“Il fu Mattia Caldara”: tra speranza, sfortuna e la mancata redenzione con l’Atalanta

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Quando si pensa al secondo ciclo a Bergamo di Mattia Caldara, la prima parola che viene subito in mente è una sola: sfortuna. Già, quello che doveva essere il rilancio del difensore bergamasco si è trasformato in un tunnel senza fine (e soprattutto senza luce in fondo). Un percorso concluso con il mancato riscatto da parte della squadra bergamasca e il numero 13 atalantino ritornerà alla corte milanista. Il tutto condito da un rimpianto per non aver ritirato fuori il potenziale che lo ha reso uno dei difensori atalantini più forti di sempre (specialmente tra il 2016 e il 2018).

Nonostante dovesse recuperare completamente la sua forma quando è stato acquistato dall’Atalanta nel gennaio 2020, il percorso di Mattia Caldara è sempre stato in crescita, riscontrando anche un buonissimo rendimento nelle ultime tre partite (su tutti quella contro il Milan a San Siro). Non a caso ad inizio anno doveva essere lui il titolare insieme a Djimsiti e Toloi, poi arrivarono i problemi al tendine rotuleo che lo fermarono ai box per oltre 3 mesi, e l’esplosione definitiva di Romero non ha certamente aiutato il numero 13 nerazzurro a ritagliarsi lo spazio, al di là che le sue ultime apparizioni siano state tutto sommato convincenti. La realtà però è un’altra: 15 milioni di euro sono troppi per riscattarlo. Il ragazzo farà ritorno al club milanista, con il rammarico per quello che non è stato e il ricordo del “primo” (e vero) Mattia Caldara.

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