Conte lab, quando il trasformismo porta beneficio

Pubblicato il autore: Demetrio Segui

Conte labIl Conte lab è aperto 24 ore al giorno. Il tecnico leccese è un maniaco del dettaglio. Passa le giornate a studiare ogni singolo dettaglio che possa permettere alla sua squadra di vincere la prossima sfida. Difficoltà degli avversari, nuovi schemi e, soprattutto, svolte tattiche. Se da un lato Conte sembra un cocciuto che s’è impuntato sulla difesa a 3, dall’altro bisogna riconoscere che il tecnico dell’Inter è disposto anche ad applicare cambiamenti in corsa.

Conte lab: storie di svolte tattiche

Come riporta la Gazzetta dello Sport, Antonio Conte si laureò a Coverciano, nel 2006, con una tesi sullo sviluppo tattico del 4-3-1-2. Sembra quasi un paradosso visti i dettami tattici che l’allenatore leccese ha fatto, successivamente, propri. La sua prima squadra, il Bari, rese spettacolo attraverso una rivisitazione del 4-4-2 modificato in un 4-2-4 d’attacco con gli attaccanti Barreto e Kutuzov sugli scudi dal punto di vista di realizzativo. Approdato alla Juventus, il tecnico apre ufficialmente il Conte lab alla ricerca dell’equilibrio che gli avrebbe garantito il successo. Partito dal 4-2-4, passato attraverso il 4-3-3 con scarso successo, arriva al 3-5-2. E’ dietro questo modulo che passano i successi della Vecchia Signora Contiana. La BBC in difesa, Pirlo nel cuore del campo insieme a Vidal e Pogba, Lichsteiner e Asamoah sugli esterni e, infine le due punte, da Matri a Tevez passando per Borriello e Llorente. Gli europei del 2016 furono caratterizzati dal mantenimento di questo dogma tattico, mentre al Chelsea ecco che il Conte lab rivisitò ulteriormente il 3-5-2. C’era da collocare gente come Hazard e Pedro, gente importante nell’economia di quel Chelsea. Conte allora passò al 3-4-3 che si trasformava spesse volte nel 3-4-2-1. Risultato? Conte vinse la Premier League anche grazie all’apporto degli esterni come Moses e Alonso o Emerson Palmieri. Arrivato all’Inter ha improntato la sua squadra sul 3-5-2. La Lu-La ne ha beneficiato. I due attaccanti si muovono con una sincronizzazione perfetta e ne hanno beneficiato sia loro, da un punto di vista realizzativo, sia la squadra. A gennaio, come noto, è arrivato Eriksen che non si è ben adattato al 3-5-2. Ecco che, durante il lockdown, si sono rialzate le saracinesche del Conte Lab. Il 3-5-2 si è trasformato, nelle ultime partite, nel 3-4-1-2. Risultato? Eriksen migliore in campo sia a Napoli, in Coppa Italia, sia nel recupero contro la Sampdoria. Stasera a San Siro arriva il Sassuolo. Tra i tanti ruoli che saranno caratterizzati da turn over, due cose saranno sicure: Eriksen e il 3-4-1-2. Conte il trasformista ha operato ancora, all’interno del suo Conte Lab. Che sia l’inizio di nuove vittorie? Gli interisti sperano di si

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