Adani e l’importanza del match analyst nel calcio

L’accesa discussione del post gara di Inter-Juventus tra l’ex calciatore, ora opinionista Sky, Daniele Adani e l’attuale tecnico bianconero, Massimiliano Allegri, tiene banco sia in TV che nei quotidiani sportivi. Senza analizzare se il gioco di Allegri sia ricco di idee o no - tecnico assolutamente vincente e su questo non ci piove - poniamo lo sguardo a un tema importante quanto trascurato in Italia, sollevato da Adani a Sky dopo l’acceso dibattito: il ruolo dei “teorici” nel calcio, i tattici, ovvero il Match Analyst.

Adani, il calcio teorico e il match analyst

Durante la famosa lite di due giorni fa, il tecnico 6 volte campione d’Italia ha attaccato i vari “teorici” che stanno sviluppandosi nel calcio italiano. Secondo Allegri, queste figure studiano e leggono libri senza avere la praticità che solo un allenatore può avere. Ciò è assolutamente giusto: un allenatore deve possedere caratteristiche multiple, ovvero andare oltre gli schemi tattici e le nozioni teoriche calcistiche, riuscendo a inculcare la propria idea di gioco e motivare i calciatori che ha tutti i giorni sotto tiro, ma come ha ricordato Adani, in un calcio sempre più analitico, l’ingresso di collaboratori che studiano il gioco della propria squadra e quello avversario nel particolare, è assolutamente sacrosanto nel calcio moderno. Adani ha affermato al termine della discussione quanto sia importante l’analista nel calcio: figura armata di tanta pazienza e che analizza ciò che accade in campo, tramite supporti video/tecnologici, spaziando dalla tattica, statistiche specifiche ecc. Interessante è ciò che ha fatto notare Adani ad Allegri: l’opinionista Sky ha detto al tecnico che anche lui stesso è un teorico perché non va in campo, ricordando a Max l’ausilio di collaboratori “teorici” - analisti - nella Juventus da parte sua, utili a preparare le proprie gare. Allegri ha fermamente negato di essere un teorico, rimarcando il suo orgoglio “pratico” nel calcio. Proprio da qui, la famosa discussione è degenerata.

Match Analyst, figura importante non solo per l’allenatore 

Negli anni, questo ruolo nello staff tecnico ha preso sempre più piede in Italia, grazie a persone come Mario Savo, match analyst professionista di grande esperienza e successo anche all’estero - dove questa figura è presente da decenni - e presidente della AIAPC (Associazione Italiana Analisti di Perfomance Calcio), associazione che nel 2018 è riuscita a far riconoscere il ruolo del match analyst come figura federale in FIGC, dopo una battaglia durata due anni. La FIGC è stata costretta a cambiare il proprio regolamento: antecedentemente, l’analista era visto come un allenatore in FIGC, mentre ora è diventata una figura professionale a se stante. Quindi non sarà più necessario conseguire un patentino di allenatore per poter coronare il sogno di diventare un match analyst.

L’osservare ciò che accade in campo nel dettaglio, fare relazioni da consegnare all’allenatore, analizzare le immagini video delle partite per carpire i segreti tattici dell’avversario - anche con l’ausilio della statistica oltre che della tattica - aiuta notevolmente l’allenatore a impostare una precisa impostazione di gioco a seconda dell’avversario che si troverà di fronte, ma non solo. Durante un’intervista rilasciata a Rai Sport, il match analyst della Nazionale italiana, Antonio Gagliardi, ha affermato di quanto questa figura sia importante non solo per il tecnico che vuole avvalersene, ma pure per gli stessi calciatori , specialmente in ambito difensivo: Gagliardi ha rivelato l’importanza che ha la sua professione per un difensore, dato che quest’ultimo vuole essere informato su chi avrà di fronte, richiedendo caratteristiche precise del calciatore che dovrà marcare o con il quale dovrà ingaggiare duelli sulle fasce. Ciò avviene - stando alle parole di Gagliardi - quando la nostra Nazionale affronta avversari non proprio conosciuti, i quali possono mettere in difficoltà la retroguardia qualora non vi siano informazioni relative ai calciatori avversari. Un ruolo quindi determinante ma che in Italia ancora non è sbocciato del tutto, se non ad altissimo livello. La sensazione è comunque positiva per tutti coloro che vorranno intraprendere questa strada, per farne una professione di spicco all’interno di uno staff tecnico calcistico.