30 Giugno 1989, la partita di Roberto Pruzzo.

Pubblicato il autore: jean Segui

Il 3o Giugno di trentuno anni fa andava in scena un drammatico spareggio uefa in quel del Renato Curi di Perugia, campo neutro, fra la Roma di Nils Liedhom e la Fiorentina dell’ex tecnico giallorosso Sven Goran Eriksson. Le due squadre, appaiate in classifica al settimo posto con 34 punti, in virtu della sconfitta dei Viola all’ultimo turno contro la famelica Inter di Trapattoni, che chiuse a 58 punti, record assoluto nell’era dei due punti. Il clima afoso, l’aria a tratti irrespirabile non frenarono la fiumana di tifosi Giallorossi e Gigliati che invasero lo stadio perugino trasformandolo in un catino infernale. La Fiorentina è una buona squadra, l’estro di Baggio viene supportato dalle geometrie di Dunga e dalla corsa instancabile di Cucchi, mentre in avanti il futuro divin codino compone con Stefano Borgonovo una micidiale coppia in cui la fantasia viene miscelata con la concretezza, i due segneranno 29 reti complessivamente. La Roma, dopo una stagione tribolata, segnata dalla sconfitta nel derby di andata per mano di un giovane attaccante del Quadraro, Paolo di Canio, e da capitomboli interni, 1-3 con il Pescara, con il brasiliano Tita che visse la sua miglior giornata in serie A, era riuscita ad acciuffare per il rotto della cuffia la possibilità di giocarsi lo spareggio, grazie anche alla vittoria per 2-1 in casa contro la stessa Fiorentina a quattro giornate dalla fine.
Al 11 ‘dopo un intraprendente discesa di Alberto di Chiara sulla sinistra, il quale, vedi Roma lecce 20 Aprile 1986, con la Roma, malgrado la trafila nelle giovanili e l’esordio in massima serie, sembra aver il dente avvelenato, la palla viene catturata da Baggio, che pesca in area l’inserimento del centravanti di Crocefieschi, il quale di testa anticipa Tancredi. Sarà l’unica gioa con la maglia gigliata per il secondo bomber all time della Roma, 106 reti, superato solo da Totti dopo una doppietta al Parma, dicembre 2004.
Roberto Pruzzo è stato il prototipo del bomber, a volte sgraziato, ma tremendamente efficace. Altre volte invece si rimaneva abbagliati nel vederlo issarsi in cielo ed inventarsi sforbiciate degne dele miglior Parola. La sua rete alla Juventus, al comunale, il 4 Dicembre 1983, al 90’su cross di Chierico è rimasta nella storia, un gesto tecnico degno dei migliori artisti del pallone. Tre volte capocannoniere della serie A, si divisero fino al 1987 88 lui e Platini lo scettro di re del gol con tre successi a testa,  vicecapocannoniere di coppa campioni con 5 reti, di cui una doppietta ed assist nella storica rimonta per 3-0 contro il Dundee United del provocatore MLean. Anche nella funesta finale, giocata in uno scenario di passione e speranza irripetibile, il marchio del bomber non mancò, correggendo in rete un cross dalla sinistra, con il destro, di Bruno Conti  con una torsione maestosa scavalcando Groobelaar, che putroppo per la Roma avrà modo di rifarsi.
Un campione che ha lasciato il segno in tutte le squadre dove ha militato, un carattere taciturno, una velata malinconia la si poteva scogere nei suoi silenzi, pause. Una tendenza riflessiva crepuscolare che non eslcudeva lampi di irresistibile buonumore ed empatia a tratti travolgente; con Bruno conti, suo compagno anche al Genoa, formava una coppia stravagante in campo e fuori.
In nazionale avrebbe meritato di piu, chiuso dal blocco Juventino prima e dall’ostinata, ma vincente, passione e fiducia di Bearzot verso Paolo Rossi, reduce da un’anno di inattività per il totonero che funestò il calcio nel 1980, proiettando l’ombra della malavita negli stadi.

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