L’ex arbitro De Santis: “Può nascere una nuova Calciopoli”

Pubblicato il autore: Mario Nuvoletto Segui

Continuano a tenere banco le parole di Giuseppe Pecoraro, ex Procuratore federale, pronunciate domenica scorsa a Il Mattino sulla partita Inter-Juventus del 2018, rivelando che nei documenti consegnati dall’AIA manca il file registrazione della conversazione tra Daniele Orsato e il Var dopo la mancata espulsione data a Pjanic per il fallo a gamba tesa contro Rafinha. Sulla questione ci sono state moltissime dichiarazioni, in contrasto o a favore delle parole pronunciate da Pecoraro. Tra i tanti, oggi è intervenuto a Radio Punto Nuovo l’ex arbitro Massimo De Santis, che alla domanda dei conduttori su un parere sulla questione, ha risposto: “Mi domando a che cosa serve la procura federale nell’ambito della FIGC se poi si agisce solo su input della Procura della Repubblica. La domanda che mi pongo su Orsato è come si fa a non prendere un provvedimento in tal senso. Come tutti gli arbitri anche lui può sbagliare, ma un tempo gli errori potevamo vederli solo dopo, oggi ci sono soggetti in una stanza con dei monitor ed in tempi rapidi davanti ad un replay non sanno prendere decisioni? –  Si domanda De Santis – La gente vuole che una partita di calcio termini senza contestazione, fermo restando che esisterà sempre almeno un parere controverso. Ma in casi come quello di Orsato e tanti altri, se mettiamo l’ausilio televisivo, 60 mila persone dallo stadio e i milioni che stanno a casa hanno possibilità di capire. Valeri e Orsato hanno fatto finta di non vedere? Da arbitro per la posizione di Orsato dovrebbe aver visto che lì c’è un provvedimento disciplinare. Puoi sbagliare sul rosso o giallo, ma il provvedimento c’è tutto” ha affermato l’ex arbitro di Serie A.

Il file audio – Massimo De Santis, inoltre, intervistato a Radio Punto Nuovo ha parlato del presunto file audio sparito, secondo Pecoraro: “Il file audio potrebbe non esserci mai stato, perché Valeri, sbagliando, in quel momento l’ha ritenuto da ammonizione e quindi non è intervenuto. Perché gli audio della partita non vengono messi su un nastro e consegnati alla Procura? Al termine della gara, non dopo 18 mesi. Perché Pecoraro non ha messo in atto i suoi poteri? Sulle chiacchiere è nato Calciopoli e potrebbe nascere un altro processo rimettendo il calcio sotto accusa“. L’ex arbitro poi ritorna sui fatti di Calciopoli, paragonandoli con i mezzi a disposizione oggi: “Per il campionato oggetto di Calciopoli, non c’è un episodio contestato, oggi lo facciamo perché è impossibile fare cose così eclatanti con l’aiuto della tecnologia – dichiara De Santis -. Su un campionato, la partita chiave è quella dell’ultima giornata, in questo periodo sento ancora giocatori dell’ Inter tornare sul famoso 5 maggio in cui persero e vanno a vedere le partite di 5 mesi fa. Orsato sbagliò tutto in quella partita, ma qualsiasi arbitro, in quella situazione, avrebbe il dubbio se cacciare il rosso o il giallo“.

Sudditanza psicologica – De Santis poi continua: “In una partita così importante, se fossi stato al Var lo avrei chiamato e gli avrei detto che magari non è rosso, ma forse giallo sì! Sudditanza psicologica? Quando scendi in campo non fai sti ragionamenti. Molti arbitri sono intimoriti ad oggi, ma se io avessi avuto l’opportunità di abritrare questi momenti con questi mezzi lo avrei fatto camminando, prendendo decisioni con tranquillità – ammette l’ex arbitro -. Stanno attaccati ai protocolli, ma neanche Valeri si è accorto che quello era giallo, è una classe arbitrale da cancellare. La personalità ed il carattere fanno la differenza, ma è indubitabile che il calcio è stato invaso dal mezzo televisivo” afferma De Santis. L’ex arbitro coinvolto in Calciopoli si è poi chiesto: “Perché Pecoraro apre ora le indagini, dopo un anno e mezzo? Questo è il vero problema. Al processo di Napoli dissi di prendere le partite di cui ero accusato, il PM mi rispose che prendendo i filmati non c’erano episodi che avrebbero potuto condannarmi perché troppo bravo. Io portai a far vedere che i tabulati erano falsificati in un file Excel e la Procura non ha più voluto vedere” conclude Massimo De Santi.

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