Cristiano Ronaldo, stakanovista atipico sempre “dentro” la partita

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Il big-match di ieri all’ Allianz Stadium di Torino ha emesso una sentenza, non definitiva, ma dotata almeno del crisma dell’ufficiale provvisorietà: Cristiano Ronaldo è finalmente planato sulla nostra serie A come il più presente e rapace dei campioni delle ultime generazioni. No, il fenomeno portoghese si è già acclimatato al nostro calcio e solo analisti superficiali e full of bullshit non lo riconoscono apertamente. Vediamo di capirci qualcosa.
Il fenomeno portoghese è un giocatore diverso, un freak si direbbe,  da tutti gli altri fuoriclasse che hanno incrociato gli scarpini sui campi della nostra serie A almeno del recente passato.
CR7 è un calciatore che non è nato fenomeno ma attraverso una sistematica applicazione sorretta da una smodata passione per l’arte del football, ha via via affinato capacità tecniche fuori dal comune (innumerevoli sono infatti gli aneddoti raccontati dai compagni di squadra che raccontano di un Cristiano sempre intento a replicare i trucchi e le gesta viste fare agli altri) sviluppando un culto del fisico che ha pochi eguali e raffronti al mondo, tanto è vero che a detta di molti addetti ai lavori la sua vera età biologica è nettamente inferiore rispetto alle trentatrè primavere che riporta la sua carta d’identità. Vero che i mass-media aiutano e indirizzano l’opinione pubblica con una facilità irrisoria, ma questo accade in genere per un breve lasso temporale: il campione portoghese invece è ormai sulla cresta dell’onda dall’europeo casalingo del 2004 culminato per la verità con la disfatta inopinata nella finale contro la Grecia.
Gli appassionati italiani abituati a vederlo all’opera in realtà diverse dalla nostra, stanno solo ora imparando a conoscerlo e ad apprezzarlo in tutta la sua diversità.
Innumerevoli sono i campioni che hanno calcato i campi della nostra serie A, nessuno può dirsi equiparabile o simile al fuoriclasse di Funchal. Una breve carrellata ci aiuterà a riflettere sulle diversità del campione in forza alla Juventus.

Il calcio italiano, almeno negli ultimi 20 anni, è stato ricco di footballers abili a incidere sulle partite con giocate straordinarie senza per forza avere dalla loro una costanza di rendimento elevata: Del Piero, per fare un esempio, ha contrassegnato i trionfi dell’ultima Juventus precontiana ed allegriana. chi non ricorda le pregevoli palombelle nelle campagne europee di fine scorso millenio? Ma la carriera di Del Piero, condizionata anche dal tragico infortunio di Udine ha vissuto anche amarezze inestirpabili come la finale dell’Europeo contro la Francia, la finale di Manchester prima delle altre finali di Champions gettate al vento, il rapporto non idilliaco fatto di molti mugugni e panchine nell’interregno di Capello. Insomma una obiettiva seconda parte della carriera in cui la discontinuità ha marchiato a fuoco la sua carriera comunque folgorante. Shevchenko, il campione ucraino eroe di Manchester, icona rossonera dell’ultimo Milan vincente di Berlusconi, ha segnato gol a grappoli in una squadra in cui più o meno tutti parlavano la stessa lingua, ossia quella del talento e della fantasia che da un lato ha permesso al Diavolo di vivere notti memorabili (Champions 2003/2007) ma anche disfatte inopinabili( La Coruna 2004 e Instanbul 2005, le più eclatanti), Quel Milan godeva dei servigi di autentici fuoriclasse come Kakà, Pirlo, Seedorf, capaci spesso di incanalare con una buona dose di imprevedibilità le partite con colpi di maestria inimitabile. La carriera di Vieri, bomber dalle mille vite e..squadre, altro esempio di fuoriclasse sornione capace di segnare ad ogni latitudine. Che dire di Ronaldo, l’altro fenomeno che con la sua rapidità di esecuzione(nella prima fase della carriera) e il suo fiuto immarcescibile ha fatto sognare orde di tifosi.  Toni, per la verità, esploso nella seconda metà della carriera, ricordato per le pregevoli dote acrobatiche e come colpitore di testa pressochè infallibile. Roberto Mancini, centrocampista dotato di tecnica e intelligenza sopraffina, spesso alternava stagioni trionfali ad altre in tono minore sedutosi sugli allori, Roberto Baggio si accendeva e pennellava come nessuno, Totti abbinava tecnica eccellente a potenza sconosciuta ai maggiori numeri 10 della sua epoca. Solo per citare i casi più famosi, di campioni che hanno segnato valanghe di gol e che sono unanimemente ricordati dalla letteratura sportiva italiana come l’espressione più riuscita del nostra recente serie A.

Ecco, nessuno degli esempi sopra ricordati, può essere associato a Cristiano Ronaldo, per la sua capacità riconosciuta di “restare” dentro le partite come il più rude e concentrato dei giocatori di difesa. Non capita di rado, quando ci si sofferma sugli highlights delle partite, vederlo presente nelle azioni principali, con un tiro dalla distanza piuttosto che con un assist illuminante o comunque sempre una giocata magari dalla bellezza apparentemente estemporanea ma dalla tremenda concretezza e incisività. Per questo motivo i suoi numeri sono inavvicinabili pure da fenomeni come Batistuta e Ibrahimovic, giusto per fare un esempio di due che con il gol avevano un rapporto patologicamente simbiotico. L’abilità dell’ex merengues di trascinare compagni e pubblico anche nelle avversità lo rendono oltrechè un bomber dai numeri particolarmente pingui, un leader amato e ammirato anche dagli avversari.
Capita quindi di vederlo sbagliare gol facili o apparentemente banali come al più mediocre dei peones: provando e riprovando come in allenamento e in palestra, i suoi numeri non possono però che migliorare nel corso della stagione.

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