Elena Linari e la polemica sulla Serie A femminile

Pubblicato il autore: GennaroIannelli Segui

Hanno fatto molto discutere, tra appassionati e addetti ai lavori, le frasi rilasciate da Elena Linari alla trasmissione Tutto Calcio Femminile in onda su TMW Radio. Il difensore della Nazionale e dell’Atletico Madrid è tra le poche calciatrici azzurre che si siano affermate in un contesto competitivo come la Liga femenina spagnola, già da anni in linea col professionismo. Avrebbe potuto seguirla la sua ex compagna alla Fiorentina Alia Guagni, ma la capitana viola ha preferito restare a Firenze per una scelta di vita.

ma cosa ha dichiarato Elena Linari ai microfoni della summenzionata trasmissione radiofonica? Soffermandosi sulla Serie A femminile e il ritardo che sconta rispetto ad altre realtà più
affermate (la Francia e la stessa Spagna), Linari ha attribuito le ragioni di tale “gap” alla scarsa notorietà che alcune squadre soffrono nei confronti degli appassionati:

“Il calcio femminile  italiano è in ritardo perché tifoso medio che accende Rai Sport trova squadre che non riesce a collocare neanche geograficamente– ha detto la giocatrice – Tutte le squadre dovrebbero essere collegate e ricollegabili al maschile anche per dare protezione alle ragazze. Se ti chiami Orobica, Tavagnacco e Florentia normale che manchino le risorse se arriva una pandemia come questa. Se ti chiami Fiorentina, Juve o Roma non succede”.

Dichiarazioni che non sono piaciute a tutti in quanto apparse denigratorie di una realtà che sta faticosamente tentando di uscire dalle “secche” del dilettantismo. Secca è arrivata infatti la replica di Tommaso Becagli, Presidente di una delle Società direttamente citate dalla Linari (la Florentia) il quale ha voluto rivendicare l’operato che lui e i suoi colleghi alla guida di club più “anonimi”  stanno portando avanti per il bene del calcio femminile da anni:
“Ci sono alcune osservazioni da fare in merito a quanto dichiarato da Elena Linari qualche giorno fa. Innanzitutto sulla “protezione” alle nostre ragazze, sono state pronunciate frasi che rischiano di scivolare un pochino oltre i limiti del consentito, verso la diffamazione gratuita. Dopo le grandi risorse economiche che abbiamo messo a disposizione del calcio femminile in questi anni investendo in strutture, marketing ma soprattutto nella salute e sicurezza delle nostre atlete, non abbiamo intenzione di subire in silenzio questa prepotenza. Così come non vogliamo venire meno agli impegni di protezione e tutela presi nei confronti delle nostre atlete a causa di questa pandemia”.

Riguardo al fatto che Linari abbia affermato come il collegamento tra calcio femminile e maschile sia imprescindibile ai fini della crescita di tutto il movimento, Becagli ha risposto:
Ricordiamo che Orobica, Tavagnacco e Florentia SanGimignano sono in Serie A per meriti raggiunti sul campo, ossia giocando, vincendo e perdendo partite. Nello sport, per gli amanti dello sport questi “particolari” dovrebbero ancora contare qualcosa. In futuro continueremo a giocare, perdere e vincere partite con la stessa passione di sempre. Da parte nostra, non crediamo che ‘vestirsi da club maschili’ sia l’unico modo per promuovere il calcio femminile. In Europa esistono importanti campionati dove accanto a grandi club maschili, esistono ottimi club femminili, contribuendo allo spettacolo e alla creazione di comunità e narrazioni dove la differenza è un valore. Noi cerchiamo di dare il nostro contributo al calcio femminile nel modo più serio possibile […] Da parte nostra puntiamo non solo ad essere una testimonianza del passato di questo sport, ma anche ad essere uno strumento per il suo futuro”.

La replica di Elena Linari: “Ricordo le mie radici“- Un lungo comunicato al quale ha risposto prontamente, attraverso un post via Instagram, la stessa Elena Linari che si è scusata facendo chiarezza sulle proprie dichiarazioni, forse fraintese:
Io faccio parte della generazione in cui il calcio femminile non era quello dei grandi loghi celebri, delle strutture mastodontiche o della rilevanza mediatica. Perciò conosco perfettamente il lavoro che club a “conduzione familiare” e considerati meno noti hanno fatto in questi decenni. L’attuale calcio femminile si poggia sulle fondamenta gettate da piccole realtà come Mozzanica, Torres, AGSM Verona, Torino. ACF Firenze, Brescia, solo per citarne alcune, dove lo sforzo globale era di imprenditori appassionati ma al contempo visionari. Ed è la stessa encomiabile passione che oggi alimenta l’operato di realtà come Tavagnacco, Pink Bari, Orobica, Florentia e Napoli Femminile ancora completamente in rosa. Chiedo scusa a quanti si siano sentiti snobbati dalle mie parole, ma i miei toni non erano minimamente denigratori nè tantomeno presuntuosi. Ricordo le mie radici”.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Mourinho chiama Sergio Ramos, la Roma tenta il colpo