E se Quagliarella decidesse di emulare Mark Bresciano?

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

quagliarella
Siamo al minuto 33 di Napoli- Torino, Quagliarella va sul dischetto e segna la rete del 1a1. E’ il suo quinto gol dopo un’astinenza infinita che perdurava dal 20 settembre scorso, l’attaccante granata, ex di turno, si ferma, non esulta e sembra chiedere scusa alla curva azzurra per il “peccato” commesso.
La partita prosegue, il Napoli vince e il gesto di Quagliarella passa sotto traccia, non se ne dimenticano però i tifosi del Toro.
Il bomber scrive una lettera per spiegare le sue intenzioni e ripete le solite frasi di rito. Afferma di non aver voluto chiedere scusa, ma di aver chiesto una tregua ai continui fischi e insulti che lo perseguitano ogni qualvolta il numero 27 metta piede al San Paolo.
Lo strappo risale al 2010 quando Fabio abbandona il suo Napoli per scegliere la storica rivale: la Juventus. I tifosi azzurri non accettano il tradimento e vedono il calciatore come il solito mercenario che antepone il dio denaro all’amore per la maglia.
Essere ripudiati dal proprio popolo fa male, questo è certo, però fa anche male vedere un calciatore costretto a tenersi dentro la gioia e l’adrenalina di un gol. Spegnere in maniera così innaturale questa sensazione è brutto da vedere, soprattutto se sei un tifoso.
Quel silenzio, quell’urlo soffocato è la morte del calcio. Il calcio è l’esultanza furiosa, la naturalezza, l’impazzire per un gol. Il calcio è Inzaghi che sembra dare di matto a ogni rete, è l’urlo di Tardelli, la corsa di Grosso.
Il rispetto è un’altra cosa, il rispetto è anche nei confronti della squadra per cui giochi, non solo verso chi “punisci”. Segnare significa fare il proprio dovere, quello per cui si è profumatamente pagati: non significa offendere.
Se poi pensiamo che gli ultimi due gol di Quagliarella sono stati realizzati contro il Doria, altra sua ex, sorprende molto pensare che l’attaccante campano abbia dovuto silenziare l’entusiasmo per ben tre volte di fila. Un vero record.
Per evitare caos e polemiche, a Quagliarella non resta che cambiare stile. Basta con le esultanze canoniche, è ora di seguire le orme di Mark Bresciano.

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Paolo Bellosta

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