Torino 2020: cronache dall’annus horribilis

Pubblicato il autore: Marco Morgano Segui


RIVIVIAMO IL TURBOLENTO 2020 DEL TORINO – Soltanto un anno fa ci si ritrovava a commentare dodici mesi di ottimo Toro con un bottino di 57 punti racimolati in 36 gare, rispettivamente appena 1 e 2 meno di Milan e Napoli, un’arcigna retroguardia, appena 44 reti incassate, ed un’invidiabile differenza reti, +6.
Insomma circostanze oltremodo remote anni da quelle odierne in cui si è costretti ad attribuire, nel medesimo lasso di tempo traslato in avanti di quattro stagioni, alla stessa compagine granata la maglia nera del campionato italiano.
Nel 2020 il club granata in Serie A, condotto nella foschia da tre diverse figure tecniche, ha messo a referto appena 27 punti e tanto basta per figurare, con netto (s)vantaggio sulle altre pretendenti, come ultimissima classificata dell’anno solare, in una graduatoria che, per ovvi motivi, esclude sia le retrocesse che le neo-promosse. Ma non solo, nessuno ha fatto peggio del Torino nemmeno in ambito di reti subite (74), di sconfitte (20) e vittorie (6) ottenute e, inevitabilmente, anche di differenza reti (-28).

Torino 2020, cronache di un anno buio

Trasferta del Mapei: Principio della fine

L’inizio dell’inquietante caduta libera granata, ancora ampiamente in corso, è riscontrabile nell’intervallo del match contro il Sassuolo, datato 18 gennaio quando sulla panchina sabauda sedeva Walter Mazzarri. I ragazzi del Toro, nonostante qualche caduta di stile e vari punti sperperati nel cammino, parevano ancora poter dire la propria ai piani alti del calcio nostrano, forti del 7° posto ottenuto la stagione precedente.
Del resto il Torino vantava una buona classifica e mirava l’Atalanta, distante 10 lunghezze ma battuta all’andata e “distratta” dagli impegni europei, con l’intenzione, ad oggi bizzarra, di raggiungerla. Tutto ciò mentre sugli spalti imperversava la dura e perpetua contestazione nei confronti della disprezzata presidenza.
I granata, quel giorno, si presentano al Mapei Stadium dopo aver principiato in pompa magna l’anno solare 2020 battendo, sul campo della Capitale, la Roma di Fonseca per 2 reti a zero servendosi di una leggendaria prestazione di Salvatore Sirigu che mantenne la porta, miracolosamente, inviolata nonostante le 31 conclusioni giallorosse verso essa.
Andrea Belotti, autore di una splendida doppietta, aveva riposato nella vittoria interna di Coppa sul Genoa e godeva di una forma ineccepibile. Inoltre la difesa, orfana di Moretti, rimpiazzato dall’attento Djidji, pareva un muro a tratti insormontabile basato su poderosi pilastri quali i senatori Izzo e N’Koulou.
Quel pomeriggio i granata, in quel di Reggio Emilia, dopo essersi trovati in vantaggio di una rete al termine della prima frazione di gioco, rimettono piede in campo distratti e svogliati subendo 2 reti capaci di ribaltare il match e consegnarlo ai nero-verdi, che da lì in poi condurranno una buonissima stagione.

15 reti in 7 giorni: Il Tramonto dell’era Mazzari

Quei due gol, firmati Boga e Berardi, paiono oggi come il segnale d’avvio di un periodo nerissimo dal momento che in quel contesto, 7 giorni dopo, il Torino in una gelida notte di fine gennaio subirà 7 pesantissime reti proprio da quell’Atalanta che, fino a poche ore prima, qualche tifoso granata considerava ancora arrivabile.
Proprio quella settimana la squadra di Mazzarri, per opera di Dea, Milan e Lecce, incasserà l’imponente cifra di 15 reti salutando, insieme alla Coppa Italia, anche qualsiasi ambizione per il campionato in corso.
Così, in 10 giorni, dalla sera al mattino, si esaurisce l’era di Walter Mazzarri che in due anni esatti aveva condotto il Torino ad un nono ed un settimo posto, con conseguente gettone per l’Europa poi gettato via al preliminare di agosto a causa di uno sciagurato sorteggio che mise davanti ai granata un top-club come il Wolverhampton, settima potenza del calcio inglese.

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Torino ai granata: L’avvento del traghettatore Longo

La settimana seguente, in un ambiente torinese ancora scosso ed inquieto, dopo un vasto toto-nomi, fa capolino sulla panchina del Grande Torino l’acclamato ex-tecnico della vincente Primavera granata: Moreno Longo. Il giovane mister, uomo del Filadelfia, affronta il match con la Samp, l’ultimo interno con la spinta dei tifosi prima dell’imminente pandemia, con con un assetto di matrice inevitabilmente mazzarriana ma tentando di infondere nei giocatori, impacciati e spaesati, un briciolo di Tremendismo. La partita, dopo un tempo ai limiti del soporifero, vede i granata portarsi in vantaggio con l’attesissima prima marcatura di Simone Verdi, autore fino a quel momento così come per i tempi a venire, di una stagione alquanto anonima e deludente. Purtroppo, nei minuti successivi, la seconda rimonta annuale subita regala ai rivalissimi blucerchiati un’inaspettata vittoria, semplificata da un eccesso di foga di Izzo che concede agli avversari, in un solo colpo, la rete del 3-1 ed il vantaggio numerico.
Dopo altre due sconfitte di misura con Milan e Napoli, complice la dilatazione dei tempi causata dall’allora misteriosa epidemia, i granata potranno raccogliere nuovamente 3 punti soltanto sul finire di giugno con la soffertissima vittoria in casa sull’Udinese di Gotti grazie ad una delle tantissime prestazione maiuscole di Capitan Belotti.
Longo però non riesce a dare continuità a questo isolato, e fortuito, successo perdendo un ulteriore filotto di tre gare con Cagliari, Lazio e Juventus e incanalando il Torino sempre più all’interno del vortice della lotta per la salvezza avvicinandolo paurosamente al trittico costituito da Brescia, Lecce e Genoa. Nelle 3 partite successive, intermezzate da una sconfitta a San Siro con l’Inter, arriveranno le vittorie proprio sulle rivali Brescia e Genoa, con i secchi 3-1 e 3-0, che scacceranno, almeno per quell’anno, lo spettro dell’innominabile campionato cadetto. Le cinque partite di mezza estate che si sono giocate da lì a fine campionato, e che per la cronaca non hanno portato vittorie nelle casse del Toro, persero totalmente di significato e furono sfruttate solo da Moreno Longo per sperimentare e tentare di ottenere una sua riconferma, mai presa realmente in considerazione del Presidente Cairo.

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Agosto: Finalmente Giampaolo, la quiete tra due tempeste

Nella settimana di ferragosto, quando gran parte dei tifosi avevano già staccato da tempo la spina dal mondo del calcio dopo un duro semestre di crisi e pandemia, inizia nel silenzio il calciomercato. Il Torino, mai così vispo e acceso nelle trattative, conclude in pochi giorni vari interessanti colpi come l’atteso Karol Linetty, l’inaspettato Ricardo Rodriguez e la scommessa kosovara, elogiata dalla critica, Mergim Vojvoda. L’entusiasmo, per quanto possibile, accenna a crescere e il 7 agosto arriva la conferma che alla guida tecnica del nascente Torino figurerà Marco Giampaolo, allenatore svizzero-abruzzese di esperienza assoluta e con apparente volontà di rivalsa maturata a seguito della fallimentare esperienza al Milan, naufragata dopo appena 7 gare. Le pedine necessarie al Torino sono ancora moltissime e, per evitare rischiose tensioni interne all’alba del nuovo progetto, bisogna accontentare coloro che desiderano migrare verso altri lidi, come i vari Izzo, N’Koulou e Sirigu, rimpiazzandoli a dovere. Insomma, le cose da fare sono davvero molte ma il 5 ottobre, termine della sessione di mercato, pare ancora lontanissimo e c’è fiducia diffusa nell’operato di Cairo e del suo neo ds Vagnati.

Trimestre di letargo: Niente mercato e tensione alle stelle

Il Torino però, complice uno smisurato numero di positività al virus registrate tra lo staff e la dirigenza, da metà agosto al mese d’ottobre, si ritira in un inspiegabile e rovinoso in letargo. Questo macro-fase di quiescenza costa al club di Via Arcivescovado il disfacimento di quanto buono fatto nella prima parte della sessione estiva facendo registrare poche, e non essenziali, operazioni in uscita come quelle di Berenguer, Iago Falque, Bonifazi e Ola Aina che, di fatto, dimostrano l’esimersi del club di Cairo dalla corretta gestione dei casi spinosi. Tensioni interne, unite ad una penuria di pedine essenziali ed una prevedibile flemmatica carburazione del meccanismo giampaoliano, portano il Torino a patire 3 goffe sconfitte in altrettante gare d’esordio della nuova stagione contro compagini sulla carta accessibili, come Fiorentina, Atalanta e Cagliari.

Ultimi in classifica: La premiata ditta Rimonte

Proprio attraverso gli insuccessi maturati con le ultime due nominate, Marco Giampaolo, inaugura la “premiata” ditta delle clamorose rimonte subite. Del resto, per le partite seguenti, risulta decisamente più agevole elencare i match in cui il Torino non ha perso punti da situazioni di vantaggio, ovvero le 3 gare con Crotone (0-0), Roma (3-1) e Udinese (3-3), piuttosto che le altre, ben 10. Tra le peggiori rimonte subite certamente figurano quella di San Siro con l’Inter in cui il Torino, in vantaggio di 2 reti, perde la testa e subisce due reti in due minuti per poi perdere 4-2 oppure quella con la Lazio in cui Belotti e compagni, in vantaggio al minuto 95′, incassano due marcature tra il sesto e l’ottavo minuto di recupero per poi perdere 4-3. Specchio dei tempi dei granata è però proprio una delle gare sopraccitate, quella con l’Udinese, in cui il Torino, costretto alla vittoria da una condizione di classifica conturbante, scende in campo in evidente stato confusionale e subisce due reti dai friulani per poi rimontarle, in circa un minuto, con rabbia e fervore prima di subire, pochi secondi dopo, il singolare e masochistico colpo del 3-2.

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Incubo e cambiamento: Tutti in discussione

Il Toro, trattenendo in estate Sasa Sirigu, pare nei fatti averlo perso mentre la coppia composta da Izzo e N’Koulou, complice presunti infortuni e pesanti scontri con la società, figura tra la panchina e la tribuna a vantaggio della linea verde costituita da Bremer, eccelso ed energico, e Lyanco, talentuoso ma sventato.
Sul rettangolo di gioco non esistono certezze e, almeno in un’occasione, tutti gli elementi, ad eccezione del mitologico Gallo, sono stati posti sul banco degli imputati portando all’affermazione, oltre ai già citati, di Lukic, completo ma discontinuo, Singo, finora ai limiti dell’eccellenza e Buongiorno, perfezionabile ma affidabile e competente.
Nella sfortunata trasferta di Roma, inabissata dagli abbagli colossali del fischietto Abisso, perde il posto persino Sirigu che siede in panchina in favore del vice Milinkovic-Savic, possente ma talvolta inefficace, che dopo due gare tra i pali riconsegna le chiavi al n°39 nuorese.

2021 tra mercato e vittorie: Serve una rinascita con, o senza, Giampaolo

L’anno finisce così, con il ritorno di Izzo e Sirigu, un peccato non sfruttarli, ed il pareggio nello Stadio Maradona, con il 22° e il 23° punto gettati al vento nei minuti di recupero per negligenza nelle sostituzioni operate ed una sublime prodezza di Insigne che assestano il Toro, in solitaria, all’ultimo gradino della graduatoria.
La media punti in campionato dell’era Giampaolo è eccessivamente disonorevole (0,57 a partita) persino se posta a confronto con quella che costò l’esonero a Mazzarri (1,22) ma la vera notizia è che il tecnico di Bellinzona non è, e non è mai stato, messo in discussione dalla società che ripone in lui assoluta fiducia. Persino una buona parte del tifo granata, stremato da un’annata inguardabile, si esprime volenterosa di proseguire con la gestione corrente con la consapevolezza che, ad oggi, cambiare potrebbe risultare controproducente mentre sostengono che qualche sapiente operazione di mercato, unita ad una ricognizione maggiore, possa rielevare il Toro senza procedure irreversibili. Il Torino avrà un nuovo anno di profonda rivoluzione in cui, a malincuore, dovrà prepararsi a salutare il suo Gallo ma anche calciatori del calibro di Sirigu, Izzo e N’Koulou così come Rincon, Zaza e Ansaldi perché è giusto che il ciclo finisca e il Toro possa rinascere, come del resto ha sempre saputo fare, dal momento che gli atleti possono cambiare ma la maglia rimane in eterno.

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