé preoccupante, fa ancora più paura per il gioco espresso dalla squadra. Domenica si è visto un vastissimo campionario di nefandezze. Dalle disattenzioni da terza categoria alla totale mancanza di grinta.
Ciò nonostante, al termine della gara, il neo tecnico Igor Tudor si è mostrato fiducioso, dichiarando ad Udinese Tv: “ci salveremo perché abbiamo le qualità per farlo”.
Parole in parte anche condivisibili. Ed infatti, nessuna delle sue pretendenti nella lotta salvezza può vantare in squadra giocatori che farebbero comodo anche ad alcune big, come Barak, Jankto, Widmer e Fofana.
Quello che però risulta ancor più evidente è che l’Udinese, da qualche anno a questa parte, ha smarrito quella bella identità che l’ha resa in passato una delle realtà più solide della Serie A. Identità che, grazie ai suoi frutti, ha portato la società ad avere uno stadio di proprietà.

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L’Udinese ai tempi della “bottega d’oro”

Sembrano lontani i bei tempi che furono. Basti pensare alla rosa dell’Udinese della stagione 2011 – 2012 che poteva vantare in squadra giocatori dal calibro di Samir HandanovicMedhi Benatia, Asamoah, Dusan Basta, Roberto Pereyra,  le frecce Isla e Armero (all’epoca veri e propri fattori) e il  grande Totò  Di Natale. Tutti giocatori, ad eccezione di quest’ultimo, che, essendo venduti alle big di Serie A, hanno alimentato la c.d. bottega d’oro della famiglia Pozzo.
Si trattava di un sistema consolidato con una catena di montaggio impeccabile. Tre fasi semplici e funzionali:  1)acquistare a basso costo; 2) valorizzare gli acquisti ; 3) rivendere al migliore offerente. Il caso più emblematico del funzionamento di questo sistema rimane quello di Alexis Sanchez. Il giocatore cileno in tre anni è stato acquistato per poco più di 3 milioni di e, dopo diverse perle in Serie A, rivenduto al Barcellona per più di 40.

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L’Udinese attuale

Oggi, invece, sia per mancanza di organizzazione societaria che per insufficienze nella gestione tecnica (manca il nuovo Guidolin), il sistema non sta più portando gli stessi risultati. I giocatori continuano ad essere acquistati a basso costo ma in un contesto del genere non riescono ad emergere pienamente.
Viene da chiedersi quale sarebbe stato il valore di mercato dei vari Jankto  e Barak in quell’Udinese della stagione 2011 – 2012. Domanda a cui, purtroppo, non c’è risposta.
Pertanto, ad Udine oggi si pensa solamente ad arrivare ad una faticosa salvezza, sperando che con il tempo le cose migliorino.

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