Ciro Immobile: “Assurdo dover correre al parco, voglio tornare a lavorare”

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui

Ciro Immobile, attaccante della Lazio nonchè capocannoniere del campionato con 27 reti in 26 presenze, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio (radio ufficiale biancoceleste) dove è tornato sul discorso degli allenamenti che fino al 17 maggio non possono essere svolti in gruppo, oltre che dell’eventuale ripresa del campionato di Serie A e sul problema stipendi della gente comune.

Ciro Immobile, le sue parole

ALLENAMENTI SINGOLI: “Il presidente ha detto le cose giuste, è pazzesco che io possa andare a Villa Borghese e non a Formello con sei campi e dove mi posso allenare anche da solo senza incontrare nessuno dei miei compagni. Ci sono quattro ingressi diversi, mi sembra davvero discriminatorio. Molti compagni stanno vivendo questa cosa da soli, senza la famiglia e questo mi dispiace tantissimo quindi stiamo aspettando notizie che speriamo siano positive anche per far distrarre un po’ la gente”.

EVENTUALE RIPRESA CAMPIONATO: “Ho sentito molti commenti di alcune persone chi per il si chi per il no, noi vogliamo riprendere in massima sicurezza e con il permesso del Governo. Se ci sono tutti i presupposti, io penso che la gente voglia vedere di nuovo qualcosa che li fa distrarre in questo momento così difficile. Io sono convinto che non si sta facendo polemica ma si cerca il motivo per cui non ci si può allenare ma si può andare al parco. Vorremo che qualcuno ci spiegasse questa cosa, anche se non ricomincerà il campionato vogliamo una risposta. Tante società sono d’accordo a ritornare in campo. Di quelli che conosco, che sentono anche i compagni di squadra, nessuno è contrario alla riapertura. Io non voglio fare polemica ma per tanti è anche un motivo di sfogo il calcio”.

PROBLEMA STIPENDI: “Il tempo è sempre meno ma io anche sotto l’aspetto economico non guardo alla Serie A ma penso alla Serie B alle categorie inferiori e alla gente che lavora attorno al calcio che sta vivendo un momento di crisi. Dobbiamo pensare anche alla gente che lavora attorno a noi e che non guadagna come i calciatori, c’è gente che guadagna 1.000 euro e senza calcio non prenderà lo stipendio. Penso ai giornalisti, agli addetti ai lavori e senza il moto calcio rimane tutto bloccato. Io voglio ripartire perché mi piace giocare a calcio ed andare al campo nel quotidiano, come il salumiere ed il barbiere vorrebbero riaprire le proprie attività, non penso alla scarpa d’oro, al primato in classifica marcatori o al secondo posto in campionato”.

 

 

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