Atalanta, il troppo (turnover) stroppia: una lezione per Gasperini

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui


“Vincere o imparare”. Un concetto che ha contraddistinto da cinque anni a sta parte l’Atalanta: una squadra che punta sempre al successo, e quando non ci riesce ragiona sui propri errori (semplicemente la mentalità giusta per una “grande”). Nessuno è perfetto, neppure Gian Piero Gasperini ieri pomeriggio contro la Sampdoria. I nerazzurri hanno perso per 3-1 dove le lacune sono state tante, e il mister di Grugliasco si è preso la responsabilità sulle scelte fatte, rimarcando quei dettagli che potevano essere curati con attenzione.

Il troppo (turnover) storpia: ci vuole tempo prima fare esperimenti azzardati – Da quando Gasperini siede sulla panchina dell’Atalanta, il turnover è sempre stato un tema affrontato con le pinze: minutaggio ristretto, lavoro che richiedeva settimane prima di vedere dei risultati ed infine una grande attenzione (e allo stesso tempo fiducia) in caso di miglioramento. Esempi? Hateboer, Gosens, Castagne, Pasalic, Muriel, Malinovskyi e molti altri che, attraverso questo sistema, sono diventati giocatori molto affidabili. Ieri è stata adottata una scelta molto azzardata: dove centrocampo e fasce sono state completamente ridimensionate. Mojica e Depaoli non sono stati all’altezza, gioco completamente risentito, intesa abbastanza disordinata e gli errori sono stati troppi. Quando tenti di fare il passo più lungo della gamba: se vinci sei “fenomenale”, se perdi sei da “buttare”. Certo, sperimentare serve per trovare più soluzione e certezze, ma un turnover collaudato e fruttuoso come Roma-Atalanta 2018/2019 capita pochissime volte al primo colpo. Presunzione? No, Gasp ha imparato una lezione fondamentale: giocare col “fuoco” ci si scotta se non si prendono misure preventive e, per non rischiare, puntare principalmente sulle certezze. Anche i migliori sbagliano, e non si può far altro che risalire la china.

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