Roma-Lazio, chi perde esce ridimensionato

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

La serie A entra nel vivo già nel primo pomeriggio con il derby capitolino n. 171 tra Roma e Lazio allo stadio Olimpico; considerando pure il big-match all’ora dell’aperitivo tra Juventus e Napoli, il menù offerto dalla nostra serie A rappresenta il top del sabato calcistico in Europa. L’auspicio è che ne scaturiscano due gare all’insegna dell’alta tensione ma intrise di spettacolo e gol: sarebbe uno spot più potente di qualsiasi inserzione per la nostra massima serie che è doveroso sottolinearlo sta ultimamente tornando a dare importanti segnali di risveglio.
La partita del primo pomeriggio tra i giallorossi e i biancazzurri trascende i valori della classifica e come ogni buon derby che si rispetti i favori del pronostico non arridono preventivamente nè all’una nè all’altra. Più che attenzionare gli undici titolari delle rispettive formazioni, una considerazione appare in tutta la sua evidenza: chi perde è..perduto, nel senso che uscire a mani vuote oggi dall’Olimpico significherebbe ridimensionare almeno momentaneamente qualsivoglia piano di grandeur e fare invece i conti con una realtà se non desolante quantomeno deludente: l’ipotesi di una stagione al di sotto delle attese sarebbe a quel punto molto concreta e le ragioni sono tutte in una classifica che per romanisti e laziali, in caso di sconfitta, sarebbe oltremodo deficitaria.

I padroni di casa sono effettivamente quelli che nel pomeriggio rischiano di più: se dovessero buscarle la classifica reciterebbe una sconfortante posizione anonima, in ritardo siderale dalla coppia di testa. Arduo sarebbe, a quota 8 dopo 7 partite, proseguire a volto scoperto propugnando la bontà del progetto e rintuzzare i bellicosi  propositi di Champions; meglio sarebbe invece catechizzare e sensibilizzare la piazza facendo chiarezza sui disegni imminenti di ricostruzione che loro malgrado non potrebbero non partire dalla sostituzione del mister, l’autore più che il capro espiatorio del fallimentare progetto tecnico. Ben intesi, alla settima giornata di campionato i verdetti non sono mai definitivi, ma millantare propositi di difficile realizzo alimentando i sogni di una piazza già emotivamente sofferente sarebbe oltremodo crudele e insensato.

Nell’altra metà campo, la Lazio di Mister Inzaghi che si presenta con una dote di 12 punti frutto di 4 vittorie e 2 sconfitte (nette) con le prime della classe. Vero che uscire sconfitti dall’Olimpico oggi per la Lazio sarebbe meno traumatico, ma ciò renderebbe palpabile la misura di una squadra non all’altezza delle più competitive: se batti squadre di metà classifica ma con le pari grado o quelle che puntano i quartieri alti ne esci sempre a orecchie basse va da sè che i proclama devi per forza rivederli. Inutile sarebbe arringare le folle di tifosi illudendo sulle possibilità di raggiungere il Santo Graal della Champions. Lontani, in verità, appaiono i momenti di tensione tra il patron Lotito e Simone Inzaghi, ragion per cui il fratello di Pippo dovrebbe rischiare meno rispetto al suo odierno dirimpettaio di panchina.
Per ingannare la spasmodica attesa, le statistiche registrano quanto segue: la Roma comanda con 64 vittorie (54 in campionato) quelle della Lazio sono 45 di cui 38 colte in serie A. Il segno x è uscito in 61 occasioni ben 58 nella massima serie. Pur essendo una partita che sfugge storicamente ad ogni logica di pronostico siamo sicuri che almeno uno dei protagonisti sopracitati accoglierebbe di buon grado l’ipotesi della divisione della posta.

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