L’avventura di Marcello Lippi all’Atalanta: tra contropiede, terzo posto e la UEFA mancata per un punto

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Oggi compie 73 anni Marcello Lippi. 5 scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, due volte premiato come miglior allenatore dell’anno e ovviamente il trionfo ai Mondiali di Germania nel 2006 a Berlino, trascinando la Nazionale azzurra fino alla conquista del quarto titolo. Nonostante venga principalmente ricordato per i successi citati in precedenza, lui fa parte di uno dei pezzi più importanti (e allo stesso tempo meno citati) della storia dell’Atalanta Bergamasca Calcio: tra una squadra stabilmente incollata al treno delle grandi e il rammarico di non aver raggiunto la Coppa UEFA.

Marcello Lippi arriva all’Atalanta in un periodo un po’ particolare: siamo nel 1992, è finito il ciclo Stromberg e l’ambizioso presidente Percassi è intenzionato a ritornare in Coppa UEFA (risultato mancato dal predecessore Giorgi). Il mister nerazzurro però può contare su una rosa molto promettente. Citando qualche nome: Ganz, Rambaudi, Bordin, Porrini, Alemao, Ferron, Perrone, Valentini, Minaudo, Bigliardi, Rodriguez e Montero. Oltre a questi ci sono i giovani Magoni, Tacchinardi, Pisani e l’oggetto misterioso Valeciano. La sua Atalanta, nonostante il contropiede, vola soprattutto in casa e alla fine del girone d’andata la Dea è al terzo posto in classifica: sottolineando qualche vittoria di spicco contro Juventus, Parma, Roma, Fiorentina e il pareggio con il Milan di Capello. Al ritorno però, nonostante i nerazzurri che vacillano tra il terzo e il quinto posto, si registra un calo (anche tra le mura amiche), e i troppi punti persi lontano dal comunale non aiutano. La Dea concluderà la sua annata all’ottavo posto con la UEFA che sfuma di un solo punto (e il quarto addirittura di tre). Annata positiva che registrerà Maurizio Ganz come miglior marcatore orobico, ma Percassi decise di mandare via il tecnico per via dell’atteggiamento troppo difensivista, ingaggiando un mister tanto offensivo quanto inesperto come Guidolin. Il tempo dirà che, come spesso accade, il fine giustifica i mezzi, e al di là del “non gioco”, Marcello Lippi rimane un mister che in quel di Bergamo ha portato tante soddisfazioni.

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