Superlega, frecciatina di Agnelli alla Serie A: “Non cambia nulla”

Pubblicato il autore: Alessandro Vescini Segui

Superlega Agnelli
La bomba della Superlega è stata lanciata. Dopo il caos generale, dove ognuno diceva la sua, i diretti interessati stanno cominciando a parlare. Subito dopo l’annuncio si è tenuta l’assemblea della Lega Serie A in videocall della durata di un’ora e mezza. Juventus, Milan e Inter hanno ribadito la loro volontà di continuare a giocare nel campionato nazionale. Tra lamentele e proposte estreme, la tesi portata avanti dai 17 club non “elitari” rimarca sul fatto che, con i 350 milioni garantiti all’anno, lo Scudetto sarà sempre nelle mani delle tre big del calcio italiano. Andrea Agnelli ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa rispondendo in modo sarcastico alle critiche ricevute in videoconferenza con: “Ma cosa cambia? È così da ottant’anni, mi pare”. Inutile dire che la frase ha fatto imbestialire gli altri partecipanti della riunione online.

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Agnelli e la Superlega: tra genio e follia

La Superlega è stato un’idea che Agnelli aveva in mente da anni. Idea che con la crisi economica causata dalla pandemia ha preso piede nelle teste dei presidenti dei top club europei. È un tentativo di salvaguardare l’interesse delle grandi squadre che, al giorno d’oggi, sono delle vere e proprie aziende. Questa competizione, stile Nba, apre le porte ai mercati internazionali. Cina, Stati Uniti e Medio Oriente non hanno la cultura calcistica europea. Non sono interessati alla favola Atalanta. Vogliono lo spettacolo: ogni settimana la possibilità di vedere i campioni affrontarsi tra loro. Agnelli e gli altri presidenti sanno benissimo che l’effetto e gli introiti generati dalla Superlega, beneficeranno anche gli altri club nazionali. Perché più soldi stanno nelle mani di coloro che comprano, meglio è per coloro che vendono. L’unico ostacolo, prevedibile direi, è la guerra con la Uefa, la quale vede il suo monopolio cominciare a infrangersi. Perché una Champions League senza queste 12 squadre, non merita di essere guardata.

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