Helenio Herrera: 110 anni fa nasceva l’artefice della “Grande Inter”

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Helenio Herrera: a 110 anni dalla nascita del “mago”

Helenio Herrera – Ci sono allenatori che lasciano un’impronta indelebile sulla storia del calcio, sia per i trofei che riescono a conquistare sul campo sia perché si rendono precursori di un nuovo approccio a questo sport. Helenio Herrera è uno di loro. Il “mago”, così come viene da tutti ricordato, è stato demiurgo della Grande Inter degli anni ’60, una squadra capace di vincere due Coppe dei Campioni consecutive tra il 1964 e il 1965, nonché di sfiorare il triplete ben prima della storica impresa datata 2010. Proprio con Josè Mourinho, artefice di quell’epopea, si sono tracciati negli anni svariati parallelismi. Sia Herrera che il portoghese erano estremamente pragmatici, entambi convinti dell’importanza d’incidere sulla psicologia dei propri ragazzi per ottimizzarne il rendimento. Herrera è stato uno dei maggiori interpreti del “catenaccio” in Italia e ha forgiato un undici leggendario che, ancora oggi, molti ripetono come una leggenda:
Sarti; Burgnich, Guarnieri, Picchi, Facchetti; Jair, Mazzola, Tagin, Suarez, Corso; Miani.
Questi i nomi degli undici eroi vittoriosi nella leggendaria finale contro il Real Madrid, che consacrò l’Inter al successo internazionale. Ma tanti sono gli interpreti che hanno contribuito a rendere immortale quella squadra, dal portere Buffon (lontano parente del Gigi Nazionale), al roccioso mediano Zaglio e al guizzante Peirò. Quell’Inter è a tutt’ora sola compagine italiana, insieme al Milan di Sacchi, capace di vincere due Coppe dei Campioni consecutive. Ma da dove nasce il mito della “Grande Inter”? Dall’intuito del presidente Angelo Moratti che pescò l’argentino dal Barcellona all’alba degli anni ’60.

Helenio Herrera i successi in Spagna e i primi anni all’Inter

Dopo aver concluso la carriera da calciatore in Marocco, dove si era trasferito durante l’infanzia con i genitori, Herrera aveva cominciato la carriera da allenatore, ottenendo i maggiori successi alla guida di Atletico Madrid e Barcellona. In un’epoca dominata dal Real Madrid di Alfredo Di Stefano, “il mago” riuscì a conquistare quattro scudetti, due coppe di Spagna e, soprattutto, una Coppa delle Fiere nel 1960.
Proprio in quella occasione i blaugrana affrontarono l’Inter nei quarti di finale, sconffiggendola con un complessivo di 8-2 tra andata e ritorno. Proprio questa vittoria perentoria persuase Moratti ad affidargli la panchina.
Nelle prime due stagioni all’ombra della Madonnina l’Inter perse lo scudetto dopo aver condotto gran parte del campionato in testa. Soprattutto la stagione 60-61 sarà caratterizzata da una forte polemica contro la Juventus. Il 6 aprile un Derby d’Italia concitato si concluse sullo 0-0, prima di essere assegnato d’ufficio ai nerazzurri per l’invasione di campo dei tifosi bianconeri. Un verdetto sovvertito ad una giornata dal termine del campionato, quando la Corte di Giustizia Federale annullò la vittoria nerazzurra e riordinò la ripetizione della gara. Moratti, che nella decisione della giustizia vedeva la forte ingerenza di Agnelli, avrebbe poi ordinato ad Herrera di schierare la squadra primavera. Così, la gara disputata il 10 giugno 1961, si concluse con un sonoro 9-1 per la Juventus che si aggiudicò il tricolore.

Il triennio della leggenda

Quello era solo il prologo di un triennio che avrebbe proiettato i nerazzurri in cima al mondo. Già forte dell’innesto di Luisito Suarez, regista di centrocampo che Herrera aveva assurto a fulcro del proprio gioco ai tempi del Barcellona, l’Inter avrebbe aggiunto blocchi importanti come Burgnich e il “fluidificante” Facchetti sulle fasce, a centrocampo Zaglio a fare coppia con Suarez e Jair a “scappare” sulla fascia destra. In attacco, poi, era stato promosso in pianta stabile il giovane Mazzola, a fare coppia con Corso e Di Giacomo. Il primo scudetto giunse nel 1963 a seguito di una rimonta operata proprio ai danni della Juventus, quasi a volersi vendicare dei torti subiti nei due anni precedenti
Il picco fu però raggiunto in ambito internazionale: nel biennio tra il 1964 e il 1965 l’Inter conquistò due Coppe dei Campioni consecutive (prima italiana a riuscirci). Memorabile l’affermazione in Finale contro il Real Madrid, datata 27 maggio 1964. Davanti ai 71.000 del Praterstadion di Vienna i nerazzurri s’imposero per 3-1 sulla squadra più forte del mondo, già vincitrice di cinque coppe consecutive, attraverso una prova che è la massima sublimazione del gioco all’italiana: Herrera dispose i suoi con un 4-5-1 impostando la marcatura “a uomo” sui giocatori più pericolosi in maglia blanca: Tagnin e Guarnieri s’incaricarono di Di Stefano e Puskas, Facchetti e Bugnich restarono bloccati sulle fasce laterali occupandosi di Gento e Amancio, mentre Suarez arretrò in marcatura su Felo.
L’Inter si arroccò in difesa respingendo gli attacchi degli avversari più dotati tecnicamente, e si aggiudicarono la contesa colpendo in contropiede. Il 3-1 finale è frutto delle reti di Mazzola (doppietta) e Milani, intervallate dalla rete di Felo.
Negli stessi anni entreranno in bacheca anche tre Scudetti consecutivi, cui si aggiungerà il tricolore della stella nel 1966, oltre ad altri due trofei internazionali: la Coppa Campioni del 1965 conquistata in finale contro il Benfica (gol decisivo di Jair) e, soprattutto, la Coppa Intercontinentale, la prima nella storia del calcio italiano, conquistata in un doppio confronto al cospetto dell’Independiente.

Gli ultimi anni di Herrera

Il ciclo di Helenio Herrera all’Inter si chiuderà dunque nel 1968, dopo che la scia dei successi degli anni precedenti si era ormai affievolita. Il tecnico lasciò con un misero quinto posto e in concomitanza con Angelo Moratti, che affidò la società nelle mani di Fraizzoli, quasi a voler suggellare  l’unicità di quel connubio. Herrera continuerà ad allenare in Italia e, nell’arco di un quinquennio, vincerà la Coppa Italia, unico trofeo assente nel suo palmares.
La vita del “mago” si spegnerà il 9 novembre del 1997 a causa di un arresto cardiaco. A cento anni dalla sua nascita, nel 2010, l’Inter tornerà a sollevare al cielo la Coppa dei Campioni, quasi lo spirito di Herrera l’avesse presa per mano e si fosse reincarnato in un nuovo stratega: Josè Mourinho. Oggi, che da quel giorno sono passati dieci anni, celebriamo i 110 anni dalla nascita di Herrera, avvenuta a Buenos Aires il 10 aprile 1910, proprio nel momento in cui l’Inter sembra aver riacquistato una dimensione competitiva dopo anni bui e tribolati.

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