Atalanta, capitolo stipendi. Ecco perché serve aumentare il monte ingaggi

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui


Essere ad alti livelli, ti comporta a subire dei cambiamenti che fanno parte dell’effetto collaterale di una big in campo europeo e italiano. L’Atalanta negli ultimi cinque anni ha compiuto imprese straordinarie, ma nonostante squadra e tutto ciò che la circonda (strutture e organizzazione) siano impeccabili, c’è un tassello che deve essere sistemato per seguire senza problemi questa linea ambiziosa: il monte ingaggi. I nerazzurri hanno una linea molto fiscale sulla questione, nonostante ciò, per mantenere alto il valore della squadra, è necessario un ridimensionamento (anche parziale) di tale contesto.

Sedicesimi per stipendi: una linea che sta stretta – Partiamo prima di tutto dai dati: durante la stagione 2019-20, statisticamente parlando, l’Atalanta si trovava al sedicesimo in posto in classifica per quanto riguarda il monte ingaggi, con un totale a 14,5 milioni di euro. Situazione abbastanza strana considerando l’attuale valore della rosa e tutti i risultati che sta ottenendo. Tale contesto è giustificato (in parte) dalla linea societaria: ambiziosa però con i piedi per terra di una provinciale alla ricerca di punti salvezza. Contesto che può andare bene quando la tua situazione è frutto di una casualità, ma considerando che l’Atalanta è una realtà, tale totale sta un po’ stretto, specialmente sui giocatori. Esempio: facendo la somma degli stipendi di Gosens, Djimsiti, Freuler e De Roon (giocatori titolarissimi e di livello internazionale), il risultato non raggiunge neanche la soglia dei 2 milioni. Certo, è buono mantenere i costi relativamente bassi e nel frattempo raggiungere determinati traguardi, ma visto che entro il 2024 verrà attuato un buon numero di rinnovi, è improbabile che l’aumento sia leggero: sottolineando che i nerazzurri, oltre ad avere una grande attenzione sul bilancio, hanno le casse piene.

Capitolo mercato: un piccolo passo per non avere problemi con “i grandi” – L’aumento del tetto ingaggi può diventare un vantaggio anche in termini di calciomercato: prendere giocatori di grandissimo spessore senza avere dei problemi sullo stipendio. Piccolo esempio: se la quota massima dovesse passare dai classici 2 milioni a 3/3.5, portare a casa giocatori internazionali come per esempio Thauvin, non sarebbe un problema. L’effetto domino è un contesto che si aziona parzialmente: un conto è il “Laxalt” di turno, un altro è avere tra le mani una pedina tanto forte quanto riconosciuta come campione in Europa. Tale evidenza fa capire che anche con poco, si possono aprire delle porte che prima sembravano difficili. Ci vuole un ritocco? Assolutamente si, ma senza esagerare: il concetto di spendere e spandere rischia di regalare brutti scherzi, anche se, allo stesso tempo, contesti grandi non rimangono indifferenti quando si tratta di denaro.

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