Luigi Mastrangelo a SuperNews: “Fefé De Giorgi grande tecnico, non mi è piaciuto il trattamento riservatogli in campionato. Per questa Nazionale un futuro pazzesco. Juventus? Con Allegri l’inizio stagione è sempre un po’ “diesel”…”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


In vista dell’attesissima
semifinale europea Italia-Serbia di volley maschile in programma oggi, alle ore 21.00, SuperNews ha intervistato Luigi Mastrangelo, grande protagonista della pallavolo italiana. L’ex centrale classe 1975 che, tra i tanti titoli, ha conquistato con la Nazionale ben 3 ori europei e 3 medaglie olimpiche, si è espresso sull’attuale squadra azzurra guidata dal ct Ferdinando De Giorgi, che questa sera cercherà di approdare in finale. L’ex pallavolista tarantino, grande tifoso della Juventus, ha infine riservato un commento sull’inizio di stagione della sua squadra del cuore.

Luigi, sei un grande protagonista della storia pallavolistica italiana. Come è nato l’amore verso il volley? Hai sempre voluto fare questo oppure è nato tutto gradualmente?
In realtà, io nasco come un piccolo calciatore. Fino all’età di 16 anni ho praticato calcio nel mio paese, non ad alti livelli, giocavo in terza categoria. Già a quell’età avevo probabilmente sviluppato tutta la mia altezza, perché ero alto circa 2 metri, e questa era una caratteristica, a quei tempi, non troppo adatta al gioco del calcio. Oggi, invece, che il calcio è diventato uno sport più fisico, l’altezza è diventata una componente importante per un giocatore. Mi sono avvicinato alla pallavolo grazie ad un gruppo di ragazzi di Mottola, il mio paese, grazie a dei miei coetanei che giocavano nell’Under 18 e in Seconda Divisione, che mi trascinarono dal campo da calcio al Palasport. Questi ragazzi mi vedevano come uno “spreco” in quel campo da calcio, soprattutto per la mia altezza, e insistettero così tanto nel farmi provare questo sport tanto da farmi cedere. Mi piace anche ricordare il mio allenatore in quel periodo, Gianni D’Onghia, che ha stravolto positivamente i miei piani insieme a quel gruppo eccezionale di ragazzi. Sono stati loro a farmi amare la pallavolo, uno sport che è diventato ed è ancora la mia vita.

Il tuo palmares parla da solo, sei stato un giocatore che ha segnato significativamente la storia della pallavolo italiana. Tra le tante vittorie, ce n’è una che per te ha una valenza particolare? Se sì, perché?
Sono due. La prima, in realtà, è una sconfitta, quella subìta contro il Brasile nella finale delle Olimpiadi di Atene 2004 che ci assegnò l’argento. Ci tengo a precisare che tutte le medaglie olimpiche per me hanno lo stesso valore, non importa di che tipo di metallo siano fatte. Dal momento che pochissime volte nella mia carriera ho ritenuto l’avversario più bravo della mia squadra, considero quella sconfitta d’argento un oro bianco, perché dopo aver dato il massimo in campo, ci inchinammo ad squadra che giocò molto meglio di noi. Era il Brasile più forte di tutti i tempi. La seconda vittoria per me significativa è quella che arrivò all’Europeo di Roma, nel 2005: vincemmo davanti al nostro pubblico, composto da circa 15.000 spettatori. Fu una vittoria che, non solo a me, ma anche a tutte le persone presenti, è rimasta nella mente e nel cuore.

Parlando dell’Italvolley maschile attuale, gli azzurri ci stanno regalando grandi soddisfazioni in questo Europeo. Il più grande del gruppo è Simone Anzani, giocatore classe ‘92. Che ne pensi di questa Nazionale così giovane e, allo stesso tempo, così talentuosa?
Credo sia la prima volta che assisto ad un Europeo con una Nazionale Italiana così giovane. Evidentemente, qualcuno deve aver capito che bisogna iniziare a costruire qualcosa se si vuole fare bella figura ad un’Olimpiade. Questo lo considero un ottimo inizio. Quest’Italia è una squadra che sta esprimendo grande qualità, che si sta confrontando con altre Nazionali molto forti, quindi credo che sia un gruppo con un futuro pazzesco davanti, che potrebbe fare davvero bene ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Ai miei tempi, si iniziava un ciclo che durava 3-4 anni, e si lavorava sempre in vista di ciò che manca alla pallavolo italiana, cioè l’oro olimpico. Questo percorso si inizia a costruire proprio da questi momenti, da questi Europei. I nostri azzurri sono molto forti per l’età che hanno: da Giannelli a Michieletto, così come Galassi, centrale come me e che ho visto giocare molto bene nella sfida vinta contro la Germania. E’ una squadra che sta facendo molto bene, quindi, in prospettiva futura, non posso che essere fiducioso.

Un gruppo giovane guidato da Ferdinando De Giorgi, ct della Nazionale dallo scorso giugno. Che tipo di lavoro ha fatto, a tuo parere, il coach su questo gruppo?
Conosco Fefè da quando giocavamo insieme a Cuneo. So che è un gran lavoratore, un tecnico esperto e competente. Non mi è piaciuto il trattamento che gli è stato riservato in campionato. Probabilmente ci sono cose che noi non sappiamo, forse è stato esonerato per permettergli di diventare il ct della Nazionale, chi lo sa… In ogni caso, De Giorgi è un allenatore molto preparato, e non avevo dubbi che con questi ragazzi potesse fare davvero un bel lavoro. Allena un gruppo giovane che, con la maglia della Nazionale, ha tanta voglia di dimostrare e di costruire qualcosa che duri nel tempo. Fefè in questo è bravo, perché oltre ad essere un grande tecnico, è anche un uomo-squadra: fa gruppo negli spogliatoi, ride e scherza con i ragazzi, e sa dosare perfettamente professionalità e leggerezza. Questi sono i grandi pregi di questo allenatore.

Alle 21.00 di questa sera l’Italia scenderà in campo per disputare la semifinale dell’Europeo contro i campioni in carica della Serbia. Lo schiacciante 3 a 0 dei nostri ragazzi ai danni della Germania nei quarti di finale ci può far ben sperare?
Beh, sono due squadre totalmente diverse. Non so esattamente chi schiererà la Serbia, ma sarà in ogni caso un test importante per noi per confrontarci contro una Nazionale di grande valore.

I ragazzi di Fefè De Giorgi dovranno ispirarsi all’impresa di Egonu e compagne di inizio mese. Hai seguito quella finale? Qual è, secondo te, il punto di forza della nostra squadra femminile?
Sì, abbiamo visto tutti quella finale. Il punto di forza è Paola Egonu, una giocatrice che fa 30-40 punti a partita, che vince da sola quasi 2 set. La palleggiatrice fa tanto affidamento su di lei, quindi vedo in quella diagonale un grande punto di forza. Tutto ciò senza comunque nulla togliere a Sylla e a tutte le altre azzurre, un gruppo equilibrato che gioca molto per la propria opposta. Credo che in questa Olimpiade Egonu e compagne siano state molto sfortunate, ma sono state brave a dimostrare il loro valore agli Europei.

Ti è dispiaciuto l’addio alla maglia azzurra di due icone della Nazionale Italiana come Massimo Colaci e Osmany Juantorena?
Certo, dispiace tanto per due giocatori importanti di un gruppo che in questi anni ha fatto molto bene. Non è mai bello vedere lasciare la maglia azzurra, a me dispiace ancora oggi per quando lasciai la mia. Tuttavia, credo ci sia un’età per tutto, e Colaci e Juantorena avranno avuto i loro validi e comprensibilissimi motivi per farlo. E’ un dispiacere per tutti, ma i ricicli generazionali ci devono essere. Loro hanno fatto tanto per la Nazionale, e adesso è giusto che ci sia un gruppo un po’ più giovane che porti avanti questo bel gioco che sta esprimendo. Vorrei fare anche un grosso in bocca al lupo a Zaytsev, che ha subìto un intervento al ginocchio. Alle Olimpiadi di Tokyo, la Nazionale italiana ha dovuto fare i conti con questa assenza importante, e lo stesso Zaytsev, per via del suo problema fisico, non è stato l’Ivan Zaytsev che conosciamo e che ci aspettavamo.

Concludo quest’intervista con una domanda sul calcio. So che sei un grande tifoso bianconero, per questo ti chiedo: ti preoccupa questo inizio di stagione zoppicante della Juventus?
Sinceramente sì, mi preoccupa, perché non ci sono stati grandi acquisti. Con Ronaldo, ero molto più tranquillo di quanto io lo sia adesso. E’ stato un avvio non positivo, che può far pensare ad un’annata negativa. Tuttavia, c’è anche da considerare il ritorno di Allegri, un allenatore che con la Juventus ha vinto tanto e che ha sempre lavorato molto bene. Gli inizi di stagione con Allegri sono sempre stati un po’ “diesel”, non siamo mai stati dei motori a benzina, quello che invece eravamo con Conte. Il tecnico salentino pretendeva il massimo a partire dalle amichevoli pre campionato. Sono due allenatori diversi. In ogni caso, mi fa ben sperare che, più avanti, si vedrà la vera Juventus. Inoltre, credo che la presenza di un obiettivo importante come quello della Champions League, che la Juventus insegue da tanto tempo, implichi una scelta tra i giocatori a disposizione e dei turnover che garantiscano un dispendio equilibrato delle forze e delle risorse. 

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