Atalanta, il sogno di una città intera

Pubblicato il autore: Andrea Brumana Segui

Siamo ormai a metà della settimana successiva alla trentesima giornata del campionato di serie A, pertanto, messa da parte qualsiasi forma di rabbia, gioia, delusione o semplice indifferenza, dovremmo essere in grado di guardare e analizzare in modo obiettivo quanto successo. È stato un turno, quello appena trascorso, ricco di gol, ben 29, emozioni, prime volte (l’esordio da titolare nel Pescara del diciannovenne Coulibaly) e sorprese; tra queste vanno sicuramente menzionate l’amaro pareggio del Milan, l’indigesta sconfitta casalinga dell’Inter, il rocambolesco successo del Crotone a Verona, ma, soprattutto, la stoica vittoria dell’Atalanta, una sorta di Vittorio Veneto per l’intera penisola, una Caporetto per la sponda rossoblu di Genova.
La squadra di Gasperini, infatti, reduce dal tris rifilato a Zeman e compagnia, ha espugnato anche il Ferraris con una prestazione che va al di là della superficiale, se pur meravigliosa, “manita“, ma che trova il grado massimo della sua espressione in un gioco tanto divertente quanto efficace, affascinante nella sua difficile semplicità, paradossale in quell’acerba esperienza.

A stupire e sorprendere gli addetti ai lavori e tutti gli appassionati di calcio, o meglio, di favole, non sono tanto i numeri e le statistiche, i 51 gol fatti o i 33 subiti, le 18 vittorie stagionali, la solidità di una difesa granitica o la delicatezza di un attacco pungente, bensì la costanza di una squadra, quella bergamasca, ai vertici della classifica ormai da mesi e l’inverosimile rapporto qualità/prezzo reo di aver trascinato la “Dea“, poeticamente, là dove non osano le aquile, calcisticamente, in una posizione vertiginosa, quasi pericolosa, per una semplice, comune squadra “provinciale“.

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I Caronte o i Virgilio di questa eccezionale, folle cavalcata dell’Atalanta sono essenzialmente tre: un allenatore, Gasperini, rinato dopo la minaccia di esonero dovuta all’andamento tutt’altro che brillante delle prime 5 giornate, capace di non arrendersi alle enormi difficoltà ma, al contrario, abile nell’imprimere sicurezza, gioco e mentalità vincente ai suoi ragazzi, come li chiama lui; un capitano, Alejandro Gomez, al secolo “il Papu“, dominatore assoluto sia dal punto di vista tecnico sia fisico sia mentale con i suoi 14 gol stagionali, un miscuglio di eleganza alla Neymar, di abilità alla Messi, di carisma alla Baresi, un attore di Hollywood su un palcoscenico da oscar; i giovani, calciatori a km 0 o quasi, i vari Caldara, Conti, Spinazzola, Petagna, tutte scommesse vinte, futuri campioni, patrimonio di un calcio innovativo proiettato al futuro, ingranaggi diversi fra loro disposti, però, in modo perfetto in un meccanismo meravigliosamente efficace.

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L’Atalanta non è un errore, non è un caso, è un Davide fra i Golia della serie A. Siamo freschi di un’impresa assurda, forse irripetibile, sì perché la vittoria del Leicester nello scorso campionato di Premier League come altro si potrebbe definire se non assurda? Tuttavia ci ha riportato bambini, ha risvegliato in noi la capacità di sognare, di riscoprire emozioni e sensazioni sopite, di sperare in un calcio non solo circoscritto al denaro ma anche foriero di favole, rare ma importanti. L’Atalanta sicuramente non vincerà il tricolore, pesano, infatti, le difficoltà espresse con teste di serie quali la Juventus e l’Inter, resta però il fatto che un’intera città continua, giustamente, a sognare in un’Europa che non è poi così lontana e si avvicina di giornata in giornata.

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Sigmund Freud, nella sua principale opera, “L’interpretazione dei sogni“, descriveva essenzialmente il sogno come il luogo in cui qualsiasi azione, qualsiasi volontà, irrealizzabile o inappagata nella realtà, trovava la piena realizzazione allucinatoria nel sonno; i casi, dunque, sono due: o Freud si sbagliava, ma non oso metterlo in discussione, o quello che stiamo vivendo, che stanno vivendo i tifosi atalantini non è più un sogno ma è molto simile alla realtà. Mancano ancora 8 giornate, tradotto 24 punti, l’Atalanta deve affrontare alcuni scontri diretti delicati e, di conseguenza, i giochi sono tutt’altro che chiusi; tuttavia Atalanta era la ellenica, mitologica figura che faceva della velocità il suo cavallo di battaglia, motivo in più per sperare che i ragazzi di Gasperini corrano imperterriti verso il traguardo, sempre che non si fermino a raccogliere le tre mele.

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