Arbitri, così non Var: la soluzione? La specializzazione

In una partita di calcio ci sono mille episodi e ci sarà sempre da discutere. Il Var però serve per limitare gli errori. La tecnologia però è sempre in mano agli uomini. Se gli uomini non la sanno usare siamo sempre al punto di partenza. Dopo il secondo campionato con il Var urge una riflessione. Il calcio è uno sport sempre più iper professionistico e ha bisogno del massimo della professionalità in tutte le sue componenti. Gli arbitri devono specializzarsi. Sempre di più.
Var, ci vogliono due arbitri
Aumentare il numero degli arbitri in campo non serve. Lo dimostra l'inutilità degli assistenti di porta nella loro breve era. Serve piuttosto che gli arbitri siano sempre più pratici nel loro campo. Ovvero, ci vogliono gli arbitri di campo e gli arbitri per il Var. Così i primi possono concentrarsi sulle decisioni da prendere in campo, mentre i secondi possono prendere sempre più confidenza con i mezzi tecnologici. Parliamo di due modi di "arbitrare" totalmente diversi. Quindi è giusto che ci siano due tipi di arbitri: uno per il campo e uno per la tv.
Gli errori continueranno ad esserci ma intanto così' facendo i fischietti si specializzerebbero sempre di più. Inoltre gli arbitri del Var potrebbero avere una carriera più lunga di quella riservata agli arbitri di campo (che si ferma a 45 anni). Avendo due tipi di arbitri ci sarebbe meno confusione per i direttori di gara che tornerebbero ad avere un solo ruolo per cui pensare. Anziché fare il ping pong tra il campo e la sala Tv. Casi come quelli di Juventus-Milan sono limite, ne accadono pochi in una stagione. Ma si deve fare sempre il massimo per tutelare tutte le 20 squadre di Serie A. Non solo quelle che devono vincere lo scudetto. Anche perché la vittoria tricolore non è in discussione da parecchio tempo in Serie A. Davvero parecchio tempo. Var o non Var.