Sassuolo, De Zerbi: la Juventus è già un esame di laurea?

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

 

Khouma Babacar – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Curioso come  la figura di Roberto De Zerbi sia sempre stata accompagnata da sano ottimismo e lodevole entusiasmo. Da quando ha smesso la carriera da calciatore, a detta di molti addetti ai lavori fortemente limitata da una serie di infortuni, attorno alla sua persona si sono subito concentrate attenzioni che si riservano solo a pochi eletti dal futuro radioso.

I risultati fino ad ora, verità storica impossibile da tacere, non sono stati il suo forte anche se, a onor del vero, le attenuanti non mancano. L’allenatore bresciano, classe 1979, conseguito il patentino di allenatore di base il 27 novembre del 2012, ha intrapreso ufficialmente la sua nuova carriera firmando, a stagione in corso,  il suo primo contratto con i dilettanti del Darfo Boario. Con i camuni ha sommato 22 panchine con uno score non esattamente da tramandare ai posteri fatto di 5 vittorie, 5 pareggi e ben 12 sconfitte. La stagione si conclude amaramente con la retrocessione in Eccellenza.
Ma la carriera dell’ex giocatore, tra le altre, di Napoli e Cluji non subisce intoppi di sorta. Il 1 luglio del 2014 firma il primo contratto per una squadra appartenente al campionato professionistico: il Foggia.

Tra l’altro per lui si tratta di un (gradito) ritorno: con i satanelli firma probabilmente anche la sua stagione più convincente da calciatore, quella del 2002/2003, culminata con la trionfale promozione dalla C2 alla C1 anche grazie ad un bottino di 10 gol. Allo “Zaccheria” De Zerbi ha lasciato ricordi indelebili: con i pugliesi sono associati due ricordi inscindibili ma agli antipodi: il primo, felice,  legato alla conquista della Coppa Italia di Lega Pro dopo una doppia finale appassionante e pirotecnica contro il Cittadella, con una vittoria roboante all’andata per 4 a 1 e un pareggio nel return-match per 4 a 4; l’altro, di cocente delusione, avendo perso la finale play off per la promozione in Serie B contro il Pisa. Pur avendo rinnovato il contratto con i pugliesi, la dirigenza ufficializza il suo esonero in pieno agosto per divergenza di vedute. Poco male, il Foggia verrà promosso in serie B al termine della stagione, il tecnico, con trascorsi da calciatore e tifoso anche nella sua città d’origine (numerosi sono gli aneddoti che lo collocano in curva nord al Rigamonti con i tifosi a seguire le sorti del suo amato Brescia), spicca addirittura il volo, rispondendo presente alla chiamata del presidente mangiaallenatori per eccellenza: Maurizio Zamparini. E’ lui in persona a volerlo alla guida del Palermo. Lui in verità si tutela firmando un biennale da mezzo milione di euro concordando una buonauscita dello stesso valore in caso di esonero. La stagione non parte sotto i migliori auspici: la sua prima panchina nella massima serie coincide con la rotonda sconfitta casalinga per tre reti a zero contro il Napoli. E prosegue anche peggio se a fine novembre dopo uno snervante filotto di 7 sconfitte consecutive(record negativo della storia rosanero in serie A) la società siciliana ne comunica bruscamente l’esonero.

Ma ancora una volta la sua carriera da allenatore non conosce ridimensionamenti di alcun tipo: il 23 ottobre del 2017 viene nominato nuovo allenatore del Benevento, bassa serie A ma ancora serie A. Anzi bassissima se è vero che con i sanniti, pur offrendo un buon calcio non si schioda mai dall’ultima posizione in classifica. I giallorossi retrocedono.Con il sorriso sulle labbra..ma retrocedono. De Zerbi comunica anzitempo che non sarà il tecnico del Benevento in cadetteria e qualche settimana più tardi si accorda con il Sassuolo sostituendo Iachini a sua volta sollevato dall’incarico. Il debutto in questo caso è con i fiocchi: alla prima di campionato mette sotto non una squadra qualunque: a uscire sconfitta da Reggio Emilia è addirittura l’Inter.
De Zerbi rappresenta il prototipo dell’allenatore del futuro: predilige un calcio brioso e frizzantino, votato all’attacco , prettamente offensivo, basato su un possesso palla prolungato ma non legato a sistemi di gioco fissi. Forse è proprio l’idea di gioco ambiziosa e godibile al pubblico che gli ha permesso di progredire a scapito di risultati a dir poco deludenti. Da rimarcare, per spezzare una lancia  a favore dell’emergente tecnico neroverde che non ha ancora lavorato con del materiale di qualità comprovata. Quest’anno pare avere tra le mani una rosa di giocatori di valore, una società alle spalle seria e competente, un ambiente sano e paziente dove poter sviluppare le sue brillanti idee di gioco.
Domenica con il suo Sassuolo farà visita alla Juventus.
Se son rose fioriranno…

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