Cellino è una furia: "Questo calcio non fa per me. Siamo senza dignità"

Ce l'ha con tutti Massimo Cellino. Il Presidente del Brescia si sta battendo da tempo per ottenere l'annullamento di questo campionato bloccato lo scorso 4 marzo a causa della pandemia da Covid-19. Nelle scorse settimane il patron del Brescia si era esposto a tal punto che aveva minacciato di ritirare la squadra nel caso il campionato fosse ripartito. Ora siamo agli inizi di maggio, e una circolare emessa dal Viminale consente alle squadre di riprendere gli allenamenti, seppure in forma individuale. La posizione del presidente, però, non è mutata di una virgola.
Celino: "Questo calcio malato non fa per me"
"Se si riprenderà a giocare o meno, non mi importa. Sono stanco di questa attesa e di questo continuo rinviare. Chiedo solo che si smetta di strumentalizzare le mie dichiarazioni in quanto la mia posizione è stata sempre chiara. Sembra di essere tornati ai tempi della Gea: è come sedersi ad un tavolo con un avversario che nascnde le carte buone in una manica e usa soldi falsi". Si esprime così il Presidente Massimo Cellino, intervenuto ai microfoni di Teletutto. Il patron del Brescia, in questo lungo periodo di stop dettato dalla quarantena, è stato tra i maggiori sostenitori dell'annullamento definitivo del campionato, ma ora sembra aver raggiunto il limite della pazienza: "Questo non è più il mio calcio, è un calcio senza futuro. E fare il Presidente in Italia è diventato impossibile. Abbiamo un Presidente di Lega, uno della Federazione, uno del Coni, un ministro dello Sport e cosa facciamo? Aspettiamo quello che decide la Merkel? L'Italia dovrebbe essere in grado di decidere in autonomia. Siamo senza dignità".
Cellino non ha dunque risparmiato aspre critiche alle istituzioni calcistiche e politiche che si stanno dimostrando incapaci di gestire, a suo dire, in modo lineare l'emergenza che stiamo vivendo. Si è poi scagliato contro un calcio, a suo dire, troppo fedele ad interessi di natura economica (con velato riferimento alla querelle relativa ai diritti tv):
"Bastava sedersi a un tavolo e dividersi gli oneri in parti uguali, per pensare ad una ripartenza sicura. E invece nessuno molla, perché questo calcio pieno di debiti ha speso già i soldi che nemmeno ha incassato. A me interessa un calcio pulito, non schiavo di debiti e plusvalenze. Io sono a posto con la mia coscienza e qualche soldo da parte ce l'ho: se le cose non cambiano, me ne torno in Inghilterra. Questo calcio non fa per me".
Sulla squadra e sul "fallimento" Balotelli: "Se siamo ultimi delle colpe ce l'ho, almeno per ciò che riguarda due-tre scelte sbagliate. Per il resto, ho anche delle attenuanti: ho impegnato denaro per lo Stadio, il centro sportivo, lo store e tutti i dintorni. Balotelli? L'ho preso io, ma si è rivelato troppo superficiale in alcuni atteggiamenti extra-calcio. Si è comportato come un bambino. Sia chiaro che se retrocederemo non sarà cerro colpa sua, sarebbe riduttivo pensarlo. Ma è stato gestito male, lo ammetto, e quando un bimbo è maleducato, è sempre colpa dei genitori. Ora mi premuro solo della salute di atleti e dipendenti, al resto penseremo dopo".