Pioli, il tempo non è già scaduto?

Pubblicato il autore: Federico Iacopini Segui


Che in quel di Milanello ci sia molta confusione da anni è ormai noto in lungo e in largo. Ma dove sta il problema? I giocatori? Gli allenatori? I dirigenti? Sì e no. Il problema è la testa. Sì perché non esiste un progetto a lungo termine di società e di calcio. Come sarebbe possibile dopotutto, se gli allenatori durano meno di una storia fra adolescenti? Se il modulo viene cambiato ogni 5 minuti? E soprattutto se si continua a ragionare con i mantra alla “noi siamo il Milan”, “il Milan deve stare in alto”. Da milanista mi sento di dire a tutti gli amici tifosi e alla società che il “Milan” con questa aura di superiorità e con una condizione semi-divina che gli si attribuisce, non esiste più. Chiaro? Ora c’è una squadra con la maglia rossonera in cerca di identità e che ha 13 punti in classifica dopo 12 giornate.

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E c’è un altro agnello sacrificale che si avvicina velocemente all’altare del sacrificio: Stefano Pioli. Il buon Pioli è seduto sulla panchina del Milan da 5 giornate, risultato? Quattro punti. Vi ricorda qualcosa? Beh, a me ricorda molto l’uomo che è venuto prima di lui: Marco Giampaolo. Nove punti in sette partite. Il massimo che può fare Pioli è ottenere nello stesso numero di partite un punto in più. Quindi il tempo è già scaduto? Sia chiaro che non si vuole fare il processo a Pioli, professionista esemplare e nemmeno a Giampaolo, maestro di calcio, ma alla impossibilità di trasmettere una filosofia di calcio che regna sovrana in casa Milan. D’altra parte i fatti parlano chiaro, il risultato migliore degli ultimi anni lo ha ottenuto Rino Gattuso, uno che ha avuto almeno 18 mesi (periodo appena sufficiente) per trasmettere i suoi concetti.

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L’appello alla società è quello di avere pazienza e di prendere una posizione, scegliere un allenatore e di portare avanti la propria scelta per un periodo ragionevole. E invito i futuri allenatori del Milan a pretendere (anche contrattualmente se serve) almeno una stagione prima di essere giudicati. Ve lo immaginate se l’Atalanta avesse cacciato Gasperini dopo le prime difficoltà? E che ne sarebbe stato di Semplici se alle prime partite perse fosse stato cacciato da Ferrara? Sono paragoni non degni del Milan? No, anzi, il Milan deve farsi umile e lavoratore incallito come le squadre appena citate. Il tempo è già finito? Sì, per questo Milan, vediamo se a Milanello si saprà cominciare a pensare a lungo termine.

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