Serie A, l'appello degli operatori televisivi "Chi garantirà il nostro diritto alla salute?"

L'emergenza Coronavirus ha bloccato l'intero mondo del calcio e ha causato non pochi danni economici a tutto il sistema, comprese le squadre di Serie A. Oltre ai calciatori, primi attori protagonisti, il pensiero va però a tutte quelle categorie secondarie che non hanno ricevuto un'analoga attenzione da parte dei media. Tra questi gli operatori televisivi, ovvero tutte quelle figure (tra cameramen e tecnici del suono) che si occupano del montaggio e trasmissione audiovisiva del prodotto calcio. Proprio gli operatori del settore, attraverso un post Facebook pubblicato dal gruppo Broadcasteam, hanno voluto far sentire la propria voce.

Serie A, l'appello degli operatori televisivi: "Ci siamo anche noi"

"Tu che stai leggendo questo post potresti essere un politico, un amministratore, un rappresentante di categoria, un operaio o un disoccupato. Non importa perché, chiunque tu sia, accendendo la TV, l'avrai pur vista una partita di calcio o un qualsiasi evento musicale e sportivo. Noi che scriviamo siamo quegli uomini e quelle donne, padri e madri, che sotto il diluvio o con 40 gradi all'ombra, facciamo in modo che tu possa vivere quell'evento, cercando il miglior dettaglio per amplificare la tua emozione. Siamo professionisti del Broadcast".

Inizia così un messaggio divulgato dalla BroadcasTeam, l'associazione che accoglie tutti gli operatori televisivi, tra cam,eramen e tecnici del suono, su Facebook. In un periodo nel quale di calcio si parla solo per discutere dell'eventuale ripresa del campionato e dei tagli agli ingaggi dei calciatori, le categorie più in ombra, ma che contribuiscono a mandare avanti lo spettacolo anzi, lo creano e lo assemblano, per fornire a noi consumatori il prodotto finito, lanciano un appello per far sentire la propria voce di lavoratori malpagati, angustiati dal virus, ma sempre fedeli alla propria professione tanto da mettere a repentaglio la propria salute al motto di "The Show must go on"

"Noi siamo gli invisibili dietro le telecamere, i nostri nomi non compaiono tra i titoli di coda. Noi siamo quelli che si barcamenano in una giungla di contratti atipici, lavoriamo a chiamata, percepiamo paghe che non corrispondono neanche al tuo abbonamento alla Paytv. Siamo quelli che, alla vigilia del lockdown, siamo andati nelle zone rosse perché lo show doveva continuare e ancora dobbiamo essere pagati. Ci siamo ammalati di Covid-19 e nessuno ne parla".

Il messaggio sposta poi l'attenzione su quelle che saranno (o dovrebbero essere) le norme e i controlli che il Governo e la Lega hanno in mente di effettuare per garantire il diritto alla salute anche a coloro i quali lavorano ai margini del campo:
"Ora si parla di riapertura del campionato, si discute di quarantena, test sierologici, dell'opportunità di giocare al Centro e al Sud Italia: ma a noi chi pensa? Si parla di ridurre le telecamere, e dunque il personale tecnico, all'interno degli Stadi. Continueremo ad essere invisibili ed anche in numero inferiore: come faremo a lavorare? Come faremo a raggiungere i campi? Chi ci farà i tamponi? Chi garantirà il nostro diritto alla salute?".

Tutte domande che restano insolute. Il Governo è chiamato a dare delle risposte immediate se vuole mantenere fede alla promessa perorata durante tutta questa lunga quarantena: "Non lasciare indietro nessuno".