Inter, tanti errori, ma niente è perduto. Ecco perché

Pubblicato il autore: Bitto Alessandro Segui

Inter – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Comincia male il cammino dell’Inter nella nuova Serie A. Subito una sconfitta per gli uomini di Spalletti contro quella che è ormai ufficialmente la bestia nera dei meneghini, il Sassuolo. 7 sconfitte in 11 partite contro la squadra di Squinzi. I neroverdi hanno vinto con merito, giocando meglio e rendendosi piu pericolosi degli avversari. La squadra nerazzurra e sembrata ripartire dalla prestazione contro la Lazio, eccezion fatta per gli ultimi minuti di quella sfida, in cui raggiunse la qualificazione in Champions League. Una squadra incompleta, senza idee, con un centrocampo inconsistente e un attacco troppo “cross-maniaco” e poco incline al dribbling o a trovare un modo per scardinare il muro difensivo postosi davanti. In ciò ha ragione Spalletti quando dice che non conta il modulo, ma l’atteggiamento. Infatti la sua squadra ha agito ugualmente sia con il solito 4-2-3-1 sia con il nuovissimo 3-4-3. Anche chi, come Politano, che fino a pochi mesi fa giocava nella sponda opposta, incantando con dribbling e gol da fuori si è ritrovato a crossare continuamente nell’area neroverde come uno spara palline. Il problema, però, non è l’attacco in sé, ma la manovra creata dai centrocampisti. Forse è colpa del campo o forse della condizione, sta di fatto che la coppia BrozovicVecino ha deluso forse anche più di un Dalbert ormai sempre più in crisi d’identità e di un Miranda che commette un errore di gioventù alla bellezza di 34 anni da compiere il prossimo 7 settembre, regalando il rigore decisivo al Sassuolo. Hanno deluso di più perché hanno lasciato ampio spazio ai dirimpettai emiliani, hanno impostato male e non hanno trovato un’intesa tale da creare un’ottima cerniera davanti alla difesa, come l’anno scorso era accaduto per Gagliardini e Vecino dal derby d’andata in poi, né un’intesa quale era quella creata sul finire di stagione da Gagliardini e Brozovic con il croato a impostare e l’ex atalantino a coprire. Quel Gagliardini (fattore comune) che non è Modric, ma che aveva completato tutta la preparazione, giocando tutte le amichevoli e che con il suo lavoro oscuro riesce a far rendere bene i suoi colleghi di reparto, forse era il più adeguato da schierare in quel di Reggio Emilia, almeno in attesa di un certo Nainggolan. Tuttavia non bisogna essere drammatici perché il gioco lacunoso può essere figlio di assenze, come quella appena ricordata di Nainggolan e di un ritardo di condizione dato dalla conclusione posticipata della scorsa stagione per via dei Mondiali, cui molti nerazzurri hanno partecipato. Anche perché non mancano esempi di false partenze e rimonte vittoriose. Il più recente è quello della Juventus targata 2015/2016 partita malissimo, raccogliendo 12 punti in 10 partite, ma concludendo la stagione con ben due titoli (Scudetto e Coppa Italia). Se vogliamo trovare un esempio che coinvolga l’Inter basta tornare alla celebre stagione del Triplete. La super squadra di Mourinho, dopo aver perso la Supercoppa Italiana, in campionato venne subito fermata al debutto in casa contro il Bari. Inoltre a far sorridere è il dato statistico che vede coinvolto Luciano Spalletti. Le false partenze delle sue squadre, infatti, nascondono ottime stagioni. Ciò fa ben sperare, ora sta a Spalletti ripartire già dalla prossima partita, che vede contrapposto il Torino di un ex dal dente avvelenato come Mazzarri, impresa non facile, ma obbligata per recuperare il terreno perduto e cercare di tornare a far paura.

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