Atalanta, guai a peccare di presunzione. Ora testa alla Coppa Italia

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui


Nel corso di una stagione, specialmente in un campionato così equilibrato come questo, le partite storte contro squadre abbordabili sulla carta capitano: pur perdendo quei punti che potevano diventare fondamentali per il raggiungimento del proprio obiettivo. L’Atalanta ieri pomeriggio ha sprecato l’ennesima opportunità per riuscire ad agganciare la Roma al quarto posto, facendosi rimontare da un Torino in piena crisi (dopo l’iniziale 3-0). Il risultato fa molto discutere, soprattutto per il “come” si è arrivati a quel 3-3 sicuramente evitabile. Il tutto attorniato da un fattore che, in una grande squadra, non ci deve nemmeno essere: quello della presunzione nei confronti del proprio avversario. La convinzione di essere superiore.

Niente alibi: una situazione per l’Atalanta evitabile – Quella contro il Toro è stata una partita speculare al match di Bologna: squadra in grado di chiudere il match in 20 minuti per poi sedersi sugli allori e subire il pareggio avversario. Testa alla Coppa Italia? Fisicamente non al top? Calendario frenetico? Non sono giustificazioni che tengono quando è la mentalità a fare la differenza: credersi superiori anche dopo un 3-0 è la cosa peggiore che una squadra come l’Atalanta possa fare. Ogni avversario va affrontato con la testa giusta per 95 minuti, tenendo presente che l’unico modo che ha la Dea per gestire le partite è “non gestirle”: continuare ad attaccare arrivando anche a fare delle goleade. Certo, non è la prima volta che la Dea inciampa contro le Piccole (visti i pareggi contro Udinese e Genoa), ma soffermarsi semplicemente al risultato statistico senza capire “come” arrivi a a tale esito, vuol dire analizzare solo un lato della medaglia. Ora la squadra è concentrata a mercoledì: c’è una finale da conquistare per scrivere l’ennesima pagina di storia nerazzurra. Piedi per terra, testa bassa e tanto lavoro.

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