Inter-Napoli: la notte dell'orrore. Tra una vita spezzata e ululati razzisti

Si è chiusa nel peggiore dei modi la sfida tra Inter e Napoli, soprattutto a causa di vicende che esulano totalmente dall'aspetto sportivo della gara. Questa mattina è morto il tifoso interista trentacinquenne, ricoverato d'urgenza presso l'ospedale San Carlo di Milano, dopo esser stato investito nei pressi di via Novara, da un van che trasportava tifosi napoletani. In quello che è stato il luogo degli scontri tra le due opposte tifoserie, ad avere la peggio è stato il supporter nerazzurro, il quale ha lottato sino a stamane tra la vita e la morte, appeso in un filo sottile di speranza, che si è spezzato irrimediabilmente quest'oggi.

Un evento, questo, di una gravità inaudita. Per l'ennesima volta, a distanza di alcuni anni, ci troviamo a raccontare episodi di pura ed inaudita guerriglia urbana a margine di una gara di calcio, proprio ieri, tra l'altro, nel giorno di Santo Stefano, data scelta per permettere alle tante famiglie, con a seguito dei bambini, di potersi recare allo stadio con lo scopo di fare il tifo per la propria squadra del cuore in un giorno di festa. Ed invece si è materializzato quanto di più brutale e sconcertante potesse accadere. Una vita che vola via, un'esistenza spezzata in una fredda e nebbiosa serata milanese, durante scontri dal sapore di un passato che sembrava oramai dimenticato.

In questo momento non è tempo di cercare i responsabili, di puntare il dito verso chi avrebbe dovuto tutelare l'ordine pubblico e quali misure adottare. Il dato sconcertante è che un giovane trentacinquenne non c'è più, pagando a caro prezzo il "difetto" di tifare per una squadra opposta a quella dei suoi aggressori, una fede differente ai colori dei passeggeri di quel van che, incuranti delle conseguenze, hanno  interrotto un'esistenza senza nessun motivo specifico.

Quanto di più inconcepibile, poi, è andato in scena all'interno di "San Siro" con i continui ululati razzisti nei confronti di Kalidou Koulibay, difensore senegalese del Napoli. Il calciatore ha subito un'orda di fischi e "buu" per ben 81 minuti, prima che venisse espulso per aver applaudito in maniera polemica nei confronti dell'arbitro, reo, a suo dire, di non aver interrotto la partita come il regolamento prevede. Inciviltà allo stato puro, barbarie. Fischiare ed insultare perché un calciatore ha il colore della pelle scura, offendere perché vi è il "negro" in campo. Assurdo, incomprensibile.

Carlo Ancelotti, al termine della gara, ha dichiarato che la prossima volta che accadrà un evento del genere sarà la squadra a smettere di giocare senza attendere alcuna decisione arbitrale, mentre Koulibaly, il bersaglio della serata, ha scritto sul suo profilo ufficiale Instagram:" Mi dispiace per la sconfitta e soprattutto aver lasciato i miei fratelli! Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo". L'unica risposta plausibile, questa, dinnanzi allo scempio andato in scena. Un morto e gli ululati razzisti: la notte del 26 dicembre potrà essere derubricata come la notte della vergogna in quel di Milano.