Speciale Pantani: diciotto anni dalla morte di Marco. Cosa ha lasciato il Pirata

Pubblicato il autore: andrea terreni

Sono passati diciotto anni da quel tragico 14 Febbraio 2004. Diciotto anni fa ci lasciava tra lo stupore e il dolore di tutti il più grande scalatore italiano di tutti i tempi Marco Pantani, detto il Pirata. Un edema polmonare e celebrale dovuto da intossicazione da farmaci e cocaina la causa accertata da due autopsie differenti, ma tanti dubbi sulle modalità e sugli sviluppi di quella tragica notte all’Hotel Tre Rose di Rimini.

Il tempo è passato impietoso ma non ha scalfito minimamente il ricordo di Pantani e delle sue imprese. Anzi, se possibile la sua tragica fine e le circostanze misteriose collegate a questa hanno contribuito a rendere ancor più leggendaria l’immagine del piccolo scalatore di Cesenatico.

Diciotto anni senza Marco Pantani: quel giorno a Madonna di Campiglio

La mattina del 5 Giugno 1999 Pantani si sveglia nel suo albergo, a meno di 24 ore dall’assolo che lo aveva portato a rinsaldare la sua maglia rosa rendendola inattaccabile da tutti gli avversari, da un normalissimo controllo antidoping.
L’ematocrito (la percentuale di globuli rossi nel sangue) del pirata che la sera prima era del 48% risultò quella mattina essere del 51,8%, e quindi oltre la soglia del 50+1% concessa dal regolamento. Come da procedura Pantani venne sospeso (non squalificato per doping) in via cautelativa per i 15 giorni stabiliti dal regolamento, passando cosi la sua maglia rosa al 2° in classifica Paolo Savoldelli (che si rifiutò di indossarla in corsa).

Le immagini del Pirata che esce dall’albergo scortato dai Carabinieri hanno fatto il giro del Mondo. Le sue dichiarazioni furono un lampo dentro a un cielo terso, “Questa volta non riuscirò a rialzarmi” disse Pantani e purtroppo da quella volta non fu più lui. Spesso ho pensato che in realtà un pezzo di Marco morì proprio quel giorno e che la responsabilità di quanto accadde è da ricercarsi all’interno di situazioni non chiare e che ancora oggi lasciano forti dubbi su quello che successo quella mattina a Madonna di Campiglio.

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Diciotto anni senza Marco Pantani: l’uomo che fece tremare Armstrong

Marco Pantani viene ricordato soprattutto per le grandi imprese e per i suoi trionfi. E’ tutt’oggi l’ultimo corridore in grado -a distanza di 24 anni- di fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno. Eppure quello per cui vale la pena ricordare il Pirata è la sua immensa capacità di rialzarsi dopo cadute, incidenti, sfortune e fato.

Una carriera costellata da cadute imprevedibile e da incidenti assurdi. Come quella volta che finì investito da una macchina che si ritrovò davanti in discesa durante la Milano-Torino. Un automobilista che era entrato sul percorso percorrendo una strada secondaria e ignorando i divieti. Oppure per un gatto che attraversa la strada, per un salto di catena. Una serie di sfortune che hanno reso Pantani sempre più forte e più determinato, fino al magico 1998 e al funesto 1999.

Pantani però riuscì a riemergere ancora una volta, l’ultima, nonostante che il suo cuore e il suo spirito ormai fossero appesantiti dall’incapacità di tornare a vivere e pedalare con la leggerezza necessaria a volare in salita. Come lui sapeva fare e come la gente sognava che lui facesse. Eppure nel Luglio del 2000 tornammo tutti a sobbalzare in poltrona, nei bar, sulla strada, a vedere “i francesi che s’incazzano”  per le imprese di quel piccolo uomo che, lasciato libero, sapeva piegare a se le montagne.

Il 10 luglio 2000 Armstrong stroncò tutti sui Pirenei nel traguardo di Hautacam rifilando a Pantani 5′ che sommati agli altri 5 di ritardo che aveva accumulato nelle due tappe a cronometro di inizio Tour, relegavano lontanissimo il Pirata in classifica generale. Eppure tre giorni dopo, nel lunare arrivo sul Mont Ventoux Pantani riemerse ancora una volta. Quando sembrava in procinto di mollare all’inizio dell’ascesa al Monte Calvo, trovò la forza di resistere e andare all’attacco. Armstrong lasciò sfuriare il Pirata prima di andare a riprenderlo con estrema facilità. I due arrivarono appaiati con Pantani che riuscì a precedere l’americano con l’ultimo colpo di pedale. Armstrong dichiarò di averlo lasciato vincere e quello fu un colpo durissimo per il Pirata.
Pantani poi rosicchiò qualcosa a Briancon due giorni dopo, mentre stava preparando nella sua testa l’impresa.

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E l’impresa puntualmente arrivò.
Il giorno 16 Lugli0 2000 Marco Pantani compì quello che allora e che per anni a venire sarebbe stato considerato impossibile. Attaccò lo squadrone americano della US Postal Service e staccò in salita Lance Armstrong.
Sull’ascesa che portava a Courchevel il Pirata, indomito lottatore, spremette tutte le ultime gocce di anima che gli restavano e se ne andò in solitario a prendere quella che sarebbe stata la sua ultima vittoria. Armstrong cedette e questa volta la vittoria di Marco era senza ombra.

Diciotto anni senza Marco Pantani: l’eredità del Pirata

Oggi siamo qui a ricordare le imprese di Pantani a diciotto anni dalla sua morte. Ma cosa lascia veramente Marco a tutti noi e al mondo del ciclismo? E’ una domanda alla quale ognuno può rispondere come vuole perchè sicuramente ognuno di noi ha una sua risposta. Io personalmente voglio ricordare la tappa numero 16 del Tour 2000, la Courchevel – Morzine.

Pantani arrivava da due vittorie, una ottenuta il giorno precedente. In classifica era risalito fino al 6° posto a poco più di 1′ dal podio. Un podio facilmente raggiungibile con la condizione che aveva maturato in quei giorni di gara. Un podio che ogni corridore “normale” avrebbe accolto come una benedizione visti anche gli ultimi due anni durissimi e pieni di umiliazioni. Ma non lui. Marco Pantani da Cesenatico quella mattina partì non per attaccare il podio ma per far saltare il despota Armstrong, 9′ avanti in classifica generale.

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Attacca a 130 chilometri  dal traguardo sul primo dei cinque GPM di giornata. La RAI fiuta l’aria dell’impresa e modifica il palinsesto televisivo per andare a cogliere Pantani all’attacco di Armstrong. L’americano è nervoso e ordina ai fedeli scudieri Hamilton e Livingstone di aprire il gas per contenere l’italiano. La leggenda narra di una telefonata fatta dall’ammiraglia della US Postal direttamente al dottor Ferrari per avere lumi sull’azione di Pantani. Quest’ultimo rassicurerà Armstrong sostenendo che nessun uomo sarebbe in grado di arrivare al traguardo in quelle specifiche condizioni di gara. E così fu. Pantani si fa quasi 90 chilometri in fuga, passa sul Col del la Colombiere prima di arrendersi nella successiva discesa. Il gruppo lo riassorbe e lo lascia indietro. Arriverà staccato, a oltre 13 minuti e la mattina dopo non ripartirà. Il Tour non lo inviterà più. 

Il manifesto di Marco Pantani è tutto in questa tappa. Una corsa che lo ha visto sconfitto e non trionfante. Una corsa in cui, se ce ne fosse ancora bisogno, il Pirata ha dimostrato il senso di correre per vincere, per provarci, per rialzarsi ancora una volta.

Sono passati diciotto anni e tanti ricordi son diventati leggenda. Nessuno sarà mai più come Marco, nessuno avrà come gregario la montagna stessa. Grazie Pirata.

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