Juventus, di “Sarriano” c’è solo il provincialismo

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Juventus: Sarri e una mentalità da “provinciale”

Cosa è successo alla Juventus? Della squadra “cannibale” capace di vincere otto scudetti di fila sembra essere rimasto solo un pallido ricordo dopo che la doppia battuta d’arresto contro Sassuolo e Lazio ha fatto scivolare i bianconeri al secondo posto a -2 dall’Inter ma, soprattutto, ha lasciato la netta sensazione che il gruppo di campioni sia ormai deteriorato e pronto a deporre lo scettro in favore di un avversario che, mai come quest’anno, appare seria cndidata alla vittoria del tricolore. In una situazione tanto complessa la Juventus ci si è ritrovata in una sola occasione negli ultimi otto anni: ci riferiamo alla stagione 2017/2018 quando una “zuccata” di Koulibaly, in uno scontro diretto al vertice contro il Napoli, aveva permesso agli azzurri di volare a -1 dai bianconeri allenati da Allegri, il tutto ad appena quattro giornate dalla fine del campionato. Cos’hanno in comune queste due sconfitte? Un solo protagonista: Maurizio Sarri.
L0’ex tecnico del Chelsea è giunto in estate per far compiere alla squadra l’ultimo step verso un calcio fatto di dominio e bellezza dopo cinque anni in cui il suo predecessore aveva vinto sì, ma senza mai troppo incantare gli addetti ai lavori. Queste avrebbe dovuto essere il progetto originario della società, un progetto che però stenta a concretizzarsi. Mi spiego meglio: la Jubventus di Sarri si vede solo a “schizzi”. Avete capito bene, non a sprazzi. La squadra bianconera non riesce a praticare un gioco continuo e coerente ma procede per isolati colpi di classe dei propri uomini più talentuosi. Come delle pennellate più vivide e sinuose che risaltino su una tela confusionaria. E’ successo lo stesso ieri in una delle poche azioni nelle quali l’undici piemontese sia riuscito a mettere in atto l’idea di calcio che ha in mente il suo condottiero: rapida triangolazione tra Dybala-Ronaldo-Bentancur, pallone dell’uruguagio di prima in mezzo e tap-in del portoghese che si è sbloccato dopo un paio di mesi difficili. Un’azione rapida e tagliente che ha fatto saltare tutte le marcature disposte dfa Inzaghi e ha regalato alla Juve il vantaggio dell’illusione.

Ora, a prescindere dagli aspetti di campo e dal solito “problema” della Juventus che sembra non essere in grado di reggere due tempi allo stesso ritmo, ciò che mi sconcerta di più sono le dichiarazioni del post-gara da parte dello stesso Sarri. In una serata “storta” nella quale la Lazio ha meritato di vincere, il tecnico bianconero si è appigliato all’espulsione (a suo dire ingiusta) decisa da Fabbri ai danni di Cuadrado. Ciò vuol dire una sola cosa: anche dalle parti di Torino comincia a tirare aria di alibi. Non un buon segnale per una squadra che da tempo è abituata a rialzarsi prontamente dopo fragorose cadute e che ha fatto del motto “fino alla fine” una delle caratteristiche fondamentali del proprio Dna. In un altro Lazio-Juventus del 2018, con la gara bloccata sullo 0-0 e il Napoli che rischiava di allontanarsi in vetta, Dybala riuscì a piazzare una “zampata” decisiva permettendo alla sua squadra di vincere all’ultimo secondo. Lo stesso successe con Cudrado che nel 2015 decise un derby col Torno all’ultimo respiro con una Juventus che si trovava dodicesima in classifica e che, da allora, avrebbe infilato una serie diu 15 vittorie consecutive che l’avrebbero portata alla conquista del sesto tricolore di fila.

Era una Juventus magari non spettacolare ma solida e che aveva la bravura di rimanere dentro la partita dal primo all’ultimo secondo. Ora, invece, la squadra sembra fragile, incapace di reagire quando viene messa sotto e che sembra a volte giocare con supponenza quasi come se la vittoria fosse un diritto acquisito. La mentalità “cannibale” ha il compito di trasmetterla l’allenatore, ma se i pensieri dei giocatori sono spesso il riflesso delle idee instillate dal tecnico, si capisce come Sarri non  si sia calato bene nella nuova realtà. Lo si capisce dalle dichiarazioni di Leonardo Bonucci che, dopo il match di ieri sera, ha affermato: “La sconfitta è figlia di errori arbitrali”. Raramente i bianconeri avevano addossato le colpe delle proprie sconfitte al direttore di gara: che comincino a sentirsi tremare il terreno sotto i piedi? Mai i campioni d’Italia si sono trovati di fronte un avversario così convinto com l’Inter di Conte. La “Signora” deve essere brava ad adattarsi in fretta al suo nuovo abito di inseguitrice se non vuole incappare in altre cadute inattese. Per quanto riguarda Sarri, gli tocca cambiare proprio per piacere di più a questa “Signora” ed adattarsi ad una mentalità che non ammette “piagnistei”. Tempo per raccogliere i cocci e riparare (magari anche in sede di mercato) i danni commessi ce n’è. C’è chi insinua che i problemi della Juventus inizino a centrocampo. Un fondo di verità c’è: mezzali come Matuidi e Can non sembrano propense all’inserimento (o lameno non sembrano farlo bene), motivo per cui qualcosa a gennaio andrà fattaNon bisogna però adagiarsi in attesa della sessione invernale di riparazione altrimenti Sarri darà ragione a tutti i suoi detrattori: quelli che gli contestavno la scarsa flessibilità e capacità di adattarsi agli uomini che ha a disposizione.

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