Di Francesco, la frase nel post-partita di Roma – Inter che ricorda la sudditanza psicologica degli anni scorsi

Pubblicato il autore: Peppe Fiorino Segui


Archiviata la sfida Roma-Inter, Eusebio Di Francesco, terminata con la vittoria dei neroazzurri per 1-3, si è presentato davanti ai microfoni per manifestare tutto il suo disappunto per il presunto rigore di Skriniar su Perotti, sostenendo che fosse assurdo che l’arbitro avesse concesso il calcio d’angolo perché il difensore dell’Inter non avrebbe toccato il pallone, ma avrebbe colpito l’attaccante giallorosso, con il direttore di gara reo di non essere andato a vedere le immagini al VAR. Fin qui nulla di strano nell’esprimere la propria opinione in merito ad un episodio discutibile e dubbio, ma la frase successiva avrebbe dovuto destare maggiore impressione: “Non alleno più il Sassuolo, pensavo di allenare la Roma, spesso capitava con il Sassuolo che questi episodi non li vedessero”, quindi chiede maggiore tutela. La cosa stranissima è che si siano accorti in pochi di questa uscita infelice, nessun giornalista ne ha parlato, se non riportando solo la suddetta frase, e neanche chi lo stava intervistando ha provato a chiedere quantomeno cosa intendesse dire. Sembrerebbe quasi che quando accade un episodio sfavorevole al Sassuolo, che non è tra le big della Serie A, il fatto sia abbastanza normale e si possa sorvolare, mentre se succede alla Roma o un’altra big non è più normale, ma l’arbitro deve stare molto più attento. Neanche la società neroverde che lo ha lanciato come allenatore ha sentito il bisogno di replicare, ma questa affermazione riporta alla mente un concetto su cui si è discusso per anni: la sudditanza psicologica dei direttori di gara verso le squadre di alta classifica. Quanto affermato da Di Francesco sembra confermare che la sudditanza verso le formazioni di vertice esiste e quindi sembra rivendicare il diritto ad usufruirne, inoltre alimentando ancora di più le polemiche sul VAR già alimentate da esponenti di altre squadre, come il portiere della Juventus Gigi Buffon.

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Le regole del gioco stabiliscono che l’arbitro deve essere imparziale e non può favorire o sfavorire volontariamente l’una o l’altra squadra, per cui il Sassuolo ha lo stesso diritto della Roma di avere rigori a favore e se il direttore di gara non vede un contatto e gli assistenti insieme alla tecnologia non lo aiutano l’esito andrebbe accettato, anche se Irrati chiede al VAR cosa dovrebbe fare, evidentemente la risposta è stata negativa sull’entrata di Skriniar.
La frase sembra fuori luogo per il corretto svolgimento del campionato, un rigore deve essere assegnato se sussistono gli estremi per il tiro dagli 11 metri e se l’arbitro e, da quest’anno, la tecnologia decidono in questo senso. Al direttore di gara, come spiegato dal presidente degli arbitri Nicchi, spetta l’ultima decisione, ma il VAR gli toglie molti dubbi e responsabilità, chiaramente è in uso solo da questa stagione e ci si deve abituare, però questo tipo di strumento per anni è stato invocato da dirigenti, giocatori, allenatori, giornalisti e opinionisti. Proprio Di Francesco, all’epoca giocatore, dovrebbe ricordare le polemiche del campionato ’97/’98 in cui molti chiesero più volte che venisse introdotto, visti i tantissimi e errori arbitrali di quella stagione.
Discutere su un episodio da moviola è lecito e normale in questo sport, ma invocare la sudditanza psicologica a favore delle grandi non lo è, piuttosto bisognerebbe invocare un corretto metro di giudizio da parte di chi dirige la gara.

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