Torino – Inter, la storia dei precedenti tra granata e nerazzurri

Pubblicato il autore: Cesare Borrometi Segui
CAGLIARI, ITALY - NOVEMBER 25: Marcelo Brozovic of inter celebrates his goal 0-2 with the team mates during the Serie A match between Cagliari Calcio and FC Internazionale at Stadio Sant'Elia on November 25, 2017 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

(Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Torino-Inter: la sfida che segnerà l’appuntamento calcistico dell’ora di pranzo di domani, domenica 8 aprile, ci offre ancora una volta l’occasione di andare a zonzo per i decenni e ricordare alcuni incontri curiosi, vuoi per i risultati, vuoi per alcuni episodi in qualche caso anche unici.

Incominciamo dal 24 marzo 1940: l’Internazionale è ancora “Ambrosiana” e scende al “Filadelfia” per affrontare quel Toro di transizione tra il periodo dei “Balon Boys” (cioè dei giovani il cui leader era Adolfo Baloncieri) e il “Grande Torino” che verrà. Ne deriva un sonante successo dei lombardi per 5 a 1: il risultato viene subito sbloccato da Enrico Candiani, “il vice-Meazza”, ma al decimo minuto Federico Allasio, stopper che è anche papà di una bambina di quasi quattro anni, di nome Marisa, di cui un giorno sentiremo parlare in ambito cinematografico, illude i tifosi granata segnando il pareggio. Al 31′, però,  l’Inter ripassa in vantaggio con un rigore trasformato dall’altro centrocampista, l’italo-argentino Attilio De Maria, e sull’ 1 a 2 si va al riposo. La ripresa è tutto un monologo nerazzurro, che si concretizza in tre reti: al 5′ segna Umberto Guarnieri, al 24′ l’occhialuto e coltissimo (è laureato in Giurisprudenza e, una volta conclusa l’attività, diventerà giornalista di calcio tra i più quotati) Annibale Frossi e quattro minuti dopo fissa il risultato sull’ 1 a 5 per i milanesi Aldo Campatelli.

Neanche un anno dopo, il 12 gennaio 1941, si assiste a uno spettacolare pareggio per 5 a 5, maturato soprattutto nel corso di un movimentato primo tempo. Tra i granata gioca come centravanti un ragazzo varesino di 19 anni, di nome Franco Ossola, sostanzialmente la posa della prima pietra dello squadrone che presto verrà fuori. Nel giro di quattro minuti, dall’ 8′ al 12′ di gioco, dallo 0 a 0 si passa al 2 a 1 per i padroni di casa, i quali tuonano due volte con Oberdan Ussello ed Emilio Capri, per poi subire una rete di Candiani. Al 19′ un errore del difensore Fioravante Baldi inganna il portiere torinista, un altro giovane di nome Filippo Cavalli, ed è già 2 a 2. Al 24′ Guarnieri porta in vantaggio l’Ambrosiana, ma il Torino reagisce e confeziona tre reti: due si devono a Oliviero Mascheroni (universitario di Medicina il cui figlio maggiore Riccardo, un giorno, sarà un apprezzato centrocampista di serie B nelle fila del Novara e giocherà per un periodo pure nel Napoli) e l’altra proprio al già citato Franco Ossola. Si va quindi al riposo sul 5 a 3 per i piemontesi. Nella ripresa Guarnieri riduce le distanze all’11’ e infine, alla mezz’ora, il Dottor Frossi riequilibra definitivamente le sorti.

Nei suoi anni d’oro, il Grande Torino maramaldeggia contro la malcapitata Inter: registriamo la pronta rimonta (da 1 a 2 a 5 a 2) del 30 marzo 1947, con doppietta di Valentino Mazzola completata da Pino Grezar, Romeo Menti e Guglielmo Gabetto (per i milanesi due reti di Giacomo Neri), il netto 5 a 0 del successivo 7 dicembre e un 4 a 2 inflitto dai granata (doppietta di Menti, tra una rete di Capitan Valentino e un’altra di Ossola) ai nerazzurri (che riducono le distanze dapprima con Gino Armano e poi con l’ “apolide” di origini tzigane Istvan Nyers) il 12 dicembre 1948. Poi, purtroppo, arriva Superga.
Nella disgraziata stagione del Talmone Torino, il 28 dicembre 1958, domenica tra Natale e Capodanno, nuova goleada interista (5 a 0), con tripletta di Eddie “Tacchino freddo” Firmani. Da segnalare anche, al 3′ del secondo tempo, una prodezza del diciassettenne veneto Mariolino Corso, gioiellino nerazzurro al debutto in quel periodo. Sarà proprio quest’ultimo a “rovinare” il Capodanno granata 1961, segnando la rete del successo dei milanesi, appena passati sotto la guida tecnica di Helenio Herrera.

C’è anche un Torino-Inter disputato in campo neutro: risale al 14 marzo 1971, per squalifica dell’allora Comunale (oggi “Grande Torino“) a seguito dei disordini avvenuti due domeniche prima, in occasione della partita persa dai granata per 2 a 3 con il Lanerossi Vicenza, a causa di un non limpido e decisivo rigore assegnato agli ospiti da Concetto Lo Bello (e relativa contestazione ai danni dell’arbitro siciliano, costretto poi ad essere scortato dalla polizia durante il tragitto in taxi sino all’aeroporto di Caselle). Si gioca quindi a Bergamo, città di origine dell’allenatore del Toro di quel periodo, Giancarlo Cadè, che dirige una squadra senza infamia e senza lode, mentre invece l’Inter, che ha trovato in Gianni Invernizzi, già giocatore sia dell’una che dell’altra formazione, un saggio allenatore, è pronta per il sorpasso ai danni del Milan in testa alla classifica e si impone con una rete per tempo. Decidono Roberto Boninsegna al 19′ del primo tempo e Giacinto Facchetti al 25′ della ripresa.

Un anno dopo (27 febbraio 1972), la musica cambia: l’Inter pensa al colpaccio europeo (che non le riuscirà, perdendo in finale dall’Ajax di Johann Cruyff), mentre il Torino, stavolta sotto la guida tecnica del sardo Gustavo Giagnoni, ex-mediano del Mantova – “piccolo Brasile” di dieci anni prima, dispone di un organico meglio rodato e soprattutto di un attaccante che, scartato da ragazzo proprio dall’Inter (è originario proprio dell’hinterland milanese), sta emergendo alla grande in maglia granata: Paolino Pulici. E’ quest’ultimo a portare in vantaggio i granata al 37′ del primo tempo. Roberto Boninsegna pareggia al 15′ del secondo tempo, ma fa sensazione il nome del giocatore interista che causa il decisivo autogol a 6′ dalla fine: Sandro Mazzola. Purtroppo uno sciopero dei tecnici RAI impedisce quel giorno l’effettuazione della trasmissione radiofonica di “Tutto il calcio, minuto per minuto“, altrimenti sarebbe stato interessante riportare le parole del commentatore di turno al Comunale nel descrivere questa clamorosa svista di “Baffo”.

Toro straordinario il 25 marzo del 1973: in una sfida tra due compagini ormai in corsa per la sola Coppa UEFA, l’Inter viene travolta per 4 a 0 da due doppiette, una di Claudio Sala, il “poeta del gol”, e l’altra di Pulici, che da poco è stato ribattezzato “Puliciclone”. Vivace il pareggio del 29 ottobre 1978: 3 a 3 tra il Torino di Gigi Radice e l’Inter che Eugenio Bersellini sta rivitalizzando dopo l’uscita di scena di Sandro Mazzola e Giacinto Facchetti, ultimi superstiti degli anni Sessanta. Ricordiamo qui la successione delle reti: Carletto Muraro porta in vantaggio i lombardi al 9′ del primo tempo, ma al 23′ rispondono i subalpini con Paolino Pulici. Nella ripresa Torino in vantaggio al 7′ con Giuseppe Erba, ma al 13′ pareggia l’Inter con Sandro Scanziani. Milanesi avanti al 25′ con Evaristo Beccalossi, ma dieci minuti dopo Maurizio Iorio, subentrato a Ciccio Graziani al centro dell’attacco, raddrizza definitivamente il risultato.

Il 29 gennaio 1984, il destino vuole che gli allenatori siano sempre Radice e Bersellini, ma a… panchine invertite. Bersellini riesce a fare del Toro ciò che aveva fatto prima con l’Inter, cioè dare l’impronta giovanile che ci vuole per un pronto rilancio. Eppure sono gli ospiti ad andare in vantaggio, dopo 13 minuti di gioco, con Fulvio Collovati. Paparesta padre concede due minuti dopo un rigore ai granata: tira Patricio Josè Hernandez e Walter Zenga è battuto. Al 33′ l’austriaco Walter Schachner porta in vantaggio il Torino e sul 2 a 1 si va al riposo. Al 17′ della ripresa altro rigore, stavolta assegnato ai nerazzurri di Radice: si incarica del tiro Alessandro Altobelli, notoriamente infallibile dagli undici metri, ma stavolta sbaglia clamorosamente, a coronamento di una prestazione disastrosa. Radice non può far altro che togliere “Spillo”, fischiatissimo dal pubblico torinese, e sostituirlo con Beccalossi. Nel finale ennesimo “penalty”, nuovamente a favore dei granata e nuovamente trasformato da Hernandez: Torino batte Internazionale 3 a 1.
Malinconica “vittoria di Pirro” del Toro il 18 giugno del 1989: l’Inter dei record, allenata da Giovanni Trapattoni, è ormai in vacanza, avendo vinto lo scudetto con largo anticipo, mentre i granata hanno bisogno di punti per restare in serie A. Lo jugoslavo Haris Skoro e il brasiliano Luis Muller (da pronunciarsi “Miller”) siglano un 2 a 0 che risulterà inutile in quanto, la domenica successiva, perdendo a Lecce per 1 a 3, il Torino retrocederà in serie B per la seconda volta nella sua storia.

Prontamente risalito in serie A, il Toro del recentissimamente scomparso Emiliano Mondònico sfida gli interisti ad armi pari e li batte facilmente il 23 settembre del 1990 per 2 a 0, con reti , nella ripresa, dello spagnolo Martin Vazquez al 6′ e del formidabile Gigi Lentini al 34′. Con lo stesso punteggio, il 27 febbraio del 1994, decidono Paolino Poggi al 45′ del primo tempo e Sandro Cois all’ 11′ della ripresa.

E’ ormai storia più vicina a noi: tra tanti successi interisti in casa torinista ecco inserirsi qualche pareggio, il più movimentato dei quali è il 3 a 3 del 20 ottobre 2013. Toro allenato da Giampiero Ventura, più tardi protagonista di un’infelice parentesi come CT azzurro, Inter da Walter Mazzarri, ora tecnico granata: partita assai combattuta che si apre subito con il portiere nerazzurro,Samir Handanovic, espulso dopo cinque minuti per aver fermato un’azione d’attacco del Torino, il quale Torino guadagna un calcio di rigore. Tira Alessio Cerci e l’argentino Juan Pablo Carrizo, che subentra al croato Mateo Kovaçic per rimpiazzare il collega sloveno allontanato dal campo, para. Piemontesi in vantaggio al 21′ con lo svedese Alexander Farnerud; lombardi che pareggiano alla fine del primo tempo con il colombiano Fredy Guarin. Al 9′ del secondo tempo si riporta in vantaggio il Torino con l’emergente Ciro Immobile, ma l’Internazionale non ci sta e raggiunge immediatamente – e nuovamente – gli avversari con Rodrigo Palacio. Lo stesso argentino manda avanti la propria squadra al 27′, ma allo scadere un carneade di nome Nicola Bellomo da Bari favorisce la finale divisione della posta.
E domani ? Si sa, il Toro non ha più niente da chiedere al campionato ed è reduce da due netti successi, mentre l’Inter, dopo essere uscita imbattuta da un derby in cui, onestamente, meritava qualcosa di più, vuole consolidare il proprio posto in Europa. Al campo l’ardua sentenza.

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