Juventus, un anno fa l’ottavo scudetto consecutivo

Pubblicato il autore: Davide Roberti Segui

Pensare che oggi il campionato neanche si gioca, mette un po’ i brividi.  Oggi la stagione è ferma da oltre un mese, e non si sa neanche se e quando si potrà cominciare a giocare. Quando si è deciso per lo “stop” generale, però, c’era ancora una costante: la Juventus in testa alla classifica, proprio come negli ultimi otto anni e, in particolare, come un anno fa. Esattamente dodici mesi fa infatti, il 20 aprile del 2019, la Juventus conquistava il suo ottavo scudetto consecutivo, al termine di un campionato decisamente poco combattuto.

L’annata 2018-2019, per i bianconeri, è stata molto particolare. Inizia nella maniera forse più incredibile: il 10 luglio sbarca il Marziano, l’uomo che riempirà le copertine dei quotidiani per ogni weekend della stagione. Cristiano Ronaldo è a Torino, è il capolavoro di Fabio Paratici e di Andrea Agnelli, ma soprattutto è l’uomo scelto per riportare la maledetta coppa dalle grandi orecchie sotto la Mole. Non accadrà, ma questa è un’altra storia. Oltre al fuoriclasse portoghese, arriva il clamoroso ritorno del “traditore” Bonucci e sbarca l’ex Inter Cancelo, insieme al forte centrocampista Emre Can. Le rivali designate sono le solite: il Napoli, col suo nuovo condottiero Ancelotti, l’Inter di Zhang, con i colpi De Vrij e Nainggolan, quest’ultimo strappato alla Roma dei nuovi Pastore e Kluivert. Il Milan, dopo un’annata disastrosa, tenta il colpo Higuain (scaricato dalla Juve per far posto a CR7), che dopo soli sei mesi saluterà in direzione Chelsea.

Insomma, se già la Juventus era la compagine più forte, dopo la sessione estiva diventa straripante. Otto vittorie consecutive in avvio di campionato e 17 vittorie nelle prime 19 giornate: titolo di campione d’inverno facilmente assicurato e scudetto già ipotecato. Tutto questo sia per evidenti meriti bianconeri, ma anche per una mediocrità generale delle avversarie, con un Napoli forte ma spesso indolente ed annientato allo Stadium da uno straripante Mandzukic, ed un’Inter troppo spessa in difficoltà. Cristiano, nel frattempo, apre il suo show italiano solo alla quarta giornata. Ovviamente, piovono da subito le critiche per il digiuno nelle prime tre giornate: il fenomeno portoghese, però, spegne sul nascere tali critiche, trascinando i bianconeri e vincendo quasi da solo alcune partite.

La Juve all’inizio gioca anche piuttosto bene: oltre ad essere dominante, esprime anche un bel calcio. In particolare sono da ricordare le sfide contro il Napoli, l’Udinese, la Fiorentina, il Milan e la Roma, durante le quali maturano vittorie convincenti anche sul piano della prestazione offerta. Poi, però, inizia il calo. Subito prima di Natale arriva la Supercoppa Italiana, ma la squadra di Allegri inizia a faticare: i risultati danno ragione al tecnico toscano, ma la squadra sembra essere in difficoltà e, soprattutto, il gioco espresso non sembra sufficiente per affrontare la Champions League.

Iniziano così a piovere le accuse per l’allenatore toscano, reo di essere un pragmatico aziendalista. Ed effettivamente, la Champions è un’altra storia rispetto al campionato: agli ottavi arriva il miracolo con la remuntada incredibile contro l’Atletico Madrid, ma ai quarti la Juventus viene surclassata dai ragazzini terribili dell’Ajax. Dopo l’uscita dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta a gennaio, ai bianconeri resterà solo il campionato: già praticamente conquistato, la Juve gigioneggia un po’ nel periodo degli scontri diretti della competizione europea, salvo poi chiudere il discorso pochi giorni dopo l’eliminazione con l’Ajax.

Il 20 aprile di un anno fa, infatti, la Juventus sconfigge per 2-1 la Fiorentina in rimonta allo Stadium, ma quella squadra dà una evidente sensazione di fiacchezza. Ed infatti, anche Allegri e la dirigenza sembrano stanchi l’uno dell’altra, e di lì a poco arriverà l’annuncio del futuro divorzio. In tutto questo, la critica probabilmente si dimentica di dare i giusti meriti ad un allenatore che, certamente, avrebbe potuto fare qualcosina di più in campo europeo, ma che è stato pur sempre trionfatore in campionato per cinque anni consecutivi alla guida dei bianconeri. Ed allora questo è, forse più di tutti gli altri, lo Scudetto di Allegri, il regalo d’addio di un tecnico mai abbastanza amato.

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