Marchisio: “Io allenatore della Juventus? Chissà…”

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

Claudio Marchisio si è da non molto ritirato dal calcio giocato. Forse prematuramente perché un campione della sua caratura manca di certo al calcio italiano e alla Juventus in particolar modo. Purtroppo la sua instabile forma fisica lo ha portato alla scelta più drastica e per niente facile, abbandonare il sogno di un bambino divenuto realtà, giocando nella sua squadra del cuore assieme ai suoi idoli.

Marchisio, il Principino

“Il Principino” Claudio Marchisio, tra tutti i giocatori che hanno indossato la maglia della Juventus, è sicuramente uno dei più amati. E c’è una ragione per questo: è un uomo del popolo. Oltre ad essere straordinariamente umile, ha corso appresso al suo sogno di bambino senza mai mollare e lo ha realizzato. E quando è diventato grande, diventando protagonista del suo sogno, non si è fatto travolgere dalle forti emozioni che quella maglia regala. Almeno non sul campo, dove con la freddezza di un vero calciatore professionista, ha compiuto il suo lavoro di lottatore e aspirante vincitore, sempre.

Sul campo non si è visto solo un calciatore con una divisa, ma un uomo dagli occhi sinceri, talvolta accesi, talvolta stanchi. Sempre rispettoso, educato, dignitoso. Mai una parola o un gesto fuori posto. Uno che accetta tutto, in silenzio, e trasforma quell’energia e quella carica in adrenalina da spendere per la vittoria. Non è un caso che il suo sia un profilo molto simile a quello del suo idolo, del suo esempio: Alessandro Del Piero. Da lui ha imparato tanto, a partire da come si dà un calcio ad un pallone e alla paura di indossare una maglia a strisce bianconere, fino all’umiltà, dentro e fuori dal prato verde.

Le parole di Claudio Marchisio

L’ex centrocampista della Juventus è intervenuto nella diretta Instagram dell’Iren e si è raccontato un po’: “Mi manca tanto lo spogliatoio, perché lì vivi quotidianamente il tuo lavoro. Mentre la partita è l’espressione del sogno di quando eri bambino”.

Un pensiero ai suoi compagni sudamericani: “I sudamericani sono propensi ad ascoltare tanta musica, hanno una concezione diversa dalla nostra. Ma lo spogliatoio è anche questo, condividere culture diverse di compagni stranieri e prenderne parte”.

Poi un accenno ai suoi papabili eredi: “Su tutti mi rivedo in Castrovilli, Barella e Pellegrini. Io ero un giocatore che poteva fare più ruoli, alcune volte mi mettevano in certe posizioni ma le mie prestazioni calavano. Essere duttile è un po’ croce e delizia”.

Chi sarà stato il suo compagno più forte? “Ho vissuto tanti anni con Buffon, ti parlo di uno dei più forti della storia. Carlos Tevez fisicamente non era in forma super, ma era un animale e faceva reparto da solo. Pavel Nedved? L’unica volta che l’ho visto sul lettino è nell’anno in cui ha smesso”.

Sulle possibilità di un futuro da allenatore: “Se mi piacerebbe allenare? Se è la Juventus,. Ma un calciatore non deve fossilizzarsi sul mondo del calcio. Non tutti possono fare l’allenatore.”

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