Dazn-Sky, l’Antitrust avvia un’istruttoria: “Presunte pratiche scorrette”. Possibile risarcimento danni per gli utenti?

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui
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Foto originale Getty Images © selezionata da SuperNews

La rivoluzione alla quale stiamo assistendo a partire dall’attuale stagione di Serie A ha creato non pochi problemi ai tifosi in genere, che si ritrovano ora costretti a seguire i propri beniamini sottoscrivendo giocoforza due abbonamenti, di cui uno fruibile solamente in modalità smart, ossia attraverso l’ausilio di smartphone, tablet o laptop, o per meglio dire via streaming, considerato che nel secondo caso bisogna necessariamente utilizzare una connessione ad Internet.
Quest’obbligo sancito dalla Lega in seguito alla pubblicazione dei bandi tv, acquisiti nella fattispecie dai due operatori delle telecomunicazioni, la comprovata Sky e la new entry Dazn, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, almeno inizialmente non sembrava così sconvolgente per gli utenti in quanto tali: ma man mano che si avvicinava il giorno dell’inizio del campionato di Serie A e al contempo con le prime gare in programma, i tifosi che hanno deciso di seguire il calcio standosene comodi sul divano si sono accorti del papocchio compiuto dai vertici del football italiano, con la conseguenza che gli abbonamenti alla pay tv sono aumentati e conseguentemente anche i prezzi, considerato che, nella migliore delle ipotesi, costringerà il consumatore medio dovrà sborsare quanto meno 60 euro in più per poter seguire l’intero campionato.

Tutto questo ha scatenato l’ira degli stessi tifosi, che minacciano disdette a destra e a manca, nonché il ritorno alla classica radiolina o, nella peggiore delle ipotesi, alla pirateria tout court, alla costante ricerca del sito straniero di turno che trasmette in maniera del tutto illegale la gara in programma.
Ormai la gente è stanca di questo andazzo, soprattutto perché le cose si sono complicate nel giro di tre mesi o poco più: i gestori quali Sky o Dazn non sono minimamente venuti incontro agli stessi utenti, se non nel misero sconticino del 30% entrerà a far parte della nuova piattaforma che trasmetterà per il prossimo triennio la Serie A in streaming, attribuito tra l’altro a chi era già cliente della pay tv satellitare.
Nonostante siano intervenute sin dall’inizio le principali associazioni dei consumatori presenti in Italia, che hanno denunciato senza mezze misure la pratica posta in essere dai due nuovi operatori televisivi, solo oggi possiamo dire che qualcosa comincia a muoversi, soprattutto dopo che Dazn ha inaugurato nel peggiore dei modi la nuova stagione, trasmettendo con evidenti ritardi ed estenuanti problemi di buffering i primi due match di cartello attribuitigli, nella fattispecie Lazio-Napoli e Napoli-Milan.

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Dazn-Sky, interviene l’Antitrust: si ipotizza una presunta pratica scorretta

Come già anticipato ieri riprendendo l’articolo pubblicato sul quotidiano giuridico online Studio Cataldi, oggi si muove qualcosa: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (meglio nota come Antitrust) ha avviato due procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrettepossibili violazioni dei diritti dei consumatori nei confronti di Sky Italia e di Perform Investment LimitedPerform Media Services, per chiarirci il gruppo proprietario della piattaforma Dazn: l’iter è stato attivato in seguito alle segnalazioni dei singoli consumatori, nonché di alcune associazioni di consumatori, intervenute a supporto.
Le violazioni contestate sono davvero agghiaccianti: come riporta l’AGI, “la società Sky avrebbe adottato modalità di pubblicizzazione dell’offerta del pacchetto calcio per la stagione 2018-2019 che, in assenza di adeguate informazioni sui limiti dell’offerta relativi alle fasce orarie, potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole“.

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In particolare, spiega l’Antitust, la condotta di Sky presenterebbe i “profili di aggressività in quanto – a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse e in assenza dell’informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione e senza la restituzione degli sconti fruiti – il professionista avrebbe indotto tali soggetti a rinnovare l’abbonamento nell’erroneo convincimento che l’offerta non fosse mutata. Sky potrebbe altresì avere violato l’articolo 65 del Codice del consumo non avendo acquisito il consenso del consumatore rispetto alla nuova opzione del pacchetto calcio 2018/2019“.

Le contestazioni sollevate dall’Antitrust nei confronti di Dazn

Diverso invece il discorso per quanto riguarda la piattaforma Dazn: l’Antitrust nella fattispecie pone l’attenzione sul claim “quando vuoi, dove vuoi“, inducendo in errore il consumatore, convinto di poter fruire dei contenuti offerti dal gruppo ovunque si trovi, omettendo però nella circostanza le eventuali limitazioni tecniche che potrebbero rendere difficoltosa, se non addirittura impossibile, la visione degli eventi in programma.
Sotto osservazione anche la promozione di un mese gratuito offerto da Dazn, specificando in particolare che non verrà stipulato alcun contratto, dettaglio non veritiero in quanto il consumatore a conti fatti va incontro ad un accordo con la medesima società, con la conseguenza che qualora decida di non rinnovarlo più è obbligato ad esercitare il diritto di recesso.
Inoltre, secondo le valutazioni dell’Antitrust, usufruendo della promozione avente ad oggetto la fruizione gratuita dei contenuti per il primo mese, il consumatore, creando un account Dazn, inconsapevolmente si obbliga con la società a corrispondere il canone per i mesi successivi, obbligandolo ad esercitare il diritto di recesso per non versare ulteriori importi.

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Per l’Antitrust, le pratiche poste in essere da Dazn comporterebbero la violazione degli artt. 21, 24 e 25 del Codice del Consumo, in quanto presentano profili di ingannevolezza rispetto alle informazioni comunicate dal professionista in merito alle caratteristiche tecniche di fruibilità del pacchetto e alle modalità di adesione all’offerta.
Inoltre, prosegue il Garante, il professionista avrebbe esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori, i quali, nell’accettare la promozione del primo mese gratis, in realtà sottoscrivono inconsapevolmente un contratto che genera nella fattispecie addebiti automatici senza che l’utente se ne accorga, a meno che non decida di esercitare il diritto di recesso in un tempo congruo, ovvero prima che scatti la successiva mensilità.
Se venissero confermate le ipotesi di violazione al Codice del Consumo da parte di Sky e Dazn così come rilevate dall’Antitrust, le successive statuizioni da parte del Garante potrebbero prevedere nei confronti dei due gestori delle telecomunicazioni l’irrogazione di consistenti sanzioni amministrative, eventualmente legittimando i consumatori alla proposizione di autonomi ricorsi innanzi alle Autorità Giudiziarie competenti per territorio, al fine di vedersi riconosciuti i danni subiti da quest’ultimi in seguito alle presunte pratiche scorrette poste in essere dalle predette società.

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