Milan, Paolo Maldini nuovo dirigente rossonero: il passato non si cancella

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui
during the Serie A match between AC Milan and Cagliari Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on August 27, 2017 in Milan, Italy.

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Il nuovo assetto societario del Milan, targato Elliott, ha lo sguardo rivolto verso coloro che scrissero pagine importanti nella storia del club di via Aldo Rossi. Dopo la nomina di Leonardo nelle vesti di direttore generale dell’area tecnica, nel pomeriggio di ieri è giunta l’ufficialità del primo incarico da dirigente affidato a Paolo Maldini, ossia di direttore sviluppo strategie dell’area sport. La presentazione alla stampa avverrà, quest’oggi, presso la sede di Casa Milan alle ore 16:30 e sarà un’importante opportunità per ascoltare le parole e le sensazioni dell’ex capitano rossonero che scrisse pagine memorabili con addosso la casacca del “diavolo“.

La carriera da calciatore di Maldini fu alquanto unica, avendo militato ininterrottamente con il Milan dalla stagione 1984/1985, debuttando ad Udine, sino al campionato 2008/2009, 25 anni di successi, di trionfi, di sfide sensazionali, di brucianti sconfitte e di un addio dal calcio giocato caratterizzato da qualche contestazione di troppo e decisamente fuori luogo, propiziata da uno sparuto gruppo di ultras rossoneri. Il suo score parla di 902 gare disputate e 33 reti realizzate, mentre il palmares personale può vantare la conquista di sette scudetti, cinque supercoppe italiane ed una Coppa Italia. In ambito europeo, invece, cinque Champions League su sette finali giocate, cinque supercoppe europee, due coppe intercontinentali ed un Mondiale per Club, oltre ai molteplici riconoscimenti ricevuti a titolo individuale, frutto di una carriera vissuta da primo della classe nel ruolo di terzino sinistro.

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Maldini lasciò il segno anche con la maglia della Nazionale azzurra, inanellando 126 presenze, condite da 7 reti. L’esordio risale alla gara amichevole contro la Jugoslavia, datato 31 marzo 1988, mentre l’ultimo match che lo vide da protagonista fu la gara persa contro la Corea del Sud, nel Mondiale del 2002, sfida condizionata dal discusso arbitraggio di Byron Moreno. Nel mezzo un titolo di vice-campione del mondo nel 1994 e di vice-campione d’Europa nel 2000. Paolo Maldini venne lanciato nel grande calcio da Nils Liedholm ma a seguire fu Arrigo Sacchi a comprendere perfettamente di avere a disposizione un talento sopraffino, un calciatore dotato di una pregevole tecnica e di un fisico straordinario. Maldini era sublime nelle vesti di terzino sinistro, pur essendo lui un destro naturale, ma riusciva ad interpretare alla perfezione tutti i ruoli presenti in difesa, non disdegnando, altresì, funzioni da centrale.

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Chiusa la carriera da calciatore, si dedicò ad altre discipline sportive, dalla boxe al tennis, hobby che lo disegnano come sportivo a tuttotondo. In passato non giunsero proposte da dirigente durante la gestione di Barbara Berlusconi, mentre in una recente intervista rilasciata a Sky, dichiarò di non aver accettato un’offerta dal duo Fassone-Mirabelli, evidentemente poco convinto dal progetto gestionale della cordata cinese. Ora si volta pagina per il Milan e soprattutto per Paolo Maldini. Vecchie glorie rossonere al timone di un club ambizioso che vuol tornare a rivivere i fasti di un tempo. Leonardo e l’ex capitano del “diavolo” dirigenti, Gattuso allenatore, mosse che testimoniano come stia venendo fuori un Milan arrembante, sotto l’egida guida di chi sa come ottenere trionfi di prestigio.

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