Crisi Roma: Di Francesco sul banco degli imputati. Ma è davvero solo colpa sua?

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Eusebio Di Francesco – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Roma in ritiro presso il centro sportivo di Trigoria, in attesa della gara di domani sera, ore 21, contro il Frosinone. In quel caso l'”Olimpico” decreterà un verdetto cruciale per la banda giallorossa, reduce da due ko consecutivi: contro il Real Madrid in Champions League e il Bologna in campionato. Prima di queste battute d’arresto non è che la situazione sorridesse ai capitolini a seguito del pareggio per 3-3 con l’Atalanta, la sconfitta di “San Siro” al cospetto del Milan e l’ulteriore pareggio, in casa, contro il Chievo.

La Roma non ottiene un successo dallo scorso 19 agosto, in occasione del trionfo rimediato a Torino e la classifica in tal senso è alquanto emblematica: “Lupa” quattordicesima con soli 5 punti all’attivo, distante addirittura dieci lunghezze dalla Juventus capolista. Come spesso accade, il primo a salire sul banco degli imputati è il tecnico, in questo caso Eusebio Di Francesco, accusato di non aver donato un’identità alla squadra e di non aver dimostrato idee chiare, considerando che nell’arco di queste settimane abbia ripetutamente cambiato schemi e uomini.

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Anche l’allenatore abruzzese, al termine della sfida del “Dall’Ara“, ha ammesso di aver commesso degli errori e che urga, di conseguenza, un’immediata inversione di tendenza. Ma le responsabilità su quest’avvio shock dei giallorossi siano da attribuire solo ed esclusivamente all’allenatore? La risposta è “no“, in quanto anche la dirigenza possieda la sua dose massiccia di colpe da espiare. Il d.s. Monchi durante la campagna acquisti estiva si è concentrato, prevalentemente, su profili giovani e dal futuro raggiante ma nell’immediato tali effetti stentano a materializzarsi.

Le cessioni, per far cassa, dei vari Alisson, Nainggolan e Strootman stanno gravando pesantemente. I giallorossi si sono privati di tre dei maggiori protagonisti nella scorsa stagione, tre uomini in grado di condurre la Roma al terzo posto in campionato e soprattutto in semifinale di Champions. Con ogni probabilità i capitolini dovevano ripartire da quella base per provare ad affrontare questa stagione con ambizioni consolidate. Ed invece si è dato vita ad uno smantellamento che richiede tempo nell’amalgamare i tanti volti nuovi. Nel frattempo, quindi, la “Lupa” perde punti ed incappa in giornate disgraziate, come quella di domenica a Bologna.

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Il presidente Pallotta, da Boston, ha fatto sapere di essere alquanto “disgustato” dopo aver ammirato la prestazione della Roma. Questa è la medesima definizione utilizzata dopo l’eliminazione dei giallorossi, in Coppa Italia, contro lo Spezia, nel dicembre 2015, qualche settimana prima che venisse esonerato Rudi Garcia. Ecco perché si è sollevato più di qualche interrogativo sul futuro di Di Francesco. In caso di risultati tutt’altro che positivi contro il Frosinone e soprattutto, sabato, nel derby con la Lazio, la panchina dell’allenatore abruzzese traballerebbe in maniera drammatica. Sulla sua testa aleggia l’ombra di Paulo Sousa, attualmente impegnato nel campionato cinese ma fortemente desideroso di tornare in pista in Italia.

Come al solito, quindi, è il tecnico il primo a rischiare grosso, ma come analizzato poc’anzi, siamo certi che il d.s. Monchi, in primis, abbia agito in maniera inappuntabile? Siamo certi che i tanti giovani dalle belle speranze approdati nella Capitale, possano nel giro di poche settimane apprendere le insidie del nostro torneo? Al momento la Roma appare ferita e malata e Di Francesco non è l’unica causa di questo pessimo stato di salute.

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