Atalanta, Sportiello sotto accusa: quando il rancore condiziona la critica

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui


La critica, se è costruttiva, può portare a capire dove ha sbagliato un determinato giocatore: specialmente quando la squadra subisce un tracollo fin troppo evidente. Poi ci sono invece quegli appunti fin troppo negativi dove il rancore influenza (e non poco) un giudizio già di per sé insufficiente. L’esempio perfetto è sicuramente quello del portiere dell’Atalanta Marco Sportiello, autore di una prestazione al di sotto delle aspettative, ma anche sotto il mirino di una critica troppo offensiva nei suoi confronti: condizionata da un vecchio rancore (e successivamente chiarito) risalente al 2016.

Sportiello come Berisha gli ultimi mesi a Bergamo: quando la “cicatrice” fa la differenza sul dato oggettivo – Dopo la sconfitta contro il Napoli di Gattuso, la critica atalantina è andata addosso ad un Marco Sportiello che, escludendo l’errore banale sul primo goal partenopeo, è stato condizionato da una difesa completamente in bambola. Certo, è giusto sottolineare la sua insufficienza, ma non certamente giustificata la crocifissione del numero 57 nerazzurro. Soltanto per quell’episodio del 2016 dove lui voleva andare via (risolto con una chiacchierata l’anno scorso con mister e società), bisogna trasformare ogni suo capello fuoriposto in una tragedia greca? Ovviamente no. La situazione di Marco, per certi aspetti, ricorda molto gli ultimi mesi di Berisha a Bergamo: portiere dove faceva delle piccolezze che, da parte della critica, venivano fatte pesare soltanto perché quella cicatrice contro il Dortmund, che costò l’eliminazione dell’Atalanta dall’Europa League, era troppo dolorosa per essere dimenticata. Serve equilibrio e oggettività nei confronti di Sportiello: il talento non gli manca, nelle prime giornate è stato anche protagonista, e quando sbaglia bisogna guardare solo ed esclusivamente quello che è successo sul campo (non di più).

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