Juventus: il bilancio provvisorio sul reparto di centrocampo

Pubblicato il autore: Agostino D'Angelo Segui

Il centrocampo è il cuore, il cervello e il polmone di una squadra. In una frase, il centrocampo rappresenta semplicemente il reparto che deve garantire equilibrio agli undici che scendono in campo. Un equilibrio che deve agire sulle due fasi: difensiva e offensiva. Spesso in questa stagione, tale concetto è venuto meno alla compagine di Maurizio Sarri. Il tecnico toscano è stato sempre pragmatico, basti osservare l’equilibrio costruito dalla parti di Napoli. Difatti, l’allenatore ha fatto sentire la sua voce per primo a Miralem Pjanic, il calciatore che doveva più di tutti garantire i famosi”centocinquanta tocchi a partita”.

 

 

Miralem, cosa succede?

La prima parte di stagione per il bosniaco è stata piuttosto positiva già dalla seconda giornata di campionato contro il Napoli, nella serata del pirotecnico quattro a tre raggiunto in extremis grazie ad un autogol di Kalidou KoulibalyMiralem Pjanic durante quel match è stato l’emblema del centrocampista sarriano: giuste geometrie, ottima fase difensiva e dominatore della propria zona di competenza. Trasferta opaca e prestazione sottotono a Firenze a parte, dalla quinta giornata all’ottava, Miralem Pjanic è stato il valore aggiunto della compagine bianconera, lontano dai centocinquanta passaggi richiesti dal mister ma vicino all’essere paragonato ad un autentico cecchino: nella trasferta di Brescia sigla il goal vittoria condito da una prestazione superlativa, il match successivo si ripete allo Stadium contro la Spal, nel Derby d’Italia sale in cattedra con il suo palleggio ed infine nella sofferta vittoria contro il Bologna, segna il goal decisivo nel definitivo due a uno. Da quella lontana serata di ottobre a Torino, Miralem Pjanic non è stato più decisivo subendo un calo evidente nelle prestazioni, al punto da sedersi  in panchina per la sfida più affascinante e fondamentale della stagione contro l’Inter nella serata surreale allo Stadium, prima della sospensione del campionato.

Il nuovo che avanza, Rodrigo Bentancur

Nell’ultimo match giocato, Maurizio Sarri ha preferito la freschezza di Bentancur. Una scelta risultata più che giusta. Rodrigo Bentancur non è un centrocampista con spiccate doti offensive: zero goal in campionato, recita il tabellino delle statistiche per l’uruguaiano. A differenza del bosniaco, Rodrigo Bentancur non ha posto il piede sull’acceleratore ad inizio stagione per poi calare clamorosamente. L’ex Boca Juniors, ha mantenuto una certa costanza da inizio stagione-certamente giocando di meno nei primi mesi-fornendo sempre prestazioni ottime. Il suo equilibrio è apprezzato da Maurizio Sarri tanto da affidarli le chiavi del centrocampo in più occasioni nelle ultime uscite di centrocampo. Dapprima provato mezzala, subito dopo trequartista e infine mediano davanti alla difesa. Dal primo dicembre 2019 in poi, il ventiduenne di Nueva Helvecia ha fornito prestazioni di alto livello. Quel match all’ora di pranzo, non è certamente un bel ricordo per i bianconeri visto il pareggio in casa contro il Sassuolo e il sorpasso dell’Inter, vittoriosa in casa contro la Spal. Tuttavia, quella partita ha mostrato segnali dal campo per il popolo bianconero: un calciatore in grado di mantenere la posizione e sbilanciarsi in avanti quel che basta per poi ritornare ad aiutare i compagni in fase difensiva. Non è stato un caso che a salvarsi  dalla prestazione deludente contro gli uomini di De Zerbi sia stato Bentancur. Allo stesso modo, tre giornate dopo mentre la Juventus capitolava a Napoli, sempre l’uruguaiano si distingueva dalla brutta prestazione collettiva. Un percorso ancora tutto da percorrere osservando la sua carta d’identità.

 

Il sempre utile Matuidi e lo slancio di Aaron

Nella batteria di centrocampo troviamo un altro centrocampista, protagonista sia nel bene che nel male della stagione giocata fin qui: Blaise Matuidi. Il francese, da sempre è criticato per non essere funzionale ad un gioco che predilige il palleggio ma il più delle volte è schierato in campo. Matuidi è indispensabile per qualsiasi filosofia. Potrebbe sembrare uno slogan per il Blaise Matuidi bianconero. Sicuramente, il francese non esprime il massimo nella fase di palleggio ma è il padrone della scena quando si presentano quelle partite toste da dover difendere il risultato con i denti. La dimostrazione di ciò, di quanto possa essere utile il campione del mondo, arriva proprio dall’analisi dell’ultimo match: Juventus- Inter. Blaise Matuidi nell’occasione ha mostrato tutto il suo carattere e il livello internazionale bloccando tutti i tentativi di inserimento e di ripartenza della compagine allenata da Antonio Conte. Allo stesso modo di Bentancur, Matuidi risulta essere un centrocampista che garantisce equilibrio in mezzo al campo. Nulla di eccezionale ma sempre meglio averlo in squadra. Un altro centrocampista degno di essere menzionato è sicuramente il gallese Aaron Ramsey. Arrivato a parametro zero dall’Arsenal, si presenta a Torino con un curriculum di tutto rispetto a con l’esperienza internazionale maturata tra Champions League e Europa League: 235 presenze in otto anni e 37 goal. L’unico difetto del giocatore arrivato dalla Premier League è il suo fisico. Spesso, nel corso della stagione subisce qualche infortunio di troppo. Infatti, in questa prima stagione in bianconero il bilancio dimostra quanto possa influire questo fattore nell’economia della squadra per il gallese: 15 presenze e tre goal. La speranza per Maurizio Sarri è quella di poter assistere  alla continuità acquisita qualche partita prima della sospensione. Nelle ultime due partite, Aaron Ramsey ha mostrato il suo vero volto,  quello del letale e bello da vedere nei Gunners: due partite giocate e due reti siglate, una a Ferrara contro la Spal e l’altra nel Derby d’Italia.

I nodi da sciogliere

Parentesi per Bernardeschi, Rabiot, Khedira. Il primo vive la peggior stagione da quando indossa la casacca bianconera. L’ex Fiorentina ha un potenziale da vendere ma è lontano dall’adattamento che chiede Maurizio Sarri. Durante i primi match del campionato è stato provato come trequartista ma il più delle volte ha deluso le attese per poi finire in panchina. Nelle ultime apparizioni è stato impiegato come interno di centrocampo ma risulta essere soltanto la brutta copia del Federico Bernardeschi di quella notte del 12 marzo 2019 quando con la sua accelerazione guadagnò il rigore del definitivo tre a zero, trasformato dall’insaziabile Cristiano Ronaldo.
Il francese arrivato dal Psg ha vissuto i primi mesi nello stesso modo di Ramsey: da oggetto misterioso. Adrien Rabiot, doveva garantire sostanza a centrocampo e con il tempo prendere il posto di Matuidi ma la stagione parla chiaro: Matuidi resta dov’è grazie al suo prezioso contributo mentre Rabiot deve accontentarsi di qualche spezzone di partita. Tuttavia è giusto sottolineare che il Duca  nelle ultime uscite ha mostrato qualche segnale di miglioramento. Per Sami Khedira non ci sono commenti particolari. Al massimo possiamo limitarci a dire che risulta un calciatore davvero fragile e sfortunato. Nella prima parte di stagione è presente in campo- anche se quest’anno non ha garantito lo stesso rendimento delle scorse stagione- successivamente per diversi motivi subisce qualche infortunio che lo costringe a star fermo per molti mesi.

Tutto sommato, le difficoltà nel centrocampo bianconero non risultano poche. Qualitativamente è fortissimo ma una volta in campo mostra il suo carattere antitetico. Il reparto bianconero di mezzo tra la difesa e l’attacco, al momento non è per niente paragonabile al magico pacchetto che spesso e volentieri ricordano i tifosi bianconeri, quasi fosse una filastrocca da raccontare ai propri figli prima di andare a dormire che recita così: Vidal- Pirlo- Pogba- Marchisio. Tuttavia, qualche soluzione di certo dovrà pur arrivare, sia dal mercato che dalla stagione in corso. La prima ha un nome ben delineato, Paul Pogba mentre la seconda è espressa in un concetto molto semplice spiegato nell’introduzione dell’articolo: “Il centrocampo è il cuore, il cervello e il polmone di una squadra”. Uno slogan da imparare a memoria per il reparto più in difficoltà della compagine bianconera.

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