Marco Zambelli a SuperNews: “Brescia la mia vita, lo spirito di gruppo la grande forza degli uomini di Filippo Inzaghi. Scudetto? Corsa a tre, ma Inter la più completa”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui

SuperNews ha intervistato Marco Zambelli, ex difensore, tra le tante, di Brescia, Empoli, Foggia e Feralpisalò. L’ex terzino destro classe 1985 ha ripercorso la sua carriera, ricordando le esperienze calcistiche per lui maggiormente significative, come la lunga permanenza nelle file del Brescia e in quell’Empoli della stagione 2015-2016 che raggiunse il decimo posto in Serie A. Zambelli si é inoltre soffermato sugli attuali campionati di Serie A e B, analizzando lo scenario di ogni categoria ed eleggendo i club che quest’anno sono più attrezzati per la vittoria dello scudetto.

 

Marco, possiamo dire che, alla luce delle tue 299 presenze con la maglia del Brescia, quella con i biancazzurri é la tappa più importante della tua carriera? Cosa ha significato per te giocare con questo club?
Brescia é stata la mia vita. Dai primi passi nel 2000 fino all’esordio nel 2003. Ho trascorso tanti anni da capitano, é stata la tappa più importante della mia vita. Giocare per la squadra della tua città ti regala emozioni che tante altre situazioni non ti regalano e ti fa fare scelte dettate dall’amore che in altri contesti non avresti mai fatto.

Attualmente il Brescia si trova secondo in classifica di Serie B, a soli due punti di distanza dalla capolista Pisa: ha concrete chances di raggiungere la promozione? E qual è il tuo giudizio sul lavoro di Filippo Inzaghi?
L’affetto rimane verso la città e verso la squadra. Ho avuto il piacere di vedere tante partite del Brescia, che fa della qualità e del gruppo la propria forza. I biancazzurri hanno vinto match che sembrano difficili e già indirizzati proprio grazie al grande spirito di squadra, insieme al valore aggiunto dell’allenatore, Filippo Inzaghi, che ha trasmesso una mentalità vincente e propositiva ai suoi giocatori. Alla lunga, Brescia ha tutte le carte in regola per essere uno di quei club che può ambire alla promozione.

Anche l’Empoli é tra i club che hanno fatto parte del tuo percorso calcistico. Parlando dell’Empoli attuale, in Serie A la squadra di Andreazzoli si trova ottava in classifica a soli due punti di differenza da una big come la Juventus, e non é poi così distante da un posto in Europa. Che ne pensi di questo gruppo?
Mi ricorda il percorso che facemmo noi con Marco Giampaolo nella stagione 2015-2016, in cui terminammo il campionato decimi in classifica. Fu una cavalcata trionfale con grandi giocatori: Zielinski, Mario Rui, Maccarone, Saponara, Skorupski in porta. Trovo molte analogie con l’Empoli di quel periodo, non solo per la forza della squadra, ma anche per la società, che rappresenta un piccolo paese ma che fa le cose fatte bene. Empoli la ricordo con affetto, perché é un posto dove sono stato davvero bene. Non é stato facile, perché io arrivavo dai 15 anni di Brescia, e si sa che il cambiamento spaventa sempre un po’ tutti, ma mi é rimasto un bellissimo ricordo, nonostante la retrocessione del 2016-2017, in cui subimmo la rimonta del Crotone, che era dietro di noi.

Il percorso idilliaco del Napoli é stato ostacolato dalle assenze di pilastri come Osimhen, Anguissa, Koulibaly, che hanno contribuito a farla balzare dal primo al 4 posto della classifica. Anche il Milan ha dovuto fare a meno di tasselli importanti, uno su tutti Kjaer, ma é riuscito comunque a rimanere in orbita vetta posizionandosi a -1 dall’Inter capolista, che invece continua a macinare successi. Quale club ti sembra il candidato numero 1 per la vittoria del campionato quest’anno?
Se devo ragionare in base ai numeri dico l’Inter, perché sembra avere la rosa più completa e più predisposta nel lungo termine. Tuttavia, l’entusiasmo di Napoli, Milan e Atalanta non permetterà di assistere ad un campionato scontato: tutte e tre battaglieranno fino alla fine. In particolare, Napoli e Milan hanno acquisito una consapevolezza che non avevano negli anni precedenti, ovvero quella di poter vincere il campionato. Non saranno complete come l’Inter, ma Pioli e Spalletti guidano squadre forti e motivate.

Questo weekend ci sarà Milan-Napoli: chi ha le carte migliori per portare a casa il match?
Qui subentra la mia fede rossonera, e per questo dico Milan, anche in base al momento che sta attraversando. I rossoneri vengono dalla sconfitta in Coppa, da un pareggio in campionato che lascia un po’ l’amaro in bocca, quindi credo che abbiano grande voglia di riscatto. Lo stesso discorso vale anche per il Napoli, che viene dalla sconfitta subìta in casa contro l’Empoli. Ci aspetterà un match tra squadre che non hanno intenzione di perdere. Sia Milan che Napoli vengono da situazioni simili, quindi dico Milan per una questione di affetto e di fede calcistica.

Inter di Conte vs Inter di Inzaghi: in cosa é cambiata la squadra nerazzurra? Quale ti convince di più?
Credo che l’intelligenza di Inzaghi sia stata quella di arrivare e non stravolgere tutto e, al contrario, conservare una parte di identità di quel gruppo costruito da Conte, fatta di sacrificio, devozione alla causa, senso di appartenenza. Inzaghi, oltre ad aver messo la sua capacità di far giocare bene le squadre, é stato bravo a mantenere le caratteristiche di un gruppo già formato. Secondo me non c’è un’Inter di Conte e una di Inzaghi, quanto la capacità e intelligenza di aver conservato parte dell’Inter dell’anno precedente.

Nessuno é abituato a vedere la Juventus settima in classifica, protagonista di prestazioni e risultati fino ad ora molto altalenanti e al di sotto delle aspettative. A cosa é dovuto questo, secondo te? 
Secondo me é dovuto al corso naturale delle cose. La Juventus veniva da 9 scudetti di fila. Personalmente pagherei per fare 9 anni in quel modo per avere poi un paio d’anni così e così. Per questo credo sia qualcosa di fisiologico. Non mi piace parlare di cambio generazionale, perché ci sono giocatori di una certa età che ancora danno un contributo fondamentale alla squadra, ma sicuramente si tratta di riassettare degli equilibri, messi in discussione da giocatori e allenatori che partono e che arrivano. La Juventus é la Juventus, é quel famoso “drago dalle 7 teste”: se ne tagli una, ne rispunta sempre un’altra. I bianconeri risorgeranno da questo momento, magari non quest’anno, e magari rischieranno anche di uscire dalle Coppe (e lì diventerebbe un problema di bilanci piuttosto che di risultati), ma la Juventus sicuramente risorgerà.

Un giocatore di Serie A che ti piace particolarmente?
Un calciatore che mi piace tantissimo é Zielinski. Sarà per affetto o per la sua storia, ma Piotr é un giocatore che vorrei sempre come compagno in campo, per qualità, per personalità, per capacità di inserirsi, per la sua completezza.

Quale allenatore di Serie A, o anche di Serie B, ha lasciato la sua impronta e ha dato nuova linfa alla squadra che allena?
Il percorso di Pioli mi é piaciuto molto: si é messo in gioco in una situazione non facile, ha dato un’identità ad una squadra, in un ambiente che non vinceva. Ho apprezzato molto anche il cammino di Filippo Inzaghi, che é uscito dal Milan e che si é rimesso in gioco con grande coraggio in categorie inferiori, riuscendo a trasmettere il suo credo alle squadre e ad ottenere risultati importanti.

Champions League: l’Inter affronterà il Liverpool, mentre la Juventus il Villareal. Che ne pensi di questo sorteggio?
Sulla carta si sa già quale sia la partita meno complessa, ma mi piace pensare alla Champions League come il palcoscenico affascinante d’Europa. Per questo, credo che gare come Inter-Liverpool incarnino proprio lo spirito della Champions. Il sorteggio é andato a favore della Juventus, ma posso dire di aver visto giocare il Villareal e la ritengo una squadra imprevedibile: gli spagnoli hanno disputato partite mediocri, ma hanno anche saputo fare grandi prestazioni in momenti importanti della stagione.

Di cosa ti occupi oggi? Sei rimasto nel mondo del calcio?
Il calcio giocato mi manca, perché ha fatto parte della mia vita per tanti anni, ma per dei limiti fisici ho deciso di fermarmi. Attualmente sono alla ricerca di un ruolo nel calcio. Quando giocavo ho avuto la lungimiranza di studiare e laurearmi, e ora sto cercando un’opportunità per inserirmi nel ramo dirigenziale di questo settore.

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