Milena Bertolini: “Calcio femminile? Dalla Federazione urgono azioni per il futuro”

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Dei progressi sono stati fatti, ma ora bisogna lavorare per il futuro. Si può riassumere così il pensiero che Milena Bertolini ha esposto durante un’intervista riolasciata al “Corriere della Sera”. Il coach della Nazionale femminile di calcio ha lanciato un chiaro invito alla Federazione affinchè il movimento femminile non subisca oltremodo gli effetti della crisi economica causata dall’emergenza Coronavirus. E’ innegabile che “Le sorelle d’Italia”, così come sono state ribattezzate lo scorso anno dalla stampa, abbiano subito una certa disparità di trattamento riuspetto alla ciontroparte maschile non solo in termini di esposizione mediatica, ma anche da parte della stessa Federazione che è sembrata prodigarsi solo per la ripresa dei campionati maschili e il contenimento dei danni che ad esso potrebberp derivare.

Qualcosa sembrava essersi smosso durante quest’anno verso una progressiva parificazione del ruolo di calciatori e calciatrici, ma ora il calcio femminile (relegato ancora a un rango di semiprofessionismo), può subire una preoccupante regressione:

“Non dico che torneremo ad un anno zero per quanto riguarda il calcio femminile – ha detto Milena Bertolini durante l’intervista – ma sicuramente lo scenario di un ritorno al passato, in una situazione di così grave crisi, è plausibile, chi è più fragile rischia uno stop nel percorso di sviluppo”.

Uno stop che deve essere ovviamente compito della governance calcistica scongiurare. A tal proposito la nostra allenatrice non ha nascosto un po’ di perplessità riguardo alla “miopia” con la quale i dirigenti Federali stanno gestendo questa crisi:
“Li sento parlare sempre dell'”0ra” e mai del “dopo”. Va bene pensare alla riapertura dei campionati, ma poi, che facciamo? Rimane tutto come prima? Auspico che da questa crisi esca un calcio femminile riformato, che dia spazio al professionismo, perché il nostro calcio fa bene alla società, valorizza i giovani, incentiva all’inclusione delle disabilità. E invece nei tavoli di lavoro avverto spesso una certa mancanza di attenzione nei nostri confronti, anche se abbiamo la stessa esigenza degli uomini di portare a termine il campionato di Serie A. I ragionamenti su come salvare il pallone dovrebbero includere solidarietà, partecipazione e giustizia”.

Un appello che non può certo rimanere inascoltato soprattutto se arriva dal CT della nostra Nazionale. La riflessione di Milena Bertolini è più che leggittima e deve farci sorgere un interrogativo: è giusto aver trattato il calcio femminile quasi fosse un fenomeno di costume? Aver osannato le 23 eroine di Francia per poi lasciarle nel dimenticatoio, come se fossero una “moda” estiva e passeggera?

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