Coppa Italia, la domanda che nessuno ha fatto ai calciatori

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui

MILAN, ITALY – February 13, 2020: Miralem Pjanic of Juventus FC in action during the Coppa Italia semi final football match between AC Milan and Juventus FC. (Photo by Nicolò Campo/Sipa USA)

Siamo ritornati finalmente a parlare di calcio giocato. Juventus e Napoli hanno battuto sul campo (nei due match complessivi) rispettivamente Milan ed Inter. Le due milanesi, così, sono fuori dalla corsa per la Coppa Italia. Da notare anche la sperimentazione RAI sui nuovi metodi per le interviste ed i collegamenti, in merito alle misure di restrizione Covid-19, che hanno regalato, assieme allo spettacolo del calcio, un sorriso empatico. Focalizzando sulle interviste, sperimentazioni ed adeguamenti a parte, una domanda molto semplice è venuta a mancare.

Coppa Italia, due semifinali senza “la” domanda

Mercoledì 17 giugno 2020 verrà assegnato il primo trofeo europeo ed avverrà proprio in Italia. Juventus e Napoli, dopo aver passato il turno di semifinale a discapito di Milan ed Inter, si affronteranno allo Stadio Olimpico di Roma per alzare il primo trofeo della stagione, la Coppa Italia 2019-2020.

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Coppa Italia, le premesse al ritorno in campo

Dopo circa 100 giorni di stop, nelle due semifinali di Coppa Italia abbiamo visto delle squadre incognite. Quante domande ci siamo fatti prima che avvenisse il tanto atteso fischio d’inizio? Porte aperte, porte chiuse, preparazione mentale, preparazione atletica, niente amichevoli di preparazione, il caldo, le nuove regole, le cinque sostituzioni e così via. Chi affermava, poi, che la Juventus fosse favorita per via della “lunghezza” della rosa, chi annunciava sorprese, chi puntava a mettere tutti sullo stesso piano. Insomma, mai come nelle scorse settimane tanti dubbi su una partita di pallone.

Coppa Italia, tre mesi di stop come si sono fatti sentire?

Eppure, consci di tutto questo, a nessuno è venuto in mente di fare una banale domanda ai diretti interessati, i calciatori. Ovvero, come si sono sentiti i calciatori, a livello fisico, nel giocare una partita dopo tre mesi di stop? Come ha reagito il corpo durante la gara e dopo i 90 minuti? Quanto ha inciso sulla mentalità della gara e sulle dinamiche di gioco? Quali limiti sono stati avvertiti? Questa domanda è stata fatta solamente agli allenatori i quali sicuramente ne sanno qualcosa, ma non tanto quanto i calciatori che, a differenza dei tecnici, sono loro a correre in campo dietro al pallone.

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Si possono accettare i problemi tecnici, i ritardi audio, i livelli del volume troppo basso (sarà per questo che tale domanda non è stata sentita?), ma il mestiere del giornalismo non è cambiato in questi mesi, né le domande sono state poste sotto restrizione.

Mentre si continua a parlare di chi ha meritato la finale di Coppa Italia, di sfottò social, di quanto il calcio non sia calcio senza tifosi, le domande che contano vengono surclassate dalla banalità dei luoghi comuni a cui il Covid-19 ci ha ormai abituato.

Forse dobbiamo aspettare la ripartenza della Serie A, ma speriamo che già dalla finale di Coppa Italia, oltre a vedere qualche gol in più, si sentirà anche qualche domanda in più, e di spessore, durante le interviste.

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