Il razzismo vale per tutti, non solo per Pjanic

Pubblicato il autore: Francesco Moscato Segui

Il razzismo in Italia, sta prendendo il sopravvento. Poche le persone, che cercano di combatterlo, alcuni con delle dichiarazioni non cercano di sottolineare il problema, come l’uscita a dir poco scandalosa del presidente del Coni, Malagò, che disse: “Le simulazioni in area di rigore, sono più gravi del razzismo”. Qui, si è toccato il fondo. Forse il presidente era un po’ stanco, annebbiato, ma fare una dichiarazione del genere, non è che fa stare tranquilli gli italiani. Anzi, si stimolano, i razzisti a comportarsi in modo incivile ed indegno.
Ieri, la curva del Brescia, ha subito un turno di squalifica, per i cori razzisti verso il centrocampista della Juventus, Miralem Pjanic, bosniaco. Ma nel mondo del calcio, subito, sono partite le polemiche. Sappiamo infatti, che nelle precedenti giornate di campionato, Lukaku a Cagliari, Dalbert a Parma durante Atalanta-Fiorentina, e i cori di discriminazione razziale verso i napoletani, il giudice sportivo non ha adottato nessuna presa di posizione. Perché? Pjanic, è diverso da Lukaku, o Dalbert? Dalbert, ricordiamo andò a segnalare i cori all’arbitro Orsato, che minacciò di sospendere la partita di domenica sera. O si puniscono tutti gli stadi, con tifoserie razziste, o niente. Il razzismo non ha differenze, ma la lotta è ancora lunga.

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