Atalanta in crisi: Gasperini, ultimo treno per evitare un campionato anonimo

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Gianpiero Gasperini – Foto Getty Images© selezionata da SuperNewslanta

Il contraccolpo psicologico dell’uscita prematura dall’Europa League ad opera dei danesi del Copenhagen è conflagrato in tutta la sua palese violenza in terra orobica: non che la possibilità non fosse stata presumibilmente contemplata in quel di Bergamo, ma la dirigenza della Dea mai avrebbe pensato che la questione potesse trascinarsi fino a ottobre inoltrato. Il campionato alla ripresa, riserva ai bergamaschi quello che fino a poco tempo fa si sarebbe prospettato come un testa-coda mentre ora ha tutte le sbiadite sfaccettature di un match-salvezza dai toni spigolosi e accesi. Uscire dal Bentegodi, possibilmente con i tre punti, rappresenterebbe per gli uomini di Gasperini, una iniezione di fiducia necessaria per uscire dall’empasse che ha costretto la società di Percassi a navigare a vista nei bassifondi della nostra serie A.

Un quadro difficilmente ipotizzabile solamente qualche settimana fa: non che l’operato di Mister Gasperini sia già sotto la lente d’ingrandimento, l’allenatore di Grugliasco ha un incrollabile ascendente verso il mondo atalantino godendo di un credito difficilmente scalfibile da una antipatica ma momentanea carenza di risultati, ma ça va sans dire, la riconoscenza è un sentimento sfuggevole nel mondo del pallone. Urge quindi una netta inversione di tendenza per evitare spiacevoli scenari.
D’altronde i numeri parlano chiaro: le prime due stagioni di Gasperini alla guida dell’Atalanta sono state decisamente corroborate da risultati lusinghieri: il primo anno sulla panchina degli orobici, tra campionato e Coppa Italia sono state messe a referto 41 gare con ben 23 affermazioni e 9 gare concluse in parità, con una media percentuale di vittorie del 56% abbondante.
L’anno successivo il Gasp ha guidato i nerazzurri, grazie al brillante piazzamento dell’anno precedente, ad una convincente cavalcata in Europa League che si è dovuta arrestare con più sfortuna che demerito contro i tedeschi del Borussia Dortmund, costretti agli “Atleti Azzurri d’Italia” a sudare le proverbiali sette camice per avere ragione dell’undici di casa. Nonostante le fatiche supplementari di Coppa, gli uomini di Gasperini hanno portato a termine una soddisfacente stagione con un ruolino di 50 gare di cui 22 vinte e 13 nulle con una media percentuale di vittorie del 44%.

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Se il buon giorno si vede dal mattino, e Bergamo, terra di pragmatismo e solerzia secondi a nessuno, l’incipit della terza stagione non promette nulla di buono: vero che la squadra si è da un lato ridimensionata con le dolorose cessioni di Spinazzola e Caldara, entrambi i prospetti curiosamente ai box,  ma il parco attaccanti gode di una abbondanza mai assaporata a questi lidi.
Ad oggi l’Atalanta, zavorrata dalla precoce delusione europea, ha messo assieme complessivamente 14 gare con 4 successi e 6 divisioni della posta (di cui due sanguinose e pregiudizievoli nel già succitato preliminare di Europa League) ma solo una gara vinta su 8 in questo principio di Serie A, numeri che equivalgono a una percentuale di vittorie nettamente inferiore al 30% che relegano al momento i bergamaschi nelle retrovie del torneo. Il tutto alla antivigilia di uno scontro, quello del “Bentegodi” contro il Chievo che nasconde le insidie proprie di quei match in cui è vietato sbagliare. Due sono le vie che si prospettano per gli uomini di Gasperini: vincere e dare una svolta a una classifica modesta, in caso contrario, perdere o uscire anche con un misero pareggio, non cambierebbe i connotati di un campionato nella migliore delle ipotesi anonimo.
Dal Bentegodi ci si attendono le prime indicazioni di stagione:l’Atalanta continuerà ad essere protagonista?

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