Lazio, Luis Alberto: “Il ruolo del fantasista? Molto difficile. Da piccolo giocavo sempre da solo”

Pubblicato il autore: Francesco Rossi Segui

Vederlo giocare è un piacere per gli occhi e i tifosi della Lazio sono sempre più innamorati di lui. Stiamo parlando di Luis Alberto, centrocampista spagnolo in forza alla compagine di Simone Inzaghi, protagonista di una stagione superlativa. Intervistato da France Football, il giocatore biancoceleste ha raccontato particolari importanti della sua vita da calciatore partendo dal principio, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla esperienza laziale. Ecco un estratto dell’intervista:

Quando ero piccolo giocavo spesso a pallone da solo. Sono stato fortunato ad avere qualcuno che mi ha visto. Questa persona ha parlato con mia madre in modo da poter far parte di una squadra locale. Nel mio paese, all’epoca, non esisteva Sono andato a Jerez, a circa 30 chilometri da casa mia. Avevo 8 anni. Mi hanno dato una palla in modo che potessi fare alcune azioni. Ero abituato a giocare da solo tutto il giorno davanti al piccolo negozio dove lavorava mia mamma. E’ così che è iniziato tutto”. 

Luis Alberto, fantasia al servizio della squadra

Il centrocampista spagnolo ha poi parlato del suo ruolo di fantasista nella Lazio, ruolo assai gradito da Luis Alberto ma tremendamente difficile da interpretare:

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Ci viene chiesto di trovare linee e spazi che gli altri non possono fare o addirittura vedere. Ragioniamo con due secondi d’anticipo per creare una situazione e cercare di ingannare l’avversario creando un vantaggio. Quindi è una questione di scelta: avanzare, passare, orientare. Questo è ciò che è più complicato in questo ruolo. Come regista, giochiamo di più con la testa che con i piedi. Per un motivo semplice: molto spesso siamo più lenti degli altri. È anche una questione di raccolta di informazioni e visioni di gioco. La testa? È l’80% del calciatore. Se la tua testa è libera e penso solo a ciò che devi fare, ti aiuta a un punto che non puoi neanche immaginare. È il 70-80% del nostro gioco e se aggiungi conoscenza, concentrazione, desiderio di diventare più forte, hai ancora più fiducia. Questo è quello che mi è mancato nei momenti difficili del mio viaggio calcistico”.  

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