Lazio, 14 maggio 2000: i biancocelesti vincono il secondo scudetto della loro storia

Pubblicato il autore: Andrea Riva Segui

Oggi 14 maggio sono venti anni esatti che la Lazio del tecnico svedese Sven Goran Eriksson vinse il secondo scudetto della storia e proprio nell’anno del centenario.
Il presidente Sergio Cragnotti l’anno precedente aveva conquistato grazie ai suoi giocatori la Coppa delle Coppe (in finale 2-1 al Maiorca), ma in campionato c’era stata la delusione del tricolore che vide prevalere il Milan del tecnico Alberto Zaccheroni, che riuscì nella penultima giornata a superare i romani, non senza polemiche.

In quel calciomercato ci fu la cessione a sorpresa dell’attaccante Vieri (destinazione Inter) che fu sostituito dall’attuale tecnico Simone Inzaghi e a dicembre anche da Fabrizio Ravanelli, ma oltre a loro due importantissimi furono gli acquisti del trio argentino Sensini, Simeone e Veron con quest’ultimi due che si rivelarono decisivi. La stagione iniziò  subito alla grande perchè a Montecarlo la Lazio vinse la Supercoppa Europa battendo niente meno che i campioni d’Europa del Manchester United grazie ad una rete del cileno Salas al 34′, che caricò tutto l’ambiente dopo l’amara delusione di tre mesi prima.

Lazio, cronaca di uno scudetto incredibile

In campionato la vera antagonista fu la Juventus di mister Carlo Ancelotti, che la stagione precedente era rimasta addirittura fuori dal giro europeo, salvo poi qualificarsi alla Coppa Uefa grazie all’Intertoto; i biancocelesti iniziarono subito alla grande raccogliendo nelle prime nove giornate sei vittorie e tre pareggi, anche se la prima sconfitta (un pesante 4-1) avvenne proprio nel derby contro la Roma, ma dopo quel brutto incidente di percorso, la settimana dopo all’Olimpico nello scontro diretto contro i bianconeri lo 0-0 finale vide oltre alle due contendenti appaiate al primo posto, un terzo incomodo, ovvero la squadra giallorossa del tecnico Fabio Capello che raggiunse le rivali al primo posto (22 punti), anche se alla fine durò poco.

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Nonostante un solo punto nei due scontri diretti, da quel momento Nesta e compagni, ottennero nelle successive dieci gare, sette successi e tre pareggi: alla 21.a giornata la classifica recitava Juventus 44, Lazio, 43, Milan 41. Purtroppo la buccia di banana era dietro l’angolo e nel turno successivo ecco il brutto ko per 2-1 al Meazza proprio contro i rossoneri che sapeva di resa definitiva, soprattutto dal punto di vista psicologico. Dopo aver conquistato sette punti nelle successive tre partite, ecco un altro tonfo (il terzo ed ultimo stagionale), questo a sorpresa contro il Verona che al Bentegodi si impose con una rete di Morfeo. Quando tutto lasciava presagire ad un’altra stagione senza scudetto ecco il colpo di coda dei ragazzi di Eriksson, che in otto giorni sconfiggevano di misura, prima la Roma (2-1) e poi in trasferta la Juventus (0-1) e approfittando della sconfitta bianconera contro il Milan nel giorno del derby, si portavano a solo tre punti da Del Piero e compagni.

Purtroppo a complicare le cose ci pensò la Fiorentina che nel quint’ultimo turno grazie ad una rete di Batistuta al 90′ (3-3 il finale), fece retrocedere i biancocelesti a – 5 dagli uomini di Ancelotti, ma alla terz’ultima giornata ecco il miracolo che non ti aspetti, perchè mentre i capitolini battevano a fatica il Venezia (già retrocesso) per 3-2, i bianconeri perdevano clamorosamente 2-0 sul campo del Verona con una doppietta di Cammarata. Con solo due punti di distacco a solo due turni dalla fine tutto l’ambiente cominciò a crederci e alla 33.a giornata la Lazio faceva il suo vincendo al Dall’Ara 3-2 contro il Bologna di Signori (doppietta per lui), ma la Juventus fece lo stesso sconfiggendo a domicilio il Parma per 1-0 (gol di Del Piero), ma con una finale polemico perchè al ’90 fu annullato inspiegabilmente un gol del ducale Fabio Cannavaro, che avrebbe potuto portare i capitolini a pari punti con i loro rivali.

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A questo punto a novanta minuti dalla fine e con due punti da recuperare, i titoli di coda per un’altra beffa come l’anno precedente, sembravano arrivare puntuali, ma in quel famoso 14 maggio 2000 avvenne l’imponderabile con i biancocelesti che vinsero facilmente contro la Reggina per 3-0, ma mentre all’Olimpico la gara terminava, allo stadio Curi di Perugia dove era impegnata la Juventus contro i grifoni (già salvi) di Carlo Mazzone, il secondo tempo non era ancora iniziato perchè nella città umbra venne giù un diluvio universale che allagò il campo di gioco rendendolo impraticabile. L’arbitro viareggino Collina decretò l’iniziò della ripresa dopo 45 minuti di ritardo e in quel momento le due squadre avevano gli stessi punti in classifica, ma al minuto 49 ecco l’imponderabile con il perugino Calori che insaccava in rete alle spalle di Peruzzi per l’incredibile vantaggio biancorosso. A Roma i tifosi, che ormai imperversavano tra spalti e terreno di gioco, non credevano alle loro orecchie e impazziti di gioia, sentirono gli ultimi quaranta minuti tramite gli altoparlanti dell’Olimpico con la famosa e inconfondibile voce di Riccardo Cucchi che al triplice fischio di Perugia dichiarava :”Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio 2000… la Lazio è Campione d’Italia!

La gioia fu incontenibile sia tra i tifosi che nei giocatori negli spogliatoi con alcuni di loro che riuscirono ad arrivare in tribuna scatenandosi insieme alla folla. Il presidente Sergio Cragnotti sommerso da abbracci e bagnato dallo spumante che spuntava da tutte le parti e con la festa scudetto che si spostò in città ed al Circo Massimo dove a tarda serata, oltre 300.000 tifosi attesero la squadra che non riuscì praticamente a scendere dal bus che a causa della marea di gente che imperversava tra le strade capitoline, insomma scene di feste incredibili, anche perchè inaspettate alla vigilia.

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14 maggio 2000, una giornata incredibile che rimarrà per sempre nella storia ultracentenaria del club biancoceleste.

Lazio, 14 maggio 2000

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