Reggina, tifoso aggredito da ultras Catanzaro: questione di feeling

Pubblicato il autore: Paolo Russo Segui


Scandaloso. Grave ed inammissibile. Ingiurioso nei confronti della dignità umana e della libertà di movimento e di azione delle persone. Fosse successo allo stadio, sarebbe stato comunque un atto gravissimo. Ma al mare, in un momento di spensieratezza e puro relax, nella città in cui si vive e si lavora con sacrificio, è ancora peggio. Ed infatti non se lo aspettava minimamente il ragazzo vittima di violenza, che ieri è stato aggredito da sedicenti ultras del Catanzaro, “reo” di indossare la maglia celebrativa della promozione in Serie B, appena conquistata, della Reggina, sua squadra del cuore.

La violenza fuori dagli stadi? Il piatto è servito

Domenica, sole, mare, brezza marina, relax e chi non lo desidererebbe con il caldo di questo fine giugno. Mettici pure, se qualcosa può valere, che questo ragazzo è stato uno dei tantissimi infermieri che ha collaborato, e tutt’ora collabora, per la salute delle persone, senza distinzioni. Eppure il suo ruolo nella società non ha fatto la differenza, soprattutto quando, per togliere il camice, ha indossato una maglia celebrativa della Reggina su una spiaggia di Soverato, in Provincia di Catanzaro, dove, tra l’altro, vive e lavora. Nessuno sfottò, né tantomeno un’offesa, ma solo una maglia come tante altre, con un pizzico di cuore, passione e gioia in più. Ma non per quelle 5 o 6 persone che lo hanno notato e lo hanno brutalmente aggredito, intimandogli di togliersela. Fortunatamente, i presenti hanno sventato il peggio ed il ragazzo se l’è cavata. Ma un gesto di tale portata non risparmia di certo il morale.

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L’estate calda del 2020

E, nel caso pensiate che il peggio sia finito, è ovviamente qui che vi sbagliate. L’episodio corre all’impazzata sui social attraverso post di sdegno di tanti altri tifosi, soprattutto di categorie minori (come Reggina e Catanzaro per l’appunto) dove, a quanto pare, la tendenza è di essere tifosi molto “accaniti”.

Alcune delle squadre attualmente presenti in Serie C, negli anni passati hanno scritto pezzi di storia della Serie A ed ora si ritrovano catapultati in serie minori per via di problemi societari, che magari ancora stanno pagando, e questo può essere sicuramente ulteriore motivo di frustrazione per alcuni tifosi che sentono di essere pubblicamente privati di qualcosa che può avere più o meno il retrogusto della gloria. La Reggina, inoltre, dopo una grande stagione in Serie C, ora si godrà le vacanze anticipate con la promozione in tasca, mentre il Catanzaro, che quest’anno era partito molto bene per poi afflosciarsi, dovrà affrontare gli ostici Play-Off per provare ad aggiudicarsi la Serie B. Aggiungiamo all’impasto, quindi, anche un pizzico di invidia e frustrazione per via dei risultati rispettivamente conseguiti e che si accentuano per via della rivalità storica tra le due compagini calabresi.

Quando e come nasce la tensione Catanzaro – Reggina

Infatti, non da meno, tra Catanzaro e Reggio Calabria non scorre di certo buon sangue. E la rivalità storica e territoriale tra le due cittadine calabresi, che le squadre rappresentano nel mondo del calcio, nasce proprio per questioni legate alla politica territoriale, quando nel 1970, per quasi un anno, si verificarono moti popolari molto accesi a Reggio Calabria, aizzati da alcuni esponenti politici in combutta con la ‘ndrangheta, come conseguenza della decisione di istituire il capoluogo di regione a Catanzaro. La soluzione finale fu di dare un po’ all’uno e un po’ all’altro. Senza entrare troppo nei meriti della questione, ma queste sono le basi di partenza.

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La ghigliottina social

Dopo l’episodio dell’aggressione di ieri, però, la vicenda non si è chiusa qui e neanche con un cordoglio generale, purtroppo. Lo scorrere della notizia sui social ha messo in risalto non solo lo sdegno di alcuni, ma anche la superficialità di quei pochi che appaiono come tanti, per via di quanto faccia muro l’idea che il ragazzo “se l’è andata a cercare“. Molti sono i commenti che condiscono questo concetto, come ad esempio “Ha cercato la provocazione“, “Rispetto per il luogo in cui ti trovi“, “Doveva evitare di stare lì con quella magliaet similia. Tutto questo richiama inevitabilmente all’abbigliamento che una persona utilizza nel suo quotidiano e rientra pienamente nel concetto retrogrado, purtroppo ampiamente diffusosi negli ultimi anni, del vestirsi in un certo modo per non subire violenze. Abbiamo scoperto, oggi, che vale per le donne quanto per un semplice tifoso di una squadra di calcio. Quindi se siete donne e siete anche tifose, da oggi non avete più alibi.

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Le reazioni degli organi ufficiali

Mi pare ovvio che per questi ultras violenti esistano spazi chiusi, ma senza tornelli e spalti. Ma mi sembra altrettanto ovvio che alcune persone infestino il calcio e la società anche solo dando aria buona a cattive corde vocali. E, come se non bastasse, c’è anche chi da’ il cattivo esempio senza proferire parola alcuna. All’ovvio e sentito cordoglio prontamente arrivato dagli organi ufficiali della Reggina, non è arrivato l’ovvio e tanto atteso cordoglio, oltre che la condanna per l’aggressione al tifoso della Reggina, da parte del Catanzaro. Confidiamo nel fatto che arriverà presto, ma con i tempi che corrono oggi, forse era meglio essere più celeri. È stato sicuramente più attento a queste dinamiche Maurizio Condipodero, in qualità di Presidente del CONI Calabria.

Ma ‘ndo vai se la cultura non ce l’hai?

Nell’attesa ci auguriamo anche che la cultura sportiva cambi radicalmente in Italia, ancora vittima di una cultura generale retrograda, limitante e lesiva della libertà altrui. L’Italia del calcio divisa in feudi non oltrepassabili, pena (da definire). Gli ultras come “pubblici ufficiali” che devono mantenere ordine e separazione dei “gruppi etnici”. Quando capiremo che il calcio è un movimento nazionale? Se le società di calcio si modernizzano e progrediscono ma la cultura no, allora questo non serve a nulla. Ed il calcio è in fuorigioco.

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