Roma, l’enigma tattico chiamato Schick

Pubblicato il autore: Samuele Zagagnoni Segui

Patrik Schick – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Nella scorsa estate la Roma,battendo la concorrenza della Juventus e dell’Inter, comprava Patrick Schick per la cifra record di 42 milioni di euro . Il rendimento dell’attaccante ceco, soprattutto per i guai fisici che hanno frenato il suo inserimento in squadra, non è stato certo quello che i tifosi si aspettavano al suo arrivo.
Il motivo principale è che il giocatore, oltre alla scarsa condizione fisica, ha trovato anche delle obiettive difficoltà nel trovare una posizione nel 4-3-3 di Di Francesco. Questo ha ingenerato una produzione smisurata di sentenze, estremamente frettolose e (a volte) pretestuose, su quello che il giovane ceco può o non può fare.

“Schick non è un esterno”: siamo sicuri? 

Neanche il tempo di firmare per la Roma e già arrivava la prima “discutibile” sentenza. Il suo ex allenatore Marco Giampaolo manifestava le sue perplessità sulla possibilità di far giocare Schick come esterno destro d’attacco. Il commento, sin da subito, diveniva virale e contagioso.  Peccato che questo “giudizio definitivo” non è ancorato a dei dati obiettivi.
Il primo: Schick ha fatto le migliori cose con la Sampdoria proprio partendo da destra, cercando di venire al centro del campo. Il giocatore, infatti, come attitudine naturale ama ricevere il pallone proprio largo sulla destra dove non c’è un eccessivo traffico e dove i suoi marcatori sono i terzini della squadra avversaria (giocatori il più delle volte meno fisici e muscolari dei centrali difensivi). Una volta addomesticato il pallone, grazie alla sua immensa tecnica di base, ha la possibilità di dialogare con il compagno più vicino oppure accentrarsi per la conclusione.
Il secondo: lo stesso Giampaolo, in una recentissima intervista del 30 luglio scorso, ha smentito la sua stessa premonizione. Alla domanda di un giornalista sulla possibilità di vedere la Sampdoria con il 4-3-3 (al posto del consueto 4-3-1-2) rispondeva: “il nostro è già un 4-3-3, al trequartista chiedo di giocare punta, è un finto nove. La differenza la fanno i giocatori di qualità, non i numeri”. La risposta, semmai ce ne fosse stato bisogno, conferma l’impressione del primo punto: Schick faceva le migliori cose da destra proprio perché nella Sampdoria, intendiamoci: in modo del tutto atipico, agiva proprio da “falso esterno”.
Di Francesco aveva già ripreso e ribadito questo concetto nel post Roma – Chievo di un anno fa , partita vinta anche grazie ad un bel goal di Schick con taglio da destra verso il centro, dicendo  “è la dimostrazione che può giocare in un 4-3-3 con caratteristiche differenti da un esterno alla Perotti”. Per l’appunto “falso esterno” e non ala.
Per credere in questa intuizione tattica sarebbe utile riguardarsi il palo preso dal ceco contro il Sassuolo nell’ultima partita dello scorso campionato. Posizione defilata a destra, doppio passo secco sul difensore e tiro in diagonale. Purtroppo il palo ha tolto la gioia del goal al ceco e la memoria a molti commentatori.

“Schick non può giocare con Dzeko”: siamo sicuri?

Tifosi e commentatori sportivi portano avanti questa riflessione e la ripetono come fosse un mantra. Dzeko e Schick non possono giocare insieme. Vedendo l’ultima partita giocata dai giallorossi contro il Milan si potrebbe pensare anche che ci sia un fondo di verità. Ciò nonostante, si tratta di una considerazione, a parere di chi scrive, superficiale e fuorviante.
Il dato semmai è un altro: Dzeko e Schick non sono una coppia assortita in un attacco a due. Ed infatti, entrambi amano più la palla sul piede rispetto che sulla profondità e, per questo motivo, tendono a venire incontro al portatore piuttosto che creargli una possibilità di passaggio. Inoltre, Dzeko e Schick sono entrambi  prime punte atipiche. Nessuno dei due ama aspettare il pallone in area di rigore. Il bosniaco, infatti, è un giocatore totale che ama partecipare alla manovra della squadra. Il ceco, invece, come si è detto in precedenza, si trova più a suo agio nel ricevere la palla sull’esterno, lontano dalla pressione fisica ed asfissiante dei centrali avversari.
Questo sta a significare che i due giocatori possono giocare insieme ma non in un attacco a due. Si ritorna, pertanto, al punto precedente. Per far coesistere Dzeko e Schick è necessario tenere il bosniaco al centro, libero di venire a creare gioco e di lottare fisicamente (la maggior parte delle volte in modo vincente) con i difensori. Il ceco, invece, può giocare da esterno atipico. In  modo di lasciargli più libertà nel ricevere il pallone nella sua posizione preferita e di effettuare i tagli offensivi di cui la squadra ha bisogno quando Dzeko indietreggia  a cucire il gioco.
Non dimentichiamoci che con Schick alla destra di Dzeko la Roma ha vinto, dominando, la partita più importante della storia recente contro il Barcellona.

Casi simili a quello di Schick: Vucinic, Arnautovic e Mandzukic

Nel calcio ci sono altri casi simili a quello di Schick. Giocatori che non sono né prime punte né dei veri esterni. Dove schierarli in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1?
a)Restando alla squadra giallorossa, il caso di Schick ricorda, seppur con le dovute differenze tecniche, quello di Mirko Vucinic. Il giocatore montegrino, infatti, arrivava per giocare come alternativa di Francesco Totti (che all’epoca era il falso 9 del 4-2-3-1 di Spalletti) e finiva per giocare, con ottimi risultati, esterno sinistro offensivo.
b)Un altro caso, decisamente più simile a quello di Patrick Schick, è rappresentato da Marko Arnautovic. Il giocatore del West Ham attualmente ricopre il ruolo di punta centrale, ciò nonostante per molti anni è stato impiegato nel ruolo di “falso esterno” regalando grandi giocate ed un numero discreto di goal. Tale giocatore, considerato inizialmente come il nuovo Ibrahimovic, veniva spostato sull’esterno proprio perchè palesava gli stessi difetti di Patrick Schick: attitudine a ricevere il pallone sull’esterno e sofferenza nel giocare in mezzo all’asfissiante marcatura dei difensori.
c)Un ultimo caso, anche se meno attinente, è quello di Mario Mandžukić . Il giocatore, nonostante le caratteristiche da punta centrale, prima del presente campionato, per farlo convivere con Higuain,  veniva schierato da Allegri proprio da falso esterno.

Questi casi sono tutti necessari per arrivare alla conclusione del discorso: Di Francesco, come già ha ribadito in più occasioni, considera Patrick Schick anche come “falso esterno”. I dati e alcuni esempi del passato gli danno credito. E’ sufficiente solo credere nelle proprie intuizioni e portarle avanti senza condizionamenti.

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