Calcio, stipendi e Covid-19: Serie A a rischio. Interviene Gravina

Pubblicato il autore: Anna Rosaria Iovino Segui


Il calcio ai tempi di coronavirus non è facile. Non solo la continua paura di grandi focolai nelle società, non solo quello di un possibile nuovo blocco, la possibilità di fallimento societario è dietro l’angolo.

I grandi numeri degli anni passati, quando tutto andava per il meglio, sono da dimenticare. Le società, tutte, non sono in grado di sostenere gli stipendi con i flussi in entrata che sono sempre più ridotti.
Molte società non hanno avuto modo di pagare gli stipendi di settembre, almeno 5 delle società di Serie A non sanno come fare. Il termine ultimo per mettere in pagamento questi stipendi è il 16 novembre. Questa difficoltà si presenterà, man mano, a tutte le società. A tal proposito Gravina ha scritto al Premier Conte e a diversi ministri, come Speranza e Spadafora, per chiedere di inserire il calcio nella lista dei settori in crisi.
Gravina aveva chiesto al Governo di congelare almeno l’irpef, ottenendo un rifiuto. Di questo passo il collasso è vicino.
Gran parte delle perdite è dovuto al mancato incasso dei botteghini: tra partite allo stadio, abbonamenti, diritti tv; il resto dagli sponsor.

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Una delle soluzioni è quella di servirsi del Fondo Cvc. Quest’ultimo sembrerebbe un ottimo accordo, solo che non tutti i presidenti della Serie A sono favorevoli. Altro aiuto potrebbe arrivare dai giocatori stessi, i quali potrebbero ridurre gli stipendi e aiutare le società a respirare nei prossimi mesi. Le società non possono non pagare gli stipendi. La stessa Lega sta pensando a questa soluzione, attraverso un contributo di solidarietà, che prevede la riduzione dello stipendio del 20%. La riduzione è per i giocatori il cui stipendio supera il milione di euro netto, l’anno. Non tutti i giocatori potrebbero prendere bene la scelta della Lega, infatti si rischia che molti potrebbero lasciare l’Italia, andando ad “impoverire” la Serie A anche dal punto di vista di calciatori di rilievo.

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