Edita Pucinskaite a SuperNews: “Il Tour de France è l’essenza del ciclismo”

Pubblicato il autore: andrea terreni


Edita Pucinskaite
sa benissimo cosa voglia dire correre un Tour de France e quanto questo possa influire sulla carriera di un’atleta e su quella del ciclismo femminile in generale. L’abbiamo intervistata in esclusiva per SuperNews al ritorno dalla sua Lituania dove è stata impegnata per un progetto benefico, nel quale ha girato in bicicletta sulle strade in cui è nata e in cui è diventata una campionessa indiscussa del ciclismo femminile.
Siamo di fronte infatti ad una leggenda assoluta di questo sport. Una bacheca ricchissima di successi e soddisfazioni in cui brillano per distacco le tre maglie più importanti del ciclismo mondiale: la maglia gialla conquistata al Tour del 1998; la maglia rosa vinta in due occasioni al Giro del 2006 e a quello del 2007; la maglia iridata di campionessa del mondo conquistata sulle strade di Verona nel 1999.

Edita Pucinskaite è l’unica donna del panorama ciclistico internazionale che può vantare questi tre successi all’interno del proprio palmares. Con la consueta gentilezza e competenza ha accettato di parlare con noi di ciclismo, del Tour de France femminile appena cominciato ma anche della difficile situazione che sta vivendo l’est Europa in questo periodo.

Edita Pucinskaite a ruota libera sul ciclismo femminile

Edita Pucinskaite ha occhi grandi e sorriso contagioso. Ha pure però la tempra di chi ha dovuto ritagliarsi ogni singolo spazio avuto all’interno del mondo del ciclismo. Lituana, ma trasferita presto in Italia proprio per correre, non dimentica le sue origini e appena può torna a casa per vivere la sua terra.

Sei tornata da poco dalla tua Lituania. Come si vive l’attuale momento di difficoltà? Lo sport può aiutare a superare certe divisioni?
Lo sport può fare tanto, ogni singolo sportivo può contribuire, vediamo ciò che è riuscito a fare Gino Bartali durante la guerra per esempio. Purtroppo però lo sport non può risolvere i problemi di questa drammatica fase storica e non ci resta che attendere. In Lituania si respira un’apparente normalità, ma la preoccupazione resta alta.

Parlando di ciclismo, quest’anno il Tour de France femminile torna dopo 13 anni di assenza. Quanto questo evento può aiutare ancora lo sviluppo del movimento ciclistico femminile?
Tantissimo. Il Ciclismo -maschile o femminile che sia- senza il Tour che ciclismo è?  Il Tour de France ė l’epicentro, è l’essenza imprescindibile nel mondo del professionismo, lo era ai tempi di Coppi e Bartali, lo è tuttora. Proviamo a togliere il torneo di Wimbledon dal Grande Slam o la Maratona dai Giochi Olimpici, sarebbero la stessa cosa?
La mancanza del Tour in tutti questi anni, a mio avviso, ha snaturato il ciclismo femminile penalizzando un’intera categoria di scalatrici pure, come lo è stata Fabiana Luperini e tante altre campionesse della nostra generazione. In questo modo si è favorito velociste e passiste che reggono in salita e che sopra i 2.000 metri e con salite ripetute avrebbero avuto ben altre difficoltà.

Prima tappa subito a Parigi in contemporanea con gli uomini. Cosa ne pensi di questa trovata per dare risalto al Tour femminile? Si potrebbe pensare una cosa simile anche per il Giro?
Assolutamente. Correre più possibile in concomitanza con gli uomini è la formula giusta per avere il massimo risalto. Era ciò che ripetevamo noi già vent’anni fa quando in occasione della Milano -Sanremo avevamo la nostra Varazze -Sanremo. Stessi percorsi in versione ridotta, stesso pubblico, stessa organizzazione e ovviamente visibilità mediatica. Sta succedendo, ma non è ancora abbastanza.

Se nel ciclismo italiano maschile scarseggiano risultati e personaggi, quello femminile sta vivendo un periodo d’oro. Cavalli, Balsamo, Longo Borghini trainano un movimento che funziona. Perché secondo te questa differenza tra ragazzi e ragazze?
Non voglio esprimermi sui problemi del ciclismo italiano maschile, sono state già dette tante cose ultimamente perché la preoccupazione c’è. Quello femminile in effetti è sull’onda buona, è un fiore che butta bene e fa piacere.

E’ in effetti sotto l’occhio di tutti la netta differenza di rendimento tra il ciclismo maschile e quello femminile. Lo scorso anno alcune performance singolari e sporadiche avevano distolto l’attenzione su un problema che esiste e di cui sembra non possa esserci una rapida soluzione.

Tour de France femminile, la Pucinskaite sul percorso: “Servono i grandi passi alpini”

Che Tour de France femminile sarà? Come si affronta una corsa del genere dal punto di vista fisico e mentale?
Sul percorso di questo Tour avrei da ridire parecchio. Così come sulla lunghezza della corsa stessa. In sintesi: è bene che sia tornato il Tour, ma deve essere soltanto l’antipasto per riavere almeno in parte una Grand Boucle simile a quelle organizzate da Pierre Boue negli anni 90, con percorsi, salite durata e dislivello della corsa molto differenti.

Non c’è una cronometro degna di questo nome. Manca un vero arrivo in quota a metà Tour, quello che permette di delineare la classifica generale e apre la possibilità ai vari tatticismi in vista delle tappe successive.  E’ assente ovviamente una vera e propria tappa regina, con più passi alpini o pirenaici. Servono i passi storici, come Alpe d’Huez, Galibier, Glandon, Madeleine, Tourmalet, perchè quando vinci su queste montagne si annulla la differenza tra il mondo maschile e quello femminile. Puoi dire di aver vinto sul Tourmalet! Cambierebbe anche tutto l’approccio agli allenamenti, perchè per questo tipo di sforzi la preparazione alla fatica inizia già in inverno.
In questa edizione conterà tanto la capacità di riuscire a gestirsi bene e mantenere la massima concentrazione fino alle tappe finali, visto com’è stato disegnato questo Tour de France femminile.

Il Tour de France maschile è finito con la sconfitta di Pogacar. Credevi che lo sloveno potesse essere battuto in questo modo?
No, non mi aspettavo sinceramente che potesse essere sconfitto, ma anche lui è umano e qualche caduta pure. Resta comunque un grandissimo campione e questa «botta» gli permetterà di salire ulteriormente di uno step mentale, come accade a tutti i campioni. Vingegaard però si è dimostrato superiore. Alla fine ha dominato in salita e pure a cronometro (tutte le tappe del Tour 2022), avrebbe potuto volere di più?

Edita Pucinskaite ci saluta e ci ringrazia per averla contattata, ribadendo come per lei parlare di ciclismo sia un enorme piacere. Per noi invece è una grandissima soddisfazione incontrare campionesse come lei, che dopo aver fatto la storia del proprio sport continuano a mantenere l’umiltà e la disponibilità che rende un grande campione anche una magnifica persona.
Nel frattempo il Tour de France femminile continua e chissà che i consigli di Edita Pucinskaite non possano essere accolti nelle prossime edizioni.

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