Juventus, da fucina di giocatori per la nazionale a squadra globe-trotter

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Ancora si ha negli occhi la prova di dirompente autorevolezza degli uomini di Allegri nel catino bollente del “Mestalla”, che non si può fare a meno di notare che la Juventus, da sempre considerata come fucina di riferimento per la nazionale maggiore, ad oggi è invece per la stragrande maggioranza delle sue maestranze, composta da numerosi giocatori provenienti da ogni angolo del globo.
Il calcio negli ultimi anni è cambiato fisiologicamente sul campo con regole diverse e ontologicamente la sua politica fuori dal campo. Ma se si paragonano le rose al servizio di Lippi, ultima stagione vincente 2003, e il primo ciclo di Conte (2011-2014) è del tutto evidente che i successi colti da Madama una volta erano maggiormente supportati dal Made in Italy rispetto al ciclo odierno della truppa di Allegri.

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Nel raffronto, si sottolinea, non viene contemplato il biennio di Capello, in quanto i trionfi sono stati revocati dagli organismi sportivi. Nell’ultima Juve di Lippi, quella che per intenderci ha vinto il tricolore e raggiunto la finale di Manchester in Europa contro il Milan, comparivano in rosa i seguenti atleti italiani: Buffon, Ferrara, Tacchinardi, Pessotto, Conte, Del Piero, Iuliano, Birindelli e Zambrotta. Tutti giocatori che hanno avuto un ruolo di primo piano nei successi targati bianconeri ricoprendo il ruolo di titolari nella juve lippiana. Folta la rappresentanza del belpaese anche in panchina se non in tribuna:Fresi, Chimenti, Zenoni e Di Vaio.
Passando in rassegna la prima Juve di Mister Conte si evidenziano senza distinguere titolari e comprimari i seguenti prospetti italici:Buffon(toh..), Chiellini, Grosso, Pepe Marchisio, Iaquinta, Del Piero, De Ceglie, Barzagli, Quagliarella, Bonucci, Toni, Padoin, Pirlo, Borriello, Giaccherini, Storari, Matri e..Amauri. Anche in questo caso un ciclo vincente marchiato a fuoco da atleti indigeni che hanno dato il loro contributo anche in nazionale.

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Evidente la netta disparità che intercorre con l’ultima Juve di Allegri, quella che per intenderci, a detta di molti addetti ai lavori, concorre prepotentemente per essere ritenuta forse la migliore di tutti i tempi: Perin, Bonucci, Chiellini, Rugani, Barzagli, Spinazzola, De Sciglio, Bernardeschi, Kean e Pinsoglio. Un gruppo molto meno folto numericamente e non solo: se si considerano le pedine titolari dello scacchiere, ci si accorge che nell’undici titolare non compaiono mai italiani inamovibili. Anzi Perin, Rugani, Barzagli( per evidenti limiti anagrafici), De Sciglio, Kean e Pinsoglio giocano veramente con il contagocce.

La politica societaria con una nuova triade meno chiacchierata ha svolto un lavoro encomiabile ed ha accelerato e consolidato un ciclo trionfale che non accenna ad affievolirsi con buona pace dei giocatori italiani che ormai figurano di rado anche nelle trattative di mercato. Il campanello d’allarme per la nazionale è già infatti scattato ed ora siamo al livello uno della ricostruzione, ma i motivi per gli appassionati supporter juventini di storcere il naso oltre al gioco non troppo spettacolare di cui è imputato il loro mister, pure l’etichetta persa dell’inconfondibile marchio italiano, siamo certi, non viene vissuta con serenità anche dai meno affezionati tifosi juventini, essendo venuta meno la spinta nazionalistica del team.
Alzare la coppa dalle grandi orecchie avrà lo stesso sapore di Roma 96?

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